E insomma, mi arrendo, dai.
Non ho più tempo-barra-voglia di aggiornare il blog.
E' stato bello scrivere qui, conoscere tante persone interessanti, partecipare a discussioni divertenti, e molto mi spiace non riuscire a continuare.
Ma di tempo ne ho sempre meno, e quando ne ho un po' libero vado su Facebook.
Che è meno approfondito etc., chi lo nega.
Ma anche tanto più veloce e meno impegnativo di un blog.
Per chi vuole, continuiamo a vederci di là.
Blog a chiusura estemporanea
("A mio parere, secondo me, io penso che, credo ma potrei sbagliarmi, la mia umile opinione è che, se non è troppo disturbo
mi azzarderei a sostenere che" - distribuire a piacere in ogni cosa da me scritta!)
giovedì 10 luglio 2014
martedì 25 marzo 2014
Del perchè non si vendono più dischi e biglietti per i concerti
a) Ai ventenni i concerti e la musica non interessano tanto quanto interessavano a noi alla lora età. Pace e amen.
b) Se tu suoni e la gente non viene a vederti (o non compra i tuoi dischi), ci sono le due seguenti spiegazioni:
1. tu sei bravissimo e la gente non capisce un cazzo
2. tu non suoni quello che la gente vuole ascoltare, o non lo suoni abbastanza bene.
La prima spiegazione ce la diamo tutti riguardo al perchè il nostro gruppo non sia primo in classifica, ma quella giusta è la seconda.
Note e links:
Post riciclato da un commento che avevo lasciato su Facebook qualche giorno fa, per la serie "autoconsapevolezza".
b) Se tu suoni e la gente non viene a vederti (o non compra i tuoi dischi), ci sono le due seguenti spiegazioni:
1. tu sei bravissimo e la gente non capisce un cazzo
2. tu non suoni quello che la gente vuole ascoltare, o non lo suoni abbastanza bene.
La prima spiegazione ce la diamo tutti riguardo al perchè il nostro gruppo non sia primo in classifica, ma quella giusta è la seconda.
Note e links:
Post riciclato da un commento che avevo lasciato su Facebook qualche giorno fa, per la serie "autoconsapevolezza".
giovedì 20 marzo 2014
Pareidolia acustica
Fantastico il post di Joyello di qualche giorno fa, che parlando di Funky Town dei Lipps, Inc. mi ha fatto scoprire il fenomeno della "pareidolia acustica".
La spiegazione è necessaria. Il primo verso della canzone, a 0'11" dall'inizio del video, in inglese, suona così:
"Gotta make a move to a town that’s right for me"
Se lo ascoltate guardando le parole scritte qui sopra, è chiarissimo.
Se invece lo ascoltate guardando la frase qui sotto:
"Caro amico mio, culattone, aspettami"
Beh, accidenti, è chiarissimo anche qui: dice proprio queste parole in italiano!
Ora, per "pareidolia acustica" si intende la capacità della mente di ingannare le orecchie (o il contrario), attribuendo un senso compiuto a qualcosa che non ha forma o ne ha un'altra completamente diversa.[1]
Su Facebook invece qualcuno ha postato l'immagine qui sotto:
La serie di Batman che prende a schiaffoni Robin è ormai un classico: in questo particolare caso si parla di un Minimoog originale contro la sua replica al computer sotto forma di strumento VSTi.
A mio parere il 99,99% delle persone (quorum ego) NON è in grado di distinguere in un disco una parte suonata con un vero minimoog da una suonata da una sua replica virtuale.
Così come il 99,99% delle persone non è in grado di distinguere una parte suonata con una Stratocaster pre-CBS da una suonata con una replica coreana o cinese, anzi: mi piacerebbe trovare qualcuno che da una registrazione su disco sia in grado di distinguere se una parte è stata suonata con una Fender o con una Gibson...
Quindi, tirando le somme: orecchie e cervello sono strumenti sofisticatissimi, eppure ingannarli è semplicissimo.
Ma gli appassionati di supporti fonografici, i musicisti, gli audiofili, sono tutti pronti a giurare che le loro convinzioni siano assolutamente oggettive: il tal supporto fonografico suona meglio di quell'altro, il tal modello di chitarra costruito nel tal anno suona meglio di quell'altro, il tale cavo per la corrente elettrica suona meglio etc.
Hanno quasi più ragione i collezionisti, che sono disposti a pagare di più la stessa identica musica se contenuta in una particolare edizione piuttosto che in un'altra: almeno non affermano che "si sente meglio"...
Note e links:
[1] Su Wikipedia c'è una buona spiegazione del fenomeno.
La spiegazione è necessaria. Il primo verso della canzone, a 0'11" dall'inizio del video, in inglese, suona così:
"Gotta make a move to a town that’s right for me"
Se lo ascoltate guardando le parole scritte qui sopra, è chiarissimo.
Se invece lo ascoltate guardando la frase qui sotto:
"Caro amico mio, culattone, aspettami"
Beh, accidenti, è chiarissimo anche qui: dice proprio queste parole in italiano!
Ora, per "pareidolia acustica" si intende la capacità della mente di ingannare le orecchie (o il contrario), attribuendo un senso compiuto a qualcosa che non ha forma o ne ha un'altra completamente diversa.[1]
Su Facebook invece qualcuno ha postato l'immagine qui sotto:
La serie di Batman che prende a schiaffoni Robin è ormai un classico: in questo particolare caso si parla di un Minimoog originale contro la sua replica al computer sotto forma di strumento VSTi.
A mio parere il 99,99% delle persone (quorum ego) NON è in grado di distinguere in un disco una parte suonata con un vero minimoog da una suonata da una sua replica virtuale.
Così come il 99,99% delle persone non è in grado di distinguere una parte suonata con una Stratocaster pre-CBS da una suonata con una replica coreana o cinese, anzi: mi piacerebbe trovare qualcuno che da una registrazione su disco sia in grado di distinguere se una parte è stata suonata con una Fender o con una Gibson...
Quindi, tirando le somme: orecchie e cervello sono strumenti sofisticatissimi, eppure ingannarli è semplicissimo.
Ma gli appassionati di supporti fonografici, i musicisti, gli audiofili, sono tutti pronti a giurare che le loro convinzioni siano assolutamente oggettive: il tal supporto fonografico suona meglio di quell'altro, il tal modello di chitarra costruito nel tal anno suona meglio di quell'altro, il tale cavo per la corrente elettrica suona meglio etc.
Hanno quasi più ragione i collezionisti, che sono disposti a pagare di più la stessa identica musica se contenuta in una particolare edizione piuttosto che in un'altra: almeno non affermano che "si sente meglio"...
Note e links:
[1] Su Wikipedia c'è una buona spiegazione del fenomeno.
lunedì 10 marzo 2014
Qualcosa
1) Diavolo, non ciò più tempo.. :(
2) Non per scrivere un intero post, comunque. A volte scrivo due stupidate su Facebook però.
3) Ho scaricato un due mesi fa The Beatles - The Stereo Remasters, da allora ascolto solo quello, quindi in ogni caso non avrei nulla di nuovo di cui parlare.
Verranno tempi migliori, sperèm.
Per il momento, boh.
2) Non per scrivere un intero post, comunque. A volte scrivo due stupidate su Facebook però.
3) Ho scaricato un due mesi fa The Beatles - The Stereo Remasters, da allora ascolto solo quello, quindi in ogni caso non avrei nulla di nuovo di cui parlare.
Verranno tempi migliori, sperèm.
Per il momento, boh.
lunedì 23 dicembre 2013
Buon Natale
Periodo un po' così, non trovo più il tempo di aggiornare il blog.
Speriamo nell'anno nuovo, che peggio di questo non sarà facilissimo...
Buon Natale e buon anno a tutti.
:)
Speriamo nell'anno nuovo, che peggio di questo non sarà facilissimo...
Buon Natale e buon anno a tutti.
:)
venerdì 8 novembre 2013
Suonare con il computer
Volevo chiedervi: quanti di voi suonano a casa con il computer?
Io lo faccio piuttosto regolarmente, un paio di volte alla settimana almeno indosso le cuffie e mi metto lì, con la mia chitarrina attaccata al computer.
Solo che, nonostante (o a causa di) le infinite possibilità che il computer offre, non combino mai un cazzo.
Perchè sono troppe, le possibilità.
Una volta, diciamo vent'anni fa, ti veniva voglia di provare a mettere un coso sulla chitarra, diciamo un chorus.
Andavi a vedere nel tuo negozio di strumenti i chorus, e se avevi una discreta confidenza[1] col negoziante potevi pure provarne uno o due.
A quel punto, se il risultato ti convinceva, compravi "Seconda mano" per un bel 15 giorni, in attesa che qualcuno vendesse usato un pedale come quello che serviva a te.
Oppure, in caso di disponibilità di suffcienti fondi, potevi addirittuta comprarlo nuovo.
Non succedeva quasi mai eh.
Diciamo che nel giro di due/tre settimane mettevi le mani sull'agognato coso.
Poi ci passavi un bel 15 giorni a provarlo, cercando di capirne possibilità etc. e finalmente entrava a far parte del tuo normale setup.
Prima di interessarti a un nuovo coso c'era l'intervallo fisiologico necessario a mettere da parte i soldi necessari all'eventuale nuovo acquisto, e tale intervallo fisiologico veniva usato per spremere dal coso tutte le sue possibilià.
Avevi solo quello, con quello dovevi giocare.
E, finito di giocare, di solito venivano fuori le canzoni.
Oggi, invece.
Anche volendo limitarsi agli strumenti virtuali gratuiti - che poi ci sono quelli a pagamento. E, naturalmente, quelli craccati. Ma io non li uso... - c'è sempre un nuovo coso.
Un nuovo ampli da provare, un delay da inserire, una combinazione di effetti da verificare.
Non smetti mai di giocare.
Così, invece di fare musica, provo i suoni.
Ho decine di "canzoni" con un accordo di chitarra processato in maniera sempre diversa.
(E quindi non sono "canzoni", ma registrazioni di accordi di chitarra processati etc.)
Canzoni complete, caspita: credo di non averne nemmeno una.
Possiamo fare un paragone tra l'abbondanza di dischi e l'abbondanza di dispositivi per fare musica?
