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lunedì 27 settembre 2010

Artistinoiosi: Jimi Hendrix


A me Jimi Hendrix piace anche.
Qualche canzone, almeno.
Hey Joe, Little Wing, The Burning of the Midnigth Lamp.
Però.
Quanto è noioso. E' il prototipo di tutti i chitarristi che si prendono l'occhio di bue durante l'assolo.

Lui era bravo bravissimo eh!
Ma sarà un caso che la sua canzone più famosa e conosciuta non l'abbia scritta lui?
Bravo bravissimo, certo.
Ma sarà un altro caso che le schiere dei suoi imitatori si siano di massima limitati all'aspetto masturbatorio del suo modo di suonare la chitarra, dimenticandosi completamente (aveva già iniziato lui, d'altra parte) che assoli e chitarre sono solo una delle parti di una canzone, e non ne sono l'unico motivo d'essere?

Bravo bravissimo, come dire il contrario?
Ma insomma, è morto un po' prima dell'altroieri, lui ha sicuramente contribuito a definire la chitarra rock, ma per fortuna la musica è andata avanti nel frattempo.
Bravo bravissimo, ci mancherebbe altro.
Ma anche molto più conosciuto dal grosso pubblico per il "contorno" (chitarre in fiamme, suonate coi denti o dietro la schiena, il "bombardamento" di Woodstock) che per la musica vera e propria.

Bravo, impossibile negarlo.
E' pure morto ed era nero, ce le ha tutte perchè non se ne possa che dire bene.
Bravissimo, come non riconoscerlo.
Guai a dirne male.
Ma che noia i suoi dischi.


Note e links:
E sto parlando solo di quelli "ufficiali", della messe di postumi quasi non vale la pena neanche accennarvi...

venerdì 10 settembre 2010

Dischichenonciarrivoproprio: Captain Beefheart - Trout Mask Replica


Nella foto: piace proprio a tutti questo disco! E quella che ha in mano Obama è la copia lasciata alla Casa Bianca da Richard Nixon.


Eccoci qui. Quasi una richiesta questa puntata [1], ma è una "sfida" che ho raccolto volentieri.
Perchè la mia storia con questo disco è di lunga data, l'ho ascoltato per la prima volta attorno al 1985, poi una seconda volta una decina di anni dopo, e una terza volta qualche mese fa.
Ogni volta, arrivato alla fine del disco pensavo "mah" e passavo ad altro. [2]
Dopo aver letto la - veramente bellissima - recensione/saggio linkata da Sigur Ros [3] ci ho riprovato: il disco era rimasto nell'iPod e, con abnegazione e discreto sforzo di volontà, l'ho ascoltato non meno di quattro volte, dall'inizio alla fine, nel tragitto casa-ufficio e ufficio-casa. [4]

Ora.
Capisco e posso apprezzare la parte concettuale dell'opera.
Ma, come già anticipato nella discussione già citata nella nota 1, ancora prima di definire cosa sia la "piacevolezza" in ambito musicale, credo che nell'ascolto di un disco ce ne sia bisogno. Qualunque cosa sia per voi "un ascolto