Perchè i VST/VSTi sono per il musicista l'equivalente degli mp3 (gratuiti e/o a pagamento e/o rubati, il parallelo è prefetto anche qui)
Se esce il nuovo modello di ampli virtuale che suona come un Fender Twin Reverb del 1965, come fai a non provarlo?
Se esce il nuovo dely che riproduce il Roland RE201 del 1973 (con funzionamento a bucket brigade), come fai a non provarlo?
Se esce il nuov compressore modellato su quello delle console originali anni '60 degli studi di Abbey Road, come fai a non provarlo?
Se esce il nuovo pianoforte virtuale che etc. etc.
Per ogni prova van via le mezz'ore eh.
Quindi accendi il computer, fai partire la DAW, installi e colleghi i nuovi giocattolini da provare e registri un paio di accordi.
Poi giochi con i parametri per sentire cosa succede al suono.
Ci aggiungi questo e quello, magari improvvisi pure un po' sui due accordi messi in loop.
Alla fine hai un abbozzo di canzone, senza struttura nè niente, su cui probabilmente non tornerai mai.
Perchè la volta dopo accenderai il computer - magari anche con l'idea di riprendere in mano quella roba lì dell'altro giorno, che non era poi così male.
Non fosse che nel frattempo hai scaricato il nuovo coso e il nuovissimo robo, e non vuoi sentire come suonano anche questi?
Dopo un paio di mezz'orette, hai una nuova serie di accordi che non fanno mezza canzone, con magari un'idea carina che tanto non svilupperai mai più: perchè la prossima volta etc.
Poi oh, magari sono io che manco di disciplina e rigore compositivo, ma mi farebbe piacere sapere se c'è qualcun altro sulla mia stessa barca.
Magari con qualche idea per scenderne...
Note e links:
[1] Non era nemmeno difficilissimo: dopo aver comprato un paio tra chitarre, amplificatori e synth il negoziante cominciava a prenderti sul serio.
Io lo faccio piuttosto regolarmente, un paio di volte alla settimana almeno indosso le cuffie e mi metto lì, con la mia chitarrina attaccata al computer.
Solo che, nonostante (o a causa di) le infinite possibilità che il computer offre, non combino mai un cazzo.
Perchè sono troppe, le possibilità.
Una volta, diciamo vent'anni fa, ti veniva voglia di provare a mettere un coso sulla chitarra, diciamo un chorus.
Andavi a vedere nel tuo negozio di strumenti i chorus, e se avevi una discreta confidenza[1] col negoziante potevi pure provarne uno o due.
A quel punto, se il risultato ti convinceva, compravi "Seconda mano" per un bel 15 giorni, in attesa che qualcuno vendesse usato un pedale come quello che serviva a te.
Oppure, in caso di disponibilità di suffcienti fondi, potevi addirittuta comprarlo nuovo.
Non succedeva quasi mai eh.
Diciamo che nel giro di due/tre settimane mettevi le mani sull'agognato coso.
Poi ci passavi un bel 15 giorni a provarlo, cercando di capirne possibilità etc. e finalmente entrava a far parte del tuo normale setup.
Prima di interessarti a un nuovo coso c'era l'intervallo fisiologico necessario a mettere da parte i soldi necessari all'eventuale nuovo acquisto, e tale intervallo fisiologico veniva usato per spremere dal coso tutte le sue possibilià.
Avevi solo quello, con quello dovevi giocare.
E, finito di giocare, di solito venivano fuori le canzoni.
Oggi, invece.
Anche volendo limitarsi agli strumenti virtuali gratuiti - che poi ci sono quelli a pagamento. E, naturalmente, quelli craccati. Ma io non li uso... - c'è sempre un nuovo coso.
Un nuovo ampli da provare, un delay da inserire, una combinazione di effetti da verificare.
Non smetti mai di giocare.
Così, invece di fare musica, provo i suoni.
Ho decine di "canzoni" con un accordo di chitarra processato in maniera sempre diversa.
(E quindi non sono "canzoni", ma registrazioni di accordi di chitarra processati etc.)
Canzoni complete, caspita: credo di non averne nemmeno una.
Possiamo fare un paragone tra l'abbondanza di dischi e l'abbondanza di dispositivi per fare musica?
Perchè i VST/VSTi sono per il musicista l'equivalente degli mp3 (gratuiti e/o a pagamento e/o rubati, il parallelo è prefetto anche qui)
Se esce il nuovo modello di ampli virtuale che suona come un Fender Twin Reverb del 1965, come fai a non provarlo?
Se esce il nuovo dely che riproduce il Roland RE201 del 1973 (con funzionamento a bucket brigade), come fai a non provarlo?
Se esce il nuov compressore modellato su quello delle console originali anni '60 degli studi di Abbey Road, come fai a non provarlo?
Se esce il nuovo pianoforte virtuale che etc. etc.
Per ogni prova van via le mezz'ore eh.
Quindi accendi il computer, fai partire la DAW, installi e colleghi i nuovi giocattolini da provare e registri un paio di accordi.
Poi giochi con i parametri per sentire cosa succede al suono.
Ci aggiungi questo e quello, magari improvvisi pure un po' sui due accordi messi in loop.
Alla fine hai un abbozzo di canzone, senza struttura nè niente, su cui probabilmente non tornerai mai.
Perchè la volta dopo accenderai il computer - magari anche con l'idea di riprendere in mano quella roba lì dell'altro giorno, che non era poi così male.
Non fosse che nel frattempo hai scaricato il nuovo coso e il nuovissimo robo, e non vuoi sentire come suonano anche questi?
Dopo un paio di mezz'orette, hai una nuova serie di accordi che non fanno mezza canzone, con magari un'idea carina che tanto non svilupperai mai più: perchè la prossima volta etc.
Poi oh, magari sono io che manco di disciplina e rigore compositivo, ma mi farebbe piacere sapere se c'è qualcun altro sulla mia stessa barca.
Magari con qualche idea per scenderne...
Note e links:
[1] Non era nemmeno difficilissimo: dopo aver comprato un paio tra chitarre, amplificatori e synth il negoziante cominciava a prenderti sul serio.
giovedì 7 novembre 2013
I miei Beatles
I Beatles: argomentino niente facile eh.
Io li ho affrontati di sguincio un paio di volte, qui e qui
Ma fare un post sui Beatles e sui loro dischi, non sono capace.
Perchè qui sì, è già stato detto tutto.
Invece, in qualità di "Bitolsiano di rito Maccartiano" posso parlare dei "miei" Beatles, perchè ho più di un ricordo legato a loro.
Il primo (ma è un ricordo di seconda mano, raccontato da nonni e genitori) è di un allelimo tre-enne ubriaco di musica dopo aver ballato fino allo sfinimento il 45giri di "She Loves You". Fossi stato nei miei genitori, da lì avrei fatto in modo di tenermi il più lontano possibile dalla musica negli anni successivi...
Il secondo, un aneddotto letto su un giornale tipo "Oggi", parecchi anni fa, nella sala d'aspetto di un dottore.
Casa McCartney, tardi anni '70.
Una delle figlie ha un fidanzatino, tipo sui 13/14 anni, che viene a prendere la McCartney figlia per andare a una festa.
Paul lo intrattiene mentre aspetta che la figlia sia pronta per uscire, e gli domanda, così per rompere il ghiaccio, cosa fa di bello a parte la scuola.
Il ragazzo, timidamente: "beh ho un gruppo, suono la chitarra con gli amici"
E Paul: "Forte! Anch'io avevo messo su un gruppo con gli amici quando avevo la vostra età"
Ecco, a me sta cosa qui mi sembra l'esempio perfetto dell'english understatement.
Il terzo, quando li ho scoperti davvero.
Musicalmente parlando intendo.
Perchè fino alla fine degli anni '80 li ho ignorati.
Per me erano quelli "yè yè yè".
Sapete: i capelloni, le ragazzine urlanti, il caschetto e le giacche "alla Beatles", il fenomento mediatico.
La prima boy band della storia, in fondo.
Insomma i Beatles erano "il gruppo rock" che conoscevano tutti.
Anche quelli che non si interessavano alla musica sapevano chi fossero.
Per dire, sia i miei genitori che tutti i genitori dei miei amici avevano in casa almeno un disco dei Beatles.
A casa mia c'era il 45 di She Loves You, il Doppio Bianco e una raccolta di successi, probabilmente un disco del Reader's Digest.
Li conoscevano tutti, e quindi in realtà non li conosceva nessuno, perchè era una consocenza superficiale, limitata agli aspetti mediatici e non musicali.
Perchè in realtà loro avevano registrato "Tomorrow Never Knows" nel 1966, che se uscisse oggi sarebbe ancora avanguardia rock.
Poi mi è capitato di ascoltare, non ricordo perchè, "The Magical Mystery Tour".
Dico: "Strawberry Fields", "Penny Lane" e "I'm The Walrus".
Più "The Fool on the Hill", "Hello Goodbye" e "All you need is Love".
Ecco, li ho ascoltati per la prima volta "da musicista" (indegno, inadeguato, etc.) e insomma, altro che yè yè.
Un gruppo della madonna, musicalmente parlando.
Da allora, Paul McCartney è diventato il mio Beatle preferito, perchè era lui il vero musicista, il vero genio dietro le registrazioni dei Beatles.
Certo, John Lennon genio ribelle, George Martin arrangiatore, tutto quello che volete.
Ma quello con le idee, quello che teneva insieme il gruppo era Paul.
Note e links:
[1] Per capire l'arte dei Beatles, due libri:
Mark Lewisohn - Otto anni ad Abbey Road (The complete Beatles recording)
Ian MacDonald - The Beatles: l'opera completa (Revolution in the Head)
Il primo affronta tutte le loro registrazioni in ordine cronolgico, il secondo affronta tutte le canzoni nello stesso ordine.
Più orientato all'aspetto tecnico di studio uno e più all'aspetto tecnico musicale l'altro, messi insieme fanno capire cosa voglia dire "creatività".
"Otto anni" è purtroppo tradotto un po' alla cazzo, con quasi tutti i termini tecnici e musicali resi in modo ridicolo da qualcuno che non sa di cosa stia parlando, ma ci si passa sopra.
Io li ho affrontati di sguincio un paio di volte, qui e qui
Ma fare un post sui Beatles e sui loro dischi, non sono capace.
Perchè qui sì, è già stato detto tutto.
Invece, in qualità di "Bitolsiano di rito Maccartiano" posso parlare dei "miei" Beatles, perchè ho più di un ricordo legato a loro.
Il primo (ma è un ricordo di seconda mano, raccontato da nonni e genitori) è di un allelimo tre-enne ubriaco di musica dopo aver ballato fino allo sfinimento il 45giri di "She Loves You". Fossi stato nei miei genitori, da lì avrei fatto in modo di tenermi il più lontano possibile dalla musica negli anni successivi...
Il secondo, un aneddotto letto su un giornale tipo "Oggi", parecchi anni fa, nella sala d'aspetto di un dottore.
Casa McCartney, tardi anni '70.
Una delle figlie ha un fidanzatino, tipo sui 13/14 anni, che viene a prendere la McCartney figlia per andare a una festa.
Paul lo intrattiene mentre aspetta che la figlia sia pronta per uscire, e gli domanda, così per rompere il ghiaccio, cosa fa di bello a parte la scuola.
Il ragazzo, timidamente: "beh ho un gruppo, suono la chitarra con gli amici"
E Paul: "Forte! Anch'io avevo messo su un gruppo con gli amici quando avevo la vostra età"
Ecco, a me sta cosa qui mi sembra l'esempio perfetto dell'english understatement.
Il terzo, quando li ho scoperti davvero.
Musicalmente parlando intendo.
Perchè fino alla fine degli anni '80 li ho ignorati.
Per me erano quelli "yè yè yè".
Sapete: i capelloni, le ragazzine urlanti, il caschetto e le giacche "alla Beatles", il fenomento mediatico.
La prima boy band della storia, in fondo.
Insomma i Beatles erano "il gruppo rock" che conoscevano tutti.
Anche quelli che non si interessavano alla musica sapevano chi fossero.
Per dire, sia i miei genitori che tutti i genitori dei miei amici avevano in casa almeno un disco dei Beatles.
A casa mia c'era il 45 di She Loves You, il Doppio Bianco e una raccolta di successi, probabilmente un disco del Reader's Digest.
Li conoscevano tutti, e quindi in realtà non li conosceva nessuno, perchè era una consocenza superficiale, limitata agli aspetti mediatici e non musicali.
Perchè in realtà loro avevano registrato "Tomorrow Never Knows" nel 1966, che se uscisse oggi sarebbe ancora avanguardia rock.
Poi mi è capitato di ascoltare, non ricordo perchè, "The Magical Mystery Tour".
Dico: "Strawberry Fields", "Penny Lane" e "I'm The Walrus".
Più "The Fool on the Hill", "Hello Goodbye" e "All you need is Love".
Ecco, li ho ascoltati per la prima volta "da musicista" (indegno, inadeguato, etc.) e insomma, altro che yè yè.
Un gruppo della madonna, musicalmente parlando.
Da allora, Paul McCartney è diventato il mio Beatle preferito, perchè era lui il vero musicista, il vero genio dietro le registrazioni dei Beatles.
Certo, John Lennon genio ribelle, George Martin arrangiatore, tutto quello che volete.
Ma quello con le idee, quello che teneva insieme il gruppo era Paul.
Note e links:
[1] Per capire l'arte dei Beatles, due libri:
Mark Lewisohn - Otto anni ad Abbey Road (The complete Beatles recording)
Ian MacDonald - The Beatles: l'opera completa (Revolution in the Head)
Il primo affronta tutte le loro registrazioni in ordine cronolgico, il secondo affronta tutte le canzoni nello stesso ordine.
Più orientato all'aspetto tecnico di studio uno e più all'aspetto tecnico musicale l'altro, messi insieme fanno capire cosa voglia dire "creatività".
"Otto anni" è purtroppo tradotto un po' alla cazzo, con quasi tutti i termini tecnici e musicali resi in modo ridicolo da qualcuno che non sa di cosa stia parlando, ma ci si passa sopra.
lunedì 4 novembre 2013
Lou Reed
Ho trovato sul web, sul sito della stampa, uno dei mille articoli in cui si parla della morte di Lou Reed.
Però questo è scritto da uno che non solo lo conosceva, ma poteva definirsi un suo amico, Paolo Zaccagnini.
In questo articolo c'è un aspetto di Lou Reed che non conoscevo, e di cui mi sembra non si sia parlato affatto.
"Mi sono sempre domandato e interrogato sul perche' siamo diventati cosi' amici e una risposta me la sono data e anche tenuta.
Entrambi eravamo "hors du tropeau", fuori dal gruppo, come recitava il titolo di un giornale anarchico francese della fine dell'Ottocento.
Io anarchico e lui diventato cattolico grazie all'amicizia di padre Riches, che poi lo sposo' con l'amata Laurie Anderson.
Cattolico tanto da essere padrino di battesimo, a Napoli, del figlio di Davide DeBlasio, proprietario dell'antica e prestigosa pelleteria Tramontano alla Riviera Di Chiaia. Che amico."
Ecco, era uno anche così Lou Reed, di cui di solito si dice che:
(ora scusate, segue la fiera delle banalità, citazioni dai titoli delle sue canzoni comprese)
Passeggiva sul lato selvaggio, su strade sporche, tra alcool e droghe.
Era il cantore dell'oscurità, dei vizi, della trasgressione.
Che era ribelle, anticonformista, provocatorio.
Che era il cantore dell'eroina e delle drag queen di New York.
Ma era anche uno che è diventato cattolico, e ha fatto da padrino al battesimo del figlio di un amico.
Forse per lo stesso rincoglionimento senile che si rimprovera a Giovanni Lindo Ferretti, passato dal punk filosovietico al Meeting di CL.
Forse perchè quando senti che di tempo ne hai sempre meno a qualcosa devi aggrapparti, e anche se ti aggrappi a un sogno o a un'illusione, perchè dovremmo negare quel sogno?
O magari è coraggio.
Coraggio di andare controcorrente, di ammettere le proprie debolezze, di cercare aiuto in qualcosa di più grande.
Coraggio di trovare la felicità nell'amore, accanto a una compagna, Laurie Anderson, con cui si era sposato e che gli è stata accanto fino alla fine.
Una donna che di Lou ha scritto un elogio funebre di una bellezza assoluta.
Questo:
"Al nostro vicinato: che splendido autunno! Tutto splende, e risplende di luce soffice. L’acqua ci circonda.
Lou ed io abbiamo passato molto tempo qui negli ultimi anni e, anche se siamo gente di città, questa è la nostra casa spirituale.
La settimana scorsa ho promesso a Lou che lo avrei portato fuori dell’ospedale e l'avrei portato a casa, a Springs. E ce l’abbiamo fatta!
Lou era un maestro di tai chi e ha passato gli ultimi giorni qui, felice e affascinato dalla bellezza e dal potere e dalla dolcezza della natura.
E’ morto la domenica mattina guardando fuori dalla finestra gli alberi e facendo la famosa posizone numero 21 del tai chi con le sue mani da musicista che si muovevano nell’aria.
Lou era un principe e un combattente, e so che le sue canzoni sul dolore e sulla bellezza riempiranno molta gente dell’incredibile gioia che aveva per la vita.
Lunga vita alla bellezza che scende, attraversa e si impadronisce di tutti noi."
Note e links:
[1] Lo so che questo post non è rock, ed è ad alto rischio di fraintendimento.
Ne ho fatto un altro qualche tempo in cui non parlavo male a prescindere della chiesa e dei cattolici, come sembra si debba fare per essere rock.
Però ecco, se se ne fotteva Lou Reed, che aveva un'immagine un po' più prestigiosa della mia, cosa volete che me ne fotta a me...
Però questo è scritto da uno che non solo lo conosceva, ma poteva definirsi un suo amico, Paolo Zaccagnini.
In questo articolo c'è un aspetto di Lou Reed che non conoscevo, e di cui mi sembra non si sia parlato affatto.
"Mi sono sempre domandato e interrogato sul perche' siamo diventati cosi' amici e una risposta me la sono data e anche tenuta.
Entrambi eravamo "hors du tropeau", fuori dal gruppo, come recitava il titolo di un giornale anarchico francese della fine dell'Ottocento.
Io anarchico e lui diventato cattolico grazie all'amicizia di padre Riches, che poi lo sposo' con l'amata Laurie Anderson.
Cattolico tanto da essere padrino di battesimo, a Napoli, del figlio di Davide DeBlasio, proprietario dell'antica e prestigosa pelleteria Tramontano alla Riviera Di Chiaia. Che amico."
Ecco, era uno anche così Lou Reed, di cui di solito si dice che:
(ora scusate, segue la fiera delle banalità, citazioni dai titoli delle sue canzoni comprese)
Passeggiva sul lato selvaggio, su strade sporche, tra alcool e droghe.
Era il cantore dell'oscurità, dei vizi, della trasgressione.
Che era ribelle, anticonformista, provocatorio.
Che era il cantore dell'eroina e delle drag queen di New York.
Ma era anche uno che è diventato cattolico, e ha fatto da padrino al battesimo del figlio di un amico.
Forse per lo stesso rincoglionimento senile che si rimprovera a Giovanni Lindo Ferretti, passato dal punk filosovietico al Meeting di CL.
Forse perchè quando senti che di tempo ne hai sempre meno a qualcosa devi aggrapparti, e anche se ti aggrappi a un sogno o a un'illusione, perchè dovremmo negare quel sogno?
O magari è coraggio.
Coraggio di andare controcorrente, di ammettere le proprie debolezze, di cercare aiuto in qualcosa di più grande.
Coraggio di trovare la felicità nell'amore, accanto a una compagna, Laurie Anderson, con cui si era sposato e che gli è stata accanto fino alla fine.
Una donna che di Lou ha scritto un elogio funebre di una bellezza assoluta.
Questo:
"Al nostro vicinato: che splendido autunno! Tutto splende, e risplende di luce soffice. L’acqua ci circonda.
Lou ed io abbiamo passato molto tempo qui negli ultimi anni e, anche se siamo gente di città, questa è la nostra casa spirituale.
La settimana scorsa ho promesso a Lou che lo avrei portato fuori dell’ospedale e l'avrei portato a casa, a Springs. E ce l’abbiamo fatta!
Lou era un maestro di tai chi e ha passato gli ultimi giorni qui, felice e affascinato dalla bellezza e dal potere e dalla dolcezza della natura.
E’ morto la domenica mattina guardando fuori dalla finestra gli alberi e facendo la famosa posizone numero 21 del tai chi con le sue mani da musicista che si muovevano nell’aria.
Lou era un principe e un combattente, e so che le sue canzoni sul dolore e sulla bellezza riempiranno molta gente dell’incredibile gioia che aveva per la vita.
Lunga vita alla bellezza che scende, attraversa e si impadronisce di tutti noi."
Note e links:
[1] Lo so che questo post non è rock, ed è ad alto rischio di fraintendimento.
Ne ho fatto un altro qualche tempo in cui non parlavo male a prescindere della chiesa e dei cattolici, come sembra si debba fare per essere rock.
Però ecco, se se ne fotteva Lou Reed, che aveva un'immagine un po' più prestigiosa della mia, cosa volete che me ne fotta a me...
mercoledì 30 ottobre 2013
A proposito di cover, tribute, etc.
Cover.
Se ne parlava ieri su facebook, è un argomento che mi ronza in testa da parecchio.
Sgombriamo subito il campo da possibili confusioni.
Non intendo parlare nè di cover-band nè di tribute-band.
Per me sono, entrambe, il simbolo la morte della musica per come la intendo io.
La cover-band è quella classica da birreria: nessuno li ascolta veramente, e loro suonicchiano i classici del rock-blues, fornendo uno sfondo alle bevute.
Li suonicchiano più o meno bene, più o meno fedelmente: ma è musica di sottofondo, non molto diversa dalla musica dei supermercati o degli ascensori.
Semplicemente, non mi interessa.
La tribute-band è il passo successivo verso il diabolico: sono gruppi dediti alla replica di un altro gruppo.
Non si limitano a risuonare le canzoni, cercano pure di impersonare il gruppo, imitandone costumi e pettinature.
Di solito hanno nomi tipo "Foxtrot" se clonano i Genesis, "Lizard King" se clonano i Doors o "Nebraska" se clonano il Boss, etc.
Ne esistono un'infinità.
Se esistono, qualcuno va a vederle.
Mi fermo qui, la mente si rifiuta di proseguire su questa strada.
Rimane invece la classica cover.
Cioè, tu gruppo che suona i suoi pezzi, ci piazzi dentro anche due o tre pezzi di un altro gruppo o artista, rifacendoli più o meno bene.
Ma - di solito e di massima - NON riproponendoli pari pari, ma più o meno in maniera personale.
Il risultato dipende naturalmente dalle capacità del gruppo, può essere ottimo o pessimo.
Ma non sono contrario a prescindere, anzi.
Ad esempio, quando cominci a suonare, o sei una completa testa di cazzo come me[1] e vuoi suonare le tue canzoni da subito, prima ancora di aver imparato a tenere in mano uno strumento, oppure cominci suonando le canzoni di qualcun altro.
Che fanno da palestra: impari come si costruisce una canzone.
Poi sta a te applicare la lezione, e lì viene il difficile, ma anche il bello.
Prima digressione: diffidate da chi fa dichiarazioni del tipo "ho cominciato a suonare perchè nessuno suonava la musica che volevo ascoltare, e allora ho deciso di suonarla io".
E' una cazzata.
D'effetto eh, se diventate famosi e rispondete così in un'intervista ci fate la vostra porca figura.
Ma nella mia esperienza è sempre il contrario: ti appassioni così tanto alla musica di qualcuno che a un certo punto hai la necessità di fare musica anche tu.
Di dire la tua, almeno.
Anche senza inventare nulla di stravolgente, vuoi essere parte di quello che sta succedendo.
Quindi la cover ha un senso: è un punto di partenza, dal quale sviluppare eventualmente una tua strada personale.
A questo livello le cover devono avere anche una certa semplicità tecnica, che le renda avvicinabili anche da te, "musicista" alle prime armi.
Rientrano nello stesso discorso anche tutte le cover non dichiarate che si suonano all'inizio, tutti quei pezzi "alla maniera di" che di solito nascono quando cerchi di scrivere le tue prime canzoni.
Poi ci sono gruppi che in questa maniera si costruiscono una carriera, ma è un altro discorso.
Nel frattempo hai imparato (bene o male) a suonare, hai messo insieme un repertorio di tue canzoni, e finalmente: devi suonare dal vivo.
Qui la cover torna di nuovo utilissima, per diversi motivi.
Uno: ti hanno chiesto di suonare un'ora, hai pezzi per quaranta minuti? Tre cover e allunghi il brodo quel tanto che basta visto che il repertorio è quantitativamente scarso.
Qualitativamente poi è scarso senz'altro, se no saresti a suonare da un'altra parte, sempre.
Due: visto che per il momento le tue canzoni le conoscono solo i tuoi amici (che hai costretto ad assistere allo spettacolo) e gli altri non sanno chi tu sia, glielo vuoi dare un aiutino?
Due/tre cover ben scelte e normalmente famose aiutano il pubblico a capire cosa stai facendo, da che parte vuoi andare.
Se suoni una canzone famosa in modo non banale gli fai capire che sei uno con le palle eh, ci hai pensato su e hai buttato lì un paio di idee anche nella cover dei Rolling Stones.
Certo, a meno che tu sia un bel po' più indiesnob della media.
Perchè in questo caso scegli di suonare le cover di alcune canzoni sconosciutissime, che piacciono a te e ad altre 15 persone nel mondo intero.
Di quelle 15, difficilmente ce n'è una al tuo concerto, quindi nessuno si accorge che stai facendo una cover...
Se invece sei molto coraggioso, prendi un pezzo molto famoso che non c'entra niente con quello che fai e lo stravolgi completamente. Tipo, suoni reggae e fai una cover di"Revolution" degli Spacemen 3 "Selling England by the Pound" dei Genesis.
[Ho corretto, "pezzo molto famoso" e "Revolution degli Spacemen 3" nello stesso paragrafo faceva abbastanza ridere. La prossima volta rileggo prima di pubblicare, non dopo...]
Come nel caso precedente, anche qui l'utilità per aiutare il pubblico è limitata, ma un buon annuncio può servire alla bisogna.
Ancora, se sei davvero bravo, prendi un pezzo famoso, lo suoni in modo che sia riconoscibile ma lo rendi tuo, completamente.
Mica facile eh, ma c'è chi riesce a farlo.
Seconda digressione: tutto questo ha un senso perchè la musica - semplifichiamo - "rock" è, come dicono gli americani, "performing art".
Cioè l'originale è la registrazione, e la resa dal vivo ha senso perchè fatta da chi il pezzo l'ha composto.
Non è musica classica, nè jazz.
Nella classica la "cover" è un concetto inesistente.
Nel jazz non si parla di cover, ma di interpretazione degli standards.
Nel rock, l'interpretazione degli standards mi sembra una forzatura che non porta da nessuna parte. I pezzi dei Pink Floyd suonati dal vivo dalla tribute-band del caso sono una cosa che a me sembra di cattivo gusto, senza senso.
(Oddio, anche gli originali suonati dai Pink Floyd, volendo, ma anche questo è un altro discorso...)
Note e links:
[1] Ma proprio ieri ho scoperto che nemmeno qui sono l'unico, mannaggia... ce ne sono altri!
Se ne parlava ieri su facebook, è un argomento che mi ronza in testa da parecchio.
Sgombriamo subito il campo da possibili confusioni.
Non intendo parlare nè di cover-band nè di tribute-band.
Per me sono, entrambe, il simbolo la morte della musica per come la intendo io.
La cover-band è quella classica da birreria: nessuno li ascolta veramente, e loro suonicchiano i classici del rock-blues, fornendo uno sfondo alle bevute.
Li suonicchiano più o meno bene, più o meno fedelmente: ma è musica di sottofondo, non molto diversa dalla musica dei supermercati o degli ascensori.
Semplicemente, non mi interessa.
La tribute-band è il passo successivo verso il diabolico: sono gruppi dediti alla replica di un altro gruppo.
Non si limitano a risuonare le canzoni, cercano pure di impersonare il gruppo, imitandone costumi e pettinature.
Di solito hanno nomi tipo "Foxtrot" se clonano i Genesis, "Lizard King" se clonano i Doors o "Nebraska" se clonano il Boss, etc.
Ne esistono un'infinità.
Se esistono, qualcuno va a vederle.
Mi fermo qui, la mente si rifiuta di proseguire su questa strada.
Rimane invece la classica cover.
Cioè, tu gruppo che suona i suoi pezzi, ci piazzi dentro anche due o tre pezzi di un altro gruppo o artista, rifacendoli più o meno bene.
Ma - di solito e di massima - NON riproponendoli pari pari, ma più o meno in maniera personale.
Il risultato dipende naturalmente dalle capacità del gruppo, può essere ottimo o pessimo.
Ma non sono contrario a prescindere, anzi.
Ad esempio, quando cominci a suonare, o sei una completa testa di cazzo come me[1] e vuoi suonare le tue canzoni da subito, prima ancora di aver imparato a tenere in mano uno strumento, oppure cominci suonando le canzoni di qualcun altro.
Che fanno da palestra: impari come si costruisce una canzone.
Poi sta a te applicare la lezione, e lì viene il difficile, ma anche il bello.
Prima digressione: diffidate da chi fa dichiarazioni del tipo "ho cominciato a suonare perchè nessuno suonava la musica che volevo ascoltare, e allora ho deciso di suonarla io".
E' una cazzata.
D'effetto eh, se diventate famosi e rispondete così in un'intervista ci fate la vostra porca figura.
Ma nella mia esperienza è sempre il contrario: ti appassioni così tanto alla musica di qualcuno che a un certo punto hai la necessità di fare musica anche tu.
Di dire la tua, almeno.
Anche senza inventare nulla di stravolgente, vuoi essere parte di quello che sta succedendo.
Quindi la cover ha un senso: è un punto di partenza, dal quale sviluppare eventualmente una tua strada personale.
A questo livello le cover devono avere anche una certa semplicità tecnica, che le renda avvicinabili anche da te, "musicista" alle prime armi.
Rientrano nello stesso discorso anche tutte le cover non dichiarate che si suonano all'inizio, tutti quei pezzi "alla maniera di" che di solito nascono quando cerchi di scrivere le tue prime canzoni.
Poi ci sono gruppi che in questa maniera si costruiscono una carriera, ma è un altro discorso.
Nel frattempo hai imparato (bene o male) a suonare, hai messo insieme un repertorio di tue canzoni, e finalmente: devi suonare dal vivo.
Qui la cover torna di nuovo utilissima, per diversi motivi.
Uno: ti hanno chiesto di suonare un'ora, hai pezzi per quaranta minuti? Tre cover e allunghi il brodo quel tanto che basta visto che il repertorio è quantitativamente scarso.
Qualitativamente poi è scarso senz'altro, se no saresti a suonare da un'altra parte, sempre.
Due: visto che per il momento le tue canzoni le conoscono solo i tuoi amici (che hai costretto ad assistere allo spettacolo) e gli altri non sanno chi tu sia, glielo vuoi dare un aiutino?
Due/tre cover ben scelte e normalmente famose aiutano il pubblico a capire cosa stai facendo, da che parte vuoi andare.
Se suoni una canzone famosa in modo non banale gli fai capire che sei uno con le palle eh, ci hai pensato su e hai buttato lì un paio di idee anche nella cover dei Rolling Stones.
Certo, a meno che tu sia un bel po' più indiesnob della media.
Perchè in questo caso scegli di suonare le cover di alcune canzoni sconosciutissime, che piacciono a te e ad altre 15 persone nel mondo intero.
Di quelle 15, difficilmente ce n'è una al tuo concerto, quindi nessuno si accorge che stai facendo una cover...
Se invece sei molto coraggioso, prendi un pezzo molto famoso che non c'entra niente con quello che fai e lo stravolgi completamente. Tipo, suoni reggae e fai una cover di
[Ho corretto, "pezzo molto famoso" e "Revolution degli Spacemen 3" nello stesso paragrafo faceva abbastanza ridere. La prossima volta rileggo prima di pubblicare, non dopo...]
Come nel caso precedente, anche qui l'utilità per aiutare il pubblico è limitata, ma un buon annuncio può servire alla bisogna.
Ancora, se sei davvero bravo, prendi un pezzo famoso, lo suoni in modo che sia riconoscibile ma lo rendi tuo, completamente.
Mica facile eh, ma c'è chi riesce a farlo.
Seconda digressione: tutto questo ha un senso perchè la musica - semplifichiamo - "rock" è, come dicono gli americani, "performing art".
Cioè l'originale è la registrazione, e la resa dal vivo ha senso perchè fatta da chi il pezzo l'ha composto.
Non è musica classica, nè jazz.
Nella classica la "cover" è un concetto inesistente.
Nel jazz non si parla di cover, ma di interpretazione degli standards.
Nel rock, l'interpretazione degli standards mi sembra una forzatura che non porta da nessuna parte. I pezzi dei Pink Floyd suonati dal vivo dalla tribute-band del caso sono una cosa che a me sembra di cattivo gusto, senza senso.
(Oddio, anche gli originali suonati dai Pink Floyd, volendo, ma anche questo è un altro discorso...)
Note e links:
[1] Ma proprio ieri ho scoperto che nemmeno qui sono l'unico, mannaggia... ce ne sono altri!
domenica 27 ottobre 2013
Odio i coccodrilli
Odio i coccodrilli.
Però ecco: io ho suonato alcune cover ai tempi dei Mother of Loose.
"Yoo do Right" dei Can.
"Sister Ray", "Waiting for the Man", "All Tomorrow's Parties" dei Velvet Underground.
"Kill your Sons" di Lou Reed.
Quattro su cinque: se questo vuol dire qualcosa, dovrebbe dire chi era Lou Reed per me.
Mi mancherà.
Note e links:
Sul blog si è già parlato più volte dei Velvet Underground e di Lou Reed.
Però ecco: io ho suonato alcune cover ai tempi dei Mother of Loose.
"Yoo do Right" dei Can.
"Sister Ray", "Waiting for the Man", "All Tomorrow's Parties" dei Velvet Underground.
"Kill your Sons" di Lou Reed.
Quattro su cinque: se questo vuol dire qualcosa, dovrebbe dire chi era Lou Reed per me.
Mi mancherà.
Note e links:
Sul blog si è già parlato più volte dei Velvet Underground e di Lou Reed.
mercoledì 23 ottobre 2013
Cent co, cent crap; cent cü, dusent ciap
L'altro giorno ho partecipato a una discussione su Facebook a proposito di un gruppo degli anni '90, i Polvo.
Beh, non siamo nemmeno riusciti a concordare se si fossero ispirati o meno ai Sonic Youth.
Discussione educata e civile tra persone con una buona conoscenza dell'argomento, eh.
Ma una fazione sosteneva che i Polvo non fossero debitori per l'ispirazione sonora ai Sonic Youth, e l'altra, quorum ego, sosteneva che lo fossero eccome.
E mi viene da pensare: è bello parlare di musica, perchè ognuno può sostenere - in assoluta buona fede - qualsiasi posizione.
Perchè per lui quella posizione è giusta.
Se io ascoltando i Polvo sento dei riferimenti ai Sonic Youth e tu no, chi potrà mai stabilire chi ha ragione e chi torto?
E stavamo parlando di un gruppo che, bene o male, tutti ritenevano valido.
Per alcuni ottimo, per altri buono, ma nessuno stava sostenendo che fossero un gruppo del cazzo.
Figuratevi se avessimo discusso in particolare, magari partendo da posizioni opposte, se quel gruppo fosse stato valido oppure no.
Se non è possibile riuscire a mettersi facilmente d'accordo nemmeno sui riferimenti sonori di un gruppo, come possiamo riuscire a metterci d'accordo sul suo valore?
C'è una morale in tutto questo?
Secondo me, sì.
Che in arte l'oggettivo non esiste.
Ma non diciamolo troppo in giro, c'è gente che si offende.
(frase valida anche senza il "si")
Note e links:
[1] Per i non lombardofoni: "cento teste, cento modi di pensare; cento culi, duecento chiappe".
La parte significativa è quella dei co, quella dei cü è per far ridere.
[2] Dell'oggettività dell'arte, o meglio, del tentativo di definire criteri oggettivi per valutare un opera d'arte, se ne è già parlato diverse volte.
L'ultima volta in questo post, ma ogni tanto mi piace ritornarci sopra.
Metti mai che qualcuno, un giorno o l'altro, trovi una possibile soluzione.
[3] Oggettivo significa che nessuno può dimostrare il contrario: 2+2=4, questo è oggettivo.
I Sonic Youth (o i Pink Floyd o i Pooh) sono il miglior gruppo rock di sempre, no.
[4] Una delle frasi più divertenti che si possano leggere è "A mio parere è assolutamente oggettivo che...". C'è gente che la scrive seriamente.
Beh, non siamo nemmeno riusciti a concordare se si fossero ispirati o meno ai Sonic Youth.
Discussione educata e civile tra persone con una buona conoscenza dell'argomento, eh.
Ma una fazione sosteneva che i Polvo non fossero debitori per l'ispirazione sonora ai Sonic Youth, e l'altra, quorum ego, sosteneva che lo fossero eccome.
E mi viene da pensare: è bello parlare di musica, perchè ognuno può sostenere - in assoluta buona fede - qualsiasi posizione.
Perchè per lui quella posizione è giusta.
Se io ascoltando i Polvo sento dei riferimenti ai Sonic Youth e tu no, chi potrà mai stabilire chi ha ragione e chi torto?
E stavamo parlando di un gruppo che, bene o male, tutti ritenevano valido.
Per alcuni ottimo, per altri buono, ma nessuno stava sostenendo che fossero un gruppo del cazzo.
Figuratevi se avessimo discusso in particolare, magari partendo da posizioni opposte, se quel gruppo fosse stato valido oppure no.
Se non è possibile riuscire a mettersi facilmente d'accordo nemmeno sui riferimenti sonori di un gruppo, come possiamo riuscire a metterci d'accordo sul suo valore?
C'è una morale in tutto questo?
Secondo me, sì.
Che in arte l'oggettivo non esiste.
Ma non diciamolo troppo in giro, c'è gente che si offende.
(frase valida anche senza il "si")
Note e links:
[1] Per i non lombardofoni: "cento teste, cento modi di pensare; cento culi, duecento chiappe".
La parte significativa è quella dei co, quella dei cü è per far ridere.
[2] Dell'oggettività dell'arte, o meglio, del tentativo di definire criteri oggettivi per valutare un opera d'arte, se ne è già parlato diverse volte.
L'ultima volta in questo post, ma ogni tanto mi piace ritornarci sopra.
Metti mai che qualcuno, un giorno o l'altro, trovi una possibile soluzione.
[3] Oggettivo significa che nessuno può dimostrare il contrario: 2+2=4, questo è oggettivo.
I Sonic Youth (o i Pink Floyd o i Pooh) sono il miglior gruppo rock di sempre, no.
[4] Una delle frasi più divertenti che si possano leggere è "A mio parere è assolutamente oggettivo che...". C'è gente che la scrive seriamente.
lunedì 21 ottobre 2013
Lilith and the Sinnersaints - Stereo Blues vol.1: punk collection
Esce oggi “Stereo Blues Vol.1: Punk collection”, primo episodio di una serie di omaggi che Lilith and the Sinnersaints vogliono tributare alla radici del proprio sound.
I quattro brani contenuti in questo EP sono un personale tributo al PUNK di fine anni 70 che fu la prima colonna sonora delle giornate che l'allora 15enne Lilith spendeva tra il gruppo dei tempi, i Not Moving, e la scuola.
Brani come “See no evil” dei Television e (I’m) Stranded” dei Saints giravano sulle cassette che ci si scambiava alla scoperta del nuovo sound.
Poi venne l’hardcore punk e gruppi come Bad Brains (omaggiati con una versione blues del loro classico “Sailin on”) mentre i Clash cercavano nuove strade nella musica tradizionale come il blues, il reggae o il gospel (come in “The sound of the sinners” da “Sandinista”).
Lilith and the Sinnersaints in “Stereo Blues vol.1: Punk collection” volgono lo sguardo a quei tempi ma lo attualizzano attraverso una sensibilità moderna e il loro unico stile.
Il CD esce in una confezione in tiratura limitata in metal box reperibile presso Audioglobe, oppure ai concerti del gruppo o tramite il sito di Lilith and the Sinnersaints.
Siamo anche su Facebook.
Un breve teaser video di presentazione lo trovate qui.
Sempre attraverso il sito del gruppo (e ai concerti) è disponibile la maglietta della band.
Le prime date promozionali:
Venerdì 1 novembre : Brescia “Lio Bar”
Sabato 2 novembre : Cigognola (Pv) "Circolo Vallescuropasso"
Sabato 9 novembre : Pisa “Newroz”
Sabato 16 novembre : Cremona “ArciPelago”
Sabato 30 novembre : Aosta “Espace”
Sabato 14 dicembre : Bologna “Joe Strummer Tribute”
Sabato 21 dicembre : Verbania “Loggia del Leopardo”
Note e links:
Post copiato pari pari dal blog di Tony Face, senza nemmeno aver chiesto il permesso.
Andate e comprate, che ne vale la pena, per una volta a prescindere.
Poi appena mi arriva il cd lo ascolto e ne riparlo!
I quattro brani contenuti in questo EP sono un personale tributo al PUNK di fine anni 70 che fu la prima colonna sonora delle giornate che l'allora 15enne Lilith spendeva tra il gruppo dei tempi, i Not Moving, e la scuola.
Brani come “See no evil” dei Television e (I’m) Stranded” dei Saints giravano sulle cassette che ci si scambiava alla scoperta del nuovo sound.
Poi venne l’hardcore punk e gruppi come Bad Brains (omaggiati con una versione blues del loro classico “Sailin on”) mentre i Clash cercavano nuove strade nella musica tradizionale come il blues, il reggae o il gospel (come in “The sound of the sinners” da “Sandinista”).
Lilith and the Sinnersaints in “Stereo Blues vol.1: Punk collection” volgono lo sguardo a quei tempi ma lo attualizzano attraverso una sensibilità moderna e il loro unico stile.
Il CD esce in una confezione in tiratura limitata in metal box reperibile presso Audioglobe, oppure ai concerti del gruppo o tramite il sito di Lilith and the Sinnersaints.
Siamo anche su Facebook.
Un breve teaser video di presentazione lo trovate qui.
Sempre attraverso il sito del gruppo (e ai concerti) è disponibile la maglietta della band.
Le prime date promozionali:
Venerdì 1 novembre : Brescia “Lio Bar”
Sabato 2 novembre : Cigognola (Pv) "Circolo Vallescuropasso"
Sabato 9 novembre : Pisa “Newroz”
Sabato 16 novembre : Cremona “ArciPelago”
Sabato 30 novembre : Aosta “Espace”
Sabato 14 dicembre : Bologna “Joe Strummer Tribute”
Sabato 21 dicembre : Verbania “Loggia del Leopardo”
Note e links:
Post copiato pari pari dal blog di Tony Face, senza nemmeno aver chiesto il permesso.
Andate e comprate, che ne vale la pena, per una volta a prescindere.
Poi appena mi arriva il cd lo ascolto e ne riparlo!
venerdì 18 ottobre 2013
Rap in italiano?
Dunque.
I miei due figli piccoli (piccoli, insomma: 12 e 13 anni ormai, ma per me sono sempre "i piccoli") ascoltano molta musica, altro che "i giovani non ci piace più la musica".
Con i telefonini di solito, o tramite Youtube, certo.
E ascoltano il rap.
Quello italiano, quello di solito citato come esempio di banalità inascoltabile: Emis Killa, Fedez, Marracash, Fabri Fibra, Club Dogo, etc.
Che a me non piace, eh.
Non lo capisco, non ci trovo niente di stimolante.
Però.
A loro piace, e molto.
Ci si ritrovano, in quello che quei rapper lì dicono.
E certo, quelli lì sono artisti "commerciali", mica artisti "seri".
Quelli che non è mica musica questa, dai!
Quelli che questi qui non hanno nessun talento, tra sei mesi nessuno si ricorderà di loro.
A me continua a non piacere, però mi viene da pensare...
Ad esempio, a quello che dicevano i cinquantenni degli anni '50 a proposito di Elvis Presley.
A quello che dicevano i cinquantenni degli anni '60 a proposito dei Beatles.
A quello che dicevano i cinquantenni degli anni '70 a proposito dei Sex Pistols.
A quello che dicevano etc. etc.
Dicevano esattamente le stesse cose.
E allora, un po' sono contento che a me non piacciano, e ai miei figli invece sì.
Note e links:
[1] Il post nasce dall'aver appena letto su Facebook il solito cinquantenne, residuato vinilitico, che si domanda "ma chi caspita mi è 'sto Emis Killa?!"
Beh, c'è Google, invece di scrivere "ma chi è" scrivi il nome lì e lo scopri...
I miei due figli piccoli (piccoli, insomma: 12 e 13 anni ormai, ma per me sono sempre "i piccoli") ascoltano molta musica, altro che "i giovani non ci piace più la musica".
Con i telefonini di solito, o tramite Youtube, certo.
E ascoltano il rap.
Quello italiano, quello di solito citato come esempio di banalità inascoltabile: Emis Killa, Fedez, Marracash, Fabri Fibra, Club Dogo, etc.
Che a me non piace, eh.
Non lo capisco, non ci trovo niente di stimolante.
Però.
A loro piace, e molto.
Ci si ritrovano, in quello che quei rapper lì dicono.
E certo, quelli lì sono artisti "commerciali", mica artisti "seri".
Quelli che non è mica musica questa, dai!
Quelli che questi qui non hanno nessun talento, tra sei mesi nessuno si ricorderà di loro.
A me continua a non piacere, però mi viene da pensare...
Ad esempio, a quello che dicevano i cinquantenni degli anni '50 a proposito di Elvis Presley.
A quello che dicevano i cinquantenni degli anni '60 a proposito dei Beatles.
A quello che dicevano i cinquantenni degli anni '70 a proposito dei Sex Pistols.
A quello che dicevano etc. etc.
Dicevano esattamente le stesse cose.
E allora, un po' sono contento che a me non piacciano, e ai miei figli invece sì.
Note e links:
[1] Il post nasce dall'aver appena letto su Facebook il solito cinquantenne, residuato vinilitico, che si domanda "ma chi caspita mi è 'sto Emis Killa?!"
Beh, c'è Google, invece di scrivere "ma chi è" scrivi il nome lì e lo scopri...
martedì 8 ottobre 2013
Jesus and Mary Chain - 30th Anniversary Vinyl Collection
Eccola qui la nuova frontiera!
Ogni settimana riusciamo a spostare il tutto un passettino più in là.
Oggi con i Jesus and Mary Chain (o chi per loro), che si inventano la ristampa per la prima volta in vinile di cose già edite su cd.
Fantastico, no?
La storia che cammina all'indietro, nientemeno.
Non solo si ristampano su vinile i dischi originariamente usciti così, che in fondo in fondo ci sta anche.
Si stampano su vinile dischi originariamente mai usciti così, cioè registrazioni fatte per il 99% direttamente in digitale.
Ma la ristampa serve a conferire loro la magia dello scricchiolio che aumenta ascolto dopo ascolto, la dinamica limitata e le dimensioni della copertina, dandogli nel contempo un'aurea di verginità musicale primigenia, quella dei dischi che uscivano solo in vinile nei bei tempi che furono, quando noi si aveva ancora vent'anni...
(come sarebbe a dire che il cd non era ancora stato inventato? che scusa puerile...)
E quindi, per la prima in vinile!
La ristampa di due trascurabili concerti dal vivo del 1992 e del 1995, più tutte ma tutte le Peel Sessions, già uscite complete ma solo in cd, disdetta.
Dove metteremo l'asticella la settimana prossima?
Sono ansioso di scoprirlo...
Note e links:
Lo trovate qui, al miserrimo prezzo di 159 eurini.
Naturalmente, ma non c'è bisogno di dirlo, insieme con i soliti ricchi premi e cotillons: libretto fotografico, memorabilia e puttanate varie, scarti di registrazione, etc.
Ma in edizione "numerata e limitata", che così chi se la accaparra può pure immaginare di avere in mano un oggetto che aumenterà di valore nel tempo...
Ogni settimana riusciamo a spostare il tutto un passettino più in là.
Oggi con i Jesus and Mary Chain (o chi per loro), che si inventano la ristampa per la prima volta in vinile di cose già edite su cd.
Fantastico, no?
La storia che cammina all'indietro, nientemeno.
Non solo si ristampano su vinile i dischi originariamente usciti così, che in fondo in fondo ci sta anche.
Si stampano su vinile dischi originariamente mai usciti così, cioè registrazioni fatte per il 99% direttamente in digitale.
Ma la ristampa serve a conferire loro la magia dello scricchiolio che aumenta ascolto dopo ascolto, la dinamica limitata e le dimensioni della copertina, dandogli nel contempo un'aurea di verginità musicale primigenia, quella dei dischi che uscivano solo in vinile nei bei tempi che furono, quando noi si aveva ancora vent'anni...
(come sarebbe a dire che il cd non era ancora stato inventato? che scusa puerile...)
E quindi, per la prima in vinile!
La ristampa di due trascurabili concerti dal vivo del 1992 e del 1995, più tutte ma tutte le Peel Sessions, già uscite complete ma solo in cd, disdetta.
Dove metteremo l'asticella la settimana prossima?
Sono ansioso di scoprirlo...
Note e links:
Lo trovate qui, al miserrimo prezzo di 159 eurini.
Naturalmente, ma non c'è bisogno di dirlo, insieme con i soliti ricchi premi e cotillons: libretto fotografico, memorabilia e puttanate varie, scarti di registrazione, etc.
Ma in edizione "numerata e limitata", che così chi se la accaparra può pure immaginare di avere in mano un oggetto che aumenterà di valore nel tempo...
lunedì 7 ottobre 2013
Giornalisti
Dunque.
Aggiornamenti dal mondo dei "giornalisti musicali italiani".
Quelli che si tirano adosso palate di merda l'un l'altro, ma se ti permetti di criticarli in un blog è solo perchè sei invidioso e vorresti essere al loro posto.
Io, col mio solito fare incredibilmente offensivo, noto che le palate di merda continuano a essere tirate sul web.[1]
Penultima palata, ma era fuori a mezzo, l'ennesimo copiaincolla dell'ex direttore del Mucchio, che per la sua nuova rivista ruba le interviste dai blog.
Una figura pietosa, giustificata col fatto che "chi risponde alle interviste dice sempre le stesse cose", mica ha copiato niente lui.
I dettagli qui, giudicate da soli.
(Io naturalmente ne parlo male perchè sono invidioso, eh. Solo gli altri critici musicali ufficiali possono farlo per onestà intellettuale e non per invidia. Anche se lo fa solo chi collo Stefani Max ci ha litigato, quelli che lavorano con lui a "Outsider" non dicono nulla, fedeli al motto "cane non mangia cane")
Ultima palata, l'avvertimento di stampo mafioso fatto dall'ex caporedattore/direttore del Mucchio Extra, ex amico dello Stefani Max, attuale incriticabile critico musicale Guglielmi Federico, a chi volesse eventualmente collaborare alla nuova "iniziativa editoriale" degli attuali capobastone del Mucchio Selvaggio.
Che, criticabili fin che volete (ma non da noi "gente comune", eh! Solo dai giornalisti musciali ufficiali!) riprendono in mano il progetto del "Mucchio Extra", già inventato e diretto o redatto (mai letto una copia) dal Guglielmi.
Che si incazza di brutto e avvisa:
"Se pensano di farlo diversamente da come lo facevo io solo per non (finire di) perdere la faccia con gli abbonati, è un errore: la massima parte degli abbonati voleva quel giornale lì con quelle firme lì, e dubito che sarebbe soddisfatta da un surrogato. Se pensano di farlo come lo facevo io... beh, auguri... non troveranno mai uno staff all'altezza di quello da me guidato perché semplicemente non esiste, nessuno dei pochi collaboratori più o meno storici rimasti al mensile è disposto a muovere un dito, molti eventuali esterni si troveranno in difficoltà perché tutti sanno benissimo che, appoggiando questo ennesimo scempio, sarebbero automaticamente iscritti nel mio personale libro nero. Senza contare che il progetto, essendo precario come tutta la baracca dell'editoria musicale italiana, potrebbe morire dopo un solo numero... e allora, perché rischiare di far parte di una cosa brutta, di non essere pagati e di diventare miei "nemici" in eterno - precludendosi eventuali future collaborazioni con me - per qualcosa che non ha alcuna credibilità e presumibilmente non ha futuro?"
Io, nel leggere una cosa del genere, trasecolo.
Alla stampa musicale italiana nel suo complesso sono rimaste grosso modo 28.000 copie vendute al mese, e i suoi principali esponenti scrivono cose del genere?
Senza vergognarsi?
E se io lo faccio notare è solo per invidia?
Sono io che "scredito il loro lavoro" con quello che scrivo?
La pianto qui, che se no rischio davvero di passare il segno.
Note e links:
[1] Riassunto breve: Gli ex-mucchiselvatici, stufi di non essere pagati, un tre anni fa hanno fatto fuori Stefani Max.
Poi si sono accorti di essere passati dalla padella alla brace con la nuova direttora, tale Federico Daniela, che a seguire ha fatto fuori buona parte di loro, pagandoli (sembra) ancora meno. (E sui finanziamenti pubblici rubati nel frattempo, sorvoliamo che se n'è già parlato abbondantemente)
Da un annetto abbondante gli ex-mucchiselvatici ex-Stefani ex-Federico fanno la guerra con gli attuali sodali di Stefani e di Federico, che a loro volta si fanno la guerra tra di loro.
Vola merda ovunque, ma sembra che tra di loro si possa fare.
L'importante è non intervenire: tutti i non giornalisti musicali ex-mucchi selvatici, quorum ego, sono solo gente invidiosa.
Bisognerebbe proibire il web e i blog, accidenti: troppi dilettanti credono sia lecito esprimere la loro opinione.
Probabilmente ci stanno lavorando: speriamo che il parlare di musica torni in mano solo a loro, i "professionisti"...
Aggiornamenti dal mondo dei "giornalisti musicali italiani".
Quelli che si tirano adosso palate di merda l'un l'altro, ma se ti permetti di criticarli in un blog è solo perchè sei invidioso e vorresti essere al loro posto.
Io, col mio solito fare incredibilmente offensivo, noto che le palate di merda continuano a essere tirate sul web.[1]
Penultima palata, ma era fuori a mezzo, l'ennesimo copiaincolla dell'ex direttore del Mucchio, che per la sua nuova rivista ruba le interviste dai blog.
Una figura pietosa, giustificata col fatto che "chi risponde alle interviste dice sempre le stesse cose", mica ha copiato niente lui.
I dettagli qui, giudicate da soli.
(Io naturalmente ne parlo male perchè sono invidioso, eh. Solo gli altri critici musicali ufficiali possono farlo per onestà intellettuale e non per invidia. Anche se lo fa solo chi collo Stefani Max ci ha litigato, quelli che lavorano con lui a "Outsider" non dicono nulla, fedeli al motto "cane non mangia cane")
Ultima palata, l'avvertimento di stampo mafioso fatto dall'ex caporedattore/direttore del Mucchio Extra, ex amico dello Stefani Max, attuale incriticabile critico musicale Guglielmi Federico, a chi volesse eventualmente collaborare alla nuova "iniziativa editoriale" degli attuali capobastone del Mucchio Selvaggio.
Che, criticabili fin che volete (ma non da noi "gente comune", eh! Solo dai giornalisti musciali ufficiali!) riprendono in mano il progetto del "Mucchio Extra", già inventato e diretto o redatto (mai letto una copia) dal Guglielmi.
Che si incazza di brutto e avvisa:
"Se pensano di farlo diversamente da come lo facevo io solo per non (finire di) perdere la faccia con gli abbonati, è un errore: la massima parte degli abbonati voleva quel giornale lì con quelle firme lì, e dubito che sarebbe soddisfatta da un surrogato. Se pensano di farlo come lo facevo io... beh, auguri... non troveranno mai uno staff all'altezza di quello da me guidato perché semplicemente non esiste, nessuno dei pochi collaboratori più o meno storici rimasti al mensile è disposto a muovere un dito, molti eventuali esterni si troveranno in difficoltà perché tutti sanno benissimo che, appoggiando questo ennesimo scempio, sarebbero automaticamente iscritti nel mio personale libro nero. Senza contare che il progetto, essendo precario come tutta la baracca dell'editoria musicale italiana, potrebbe morire dopo un solo numero... e allora, perché rischiare di far parte di una cosa brutta, di non essere pagati e di diventare miei "nemici" in eterno - precludendosi eventuali future collaborazioni con me - per qualcosa che non ha alcuna credibilità e presumibilmente non ha futuro?"
Io, nel leggere una cosa del genere, trasecolo.
Alla stampa musicale italiana nel suo complesso sono rimaste grosso modo 28.000 copie vendute al mese, e i suoi principali esponenti scrivono cose del genere?
Senza vergognarsi?
E se io lo faccio notare è solo per invidia?
Sono io che "scredito il loro lavoro" con quello che scrivo?
La pianto qui, che se no rischio davvero di passare il segno.
Note e links:
[1] Riassunto breve: Gli ex-mucchiselvatici, stufi di non essere pagati, un tre anni fa hanno fatto fuori Stefani Max.
Poi si sono accorti di essere passati dalla padella alla brace con la nuova direttora, tale Federico Daniela, che a seguire ha fatto fuori buona parte di loro, pagandoli (sembra) ancora meno. (E sui finanziamenti pubblici rubati nel frattempo, sorvoliamo che se n'è già parlato abbondantemente)
Da un annetto abbondante gli ex-mucchiselvatici ex-Stefani ex-Federico fanno la guerra con gli attuali sodali di Stefani e di Federico, che a loro volta si fanno la guerra tra di loro.
Vola merda ovunque, ma sembra che tra di loro si possa fare.
L'importante è non intervenire: tutti i non giornalisti musicali ex-mucchi selvatici, quorum ego, sono solo gente invidiosa.
Bisognerebbe proibire il web e i blog, accidenti: troppi dilettanti credono sia lecito esprimere la loro opinione.
Probabilmente ci stanno lavorando: speriamo che il parlare di musica torni in mano solo a loro, i "professionisti"...
mercoledì 2 ottobre 2013
The Velvet Underground - White Light/White Heat Mega Super De Luxe Expanded Anniversary Edition
Sui Velvet ho già dato con la ristampa Super De Luxe di VU&N.L'ho
Adesso è il turno di WL-WH.
Che poi è bello, eh: c'è Sister Ray, cioè il noise in forma di canzone etc.
Però il primo disco dei Velvet è IL MIO disco rock, questo è solo un ottimo disco: sull'isola deserta non ce lo porterei.
Così, la Mega Expanded Super De Luxe, la
Qui ci starebbe il pistolotto su bollette da pagare, marketing e presa per il culo degli anziani fan di musica rock, ma è rintracciabile grosso modo in ogni puntata della serie "De Luxe", quindi evito.
Note e links:
Articolo in italiano su Rockol, il prezioso manufatto è già preordinabile su Amazon a 97 dollari circa, praticamente te lo tirano dietro.
Da notare, per i maniaci delle "dimensioni", che la confezione e il libretto sono di dimensioni quasi doppie rispetto ai CD contenuti.
venerdì 27 settembre 2013
Can box set. 17 vinili e materiale fotografico inedito
Ottime notizie per i fan dei Can.[1]
Dopo la pubblicazione dei carbonari Lost Tapes, sia in edizione in triplo cd che in quintuplo vinile, l’etichetta Mute ha annunciato l’uscita del catalogo rimasterizzato della band, che conterrà 17 vinili da 180 g. racchiusi in una scatola di lino.
La release degli LP è attesa per il prossimo 3 dicembre. Ci saranno i 13 classici del gruppo, assieme ad Out Of Reach, fuori catalogo dal 1978, e Can Live, album dal vivo registrato con la line up storica, formata da Holger Czukay (basso), Michael Karoli (chitarra), Jaki Liebezeit (batteria) e Irmin Schmidt (tastiere). Inoltre, gli artwork di copertina verranno riprodotti nella forma originale, e ci saranno anche cinque poster e un booklet di 20 pagine in formato 12”, con fotografie inedite e note scritte da Alan Warner.
Can Vinyl Box:
Monster Movie
Soundtracks
Tago Mago (2LP)
Ege Bamyasi
Future Days
Soon Over Babaluma
Delay
Unlimited Edition (2LP)
Landed
Flow Motion
Saw Delight
Note e links:
[1] Non ho scritto una parola di questo post, è tutto tratto, senza permesso, da Sentireascoltare.
Ho solo evidenziato in grassetto sei parole.
La scatola di lino.
Ohibò.
Prossimamente mi aspetto: una giacca di cartone, gli spaghetti di acciaio, l'automobile di gommapane e i dischi di vinile.
Ah no, scusate: gli ultimi, sembra esistano già.
Dopo la pubblicazione dei carbonari Lost Tapes, sia in edizione in triplo cd che in quintuplo vinile, l’etichetta Mute ha annunciato l’uscita del catalogo rimasterizzato della band, che conterrà 17 vinili da 180 g. racchiusi in una scatola di lino.
La release degli LP è attesa per il prossimo 3 dicembre. Ci saranno i 13 classici del gruppo, assieme ad Out Of Reach, fuori catalogo dal 1978, e Can Live, album dal vivo registrato con la line up storica, formata da Holger Czukay (basso), Michael Karoli (chitarra), Jaki Liebezeit (batteria) e Irmin Schmidt (tastiere). Inoltre, gli artwork di copertina verranno riprodotti nella forma originale, e ci saranno anche cinque poster e un booklet di 20 pagine in formato 12”, con fotografie inedite e note scritte da Alan Warner.
Can Vinyl Box:
Monster Movie
Soundtracks
Tago Mago (2LP)
Ege Bamyasi
Future Days
Soon Over Babaluma
Delay
Unlimited Edition (2LP)
Landed
Flow Motion
Saw Delight
Note e links:
[1] Non ho scritto una parola di questo post, è tutto tratto, senza permesso, da Sentireascoltare.
Ho solo evidenziato in grassetto sei parole.
La scatola di lino.
Ohibò.
Prossimamente mi aspetto: una giacca di cartone, gli spaghetti di acciaio, l'automobile di gommapane e i dischi di vinile.
Ah no, scusate: gli ultimi, sembra esistano già.
giovedì 19 settembre 2013
Yo La Tengo - Fade (Deluxe Edition)
Evvabbè, ma cazzo, ma proprio gli Yo La Tengo dovevano spostare il confine delle "De Luxe Edition" un altro poco più in là?Non per il trentesimo, non per il venticinquesimo, nè per il ventesimo nè per il decimo o il quinto anniversario.
E nemmeno in contemporanea con l'uscita per la prima volta del disco.
Tutte robe già fatte, pfui.
Ecco il nuovo limite: il quasi primo anniversario del disco.
"Fade" è uscito a gennaio 2013, ora per il 19 novembre 2013 è prevista la deluxe edition, con il consueto contorno di inediti, demo, cover e versioni live (sintetico: "scarti") pubblicati sul secondo cd.
Alcuni dei quali brani (siamo moderni, suvvia) disponibili solo come download aggiuntivi all'acquisto della deluxe edition.
Cioè, aspettiamo una decina di mesi che ormai chi voleva comprarsi il disco se l'è già preso, e i fan più accaniti, che se avessimo pubblicato le due versioni insieme si sarebbero comprati direttamente la deluxe, adesso saranno "costretti" a ricomprarsi anche la nuova versione.
C'è indubbiamente del genio commerciale dietro a tutto ciò, eh.
Però dagli Yo La Tengo una cosa così non me la sarei mai aspettata.
Da tutti gli altri, magari, ma non da loro.
Uno dei pochi gruppi autoironici del rock indipendente.
Uno dei pochi gruppi che ho sempre stimato incondizionatamente per la coerenza se non per la qualità dei loro dischi, comunque costantemente al di sopra della media.
Poi si può capire, il tempo passa per tutti, due lire in più mica ti fanno schifo.
Ma gli Yo La Tengo, ecco: mi sembravano diversi.
Delusione dell'anno.
Il nuovo "Sentireascoltare"
"Sentireascoltare" è forse il migliore sito web che parla di musica, da diversi anni.
Senz'altro quello che io preferisco, sia per quello di cui parla sia per come ne parla.
Da qualche giorno il sito è stato profondamente rinnovato nella struttura.
Graficamente gradevole, ma lo era già prima.
Però.
Io lo leggo spesso in ufficio.
E in ufficio non ho esattamente l'ultimo modello di computer, eh.
Nemmeno il penultimo, a dire il vero.
Ho tre onesti cassoni di cinque o sei anni fa, Pentium 4 con 512 Mb di Ram, che per il lavoro di ufficio vanno benissimo.
La versione precedente di Sentireascoltare era velocissima e perfettamente leggibile anche con i tre cassoni.
Adesso, cavoli: no.
E' diventato lento e pesante, ci mette alcuni minuti ad aprire le pagine, e se ne apro più di una mi manda in blocco il computer.
Per una volta, mi accodo ai crociati del "Meglio Prima".
E quindi sì: "Sentireascoltare", meglio prima.
Che almeno riuscivo a leggerlo...
Note e links:
Ad esempio: l'immagine qui sopra del logo di "Sentireascoltare" è significativa.
E' un png trasparente: sul sito è bellissimo, perchè lo sfondo è grigio scuro; qui fa schifo perchè lo sfondo è bianco.
Ma è un indice: un'immagine trasparente ci mette più tempo a essere caricata ed elaborata, rallentando i poveri vecchi cassoni del mio ufficio.
Tutto il nuovo sito funziona così.
Purtroppo.
Senz'altro quello che io preferisco, sia per quello di cui parla sia per come ne parla.
Da qualche giorno il sito è stato profondamente rinnovato nella struttura.
Graficamente gradevole, ma lo era già prima.
Però.
Io lo leggo spesso in ufficio.
E in ufficio non ho esattamente l'ultimo modello di computer, eh.
Nemmeno il penultimo, a dire il vero.
Ho tre onesti cassoni di cinque o sei anni fa, Pentium 4 con 512 Mb di Ram, che per il lavoro di ufficio vanno benissimo.
La versione precedente di Sentireascoltare era velocissima e perfettamente leggibile anche con i tre cassoni.
Adesso, cavoli: no.
E' diventato lento e pesante, ci mette alcuni minuti ad aprire le pagine, e se ne apro più di una mi manda in blocco il computer.
Per una volta, mi accodo ai crociati del "Meglio Prima".
E quindi sì: "Sentireascoltare", meglio prima.
Che almeno riuscivo a leggerlo...
Note e links:
Ad esempio: l'immagine qui sopra del logo di "Sentireascoltare" è significativa.
E' un png trasparente: sul sito è bellissimo, perchè lo sfondo è grigio scuro; qui fa schifo perchè lo sfondo è bianco.
Ma è un indice: un'immagine trasparente ci mette più tempo a essere caricata ed elaborata, rallentando i poveri vecchi cassoni del mio ufficio.
Tutto il nuovo sito funziona così.
Purtroppo.
venerdì 13 settembre 2013
Seashell Records - Pluviôse
Seashell Records è il nuovo progetto di etichetta cassettografica di Claudio Cataldi, musicista palermitano con all'attivo due ep per la - purtroppo defunta - Woolshop Productions e Federico Ghersi.Esordisce in questi giorni con la prima release, la compilation "Pluviôse".
Che ha un sacco di pregi: ad esempio, ci sono pochi pezzi - nove - per una durata che è grosso modo quella di un Lp di una volta.
Di conseguenza è impossibile annoiarsi durante l'ascolto, come - siamo sinceri - capita nel 99% delle compilation, soprattutto quelle con venti/trenta pezzi di altrettanti gruppi diversi.
I gruppi partecipanti spaziano dall'Italia al Giappone, dalla Polonia agli Stati Uniti, con una bella varietà di zone d'origine che dimostra, una volta di più, quanto sia ormai ininfluente il luogo geografico in cui nasci rispetto alla musica che produci.
La compliation è disponibile in download digitale da Bandcamp, dove è anche possibile ascoltarla in streaming, al prezzo più che accessibile di 5 euro, compresa la spedizione della copia fisica (ci torno tra un momento)
Ma, soprattutto: la musica contenuta è bella, ed è esattamente quella che mi interessa ascoltare in questo momento.
Oltre al sempre ottimo Giampiero Riggio (qui con harmonium e cello, peccato per la voce registrata non benissimo) mi piacciono particolarmente i brani di Chewing Magnetic Tape (tra wave elettronica e krautrock), di Lipan (parte con una chitarra che mi ricorda gli Husker Du di "Too Far Down", poi l'uso della voce mi rimanda a uno dei gruppi italiani più amati da me, i Leanan Sidhe), di In Every Dream A Nightmare Waits (impressionante la somiglianza con la voce di Brendan Perry e con il suo folk medieval/apocalittico).
E soprattutto, Novanta, una rivelazione: un pezzo che parte da un arpeggio di chitarra e arriva a un pieno strumentale postqualcosa mybloodyvalentineggiante.
Non tutto è positivo, eh: la cosa della pubblicazione su cassetta, ne abbiamo già ampiamente parlato nel post dedicato al Cassette Store Day, anche attraverso i commenti lasciati da Claudio.
Anche se, visto che la cassetta è inclusa nel prezzo del download (o il contrario) la spesa è più che affrontabile, e in fin dei conti le considerazioni negative sul formato erano dedicate in particolare alle edizioni solo su cassetta.
Qui c'è la doppia versione, fisica e digitale, e allora va bene così.
In sintesi: esordio ottimo e ampiamente consigliato a chi si interessa di "suoni altri".
Note e links:
Seashell records
Bandcamp
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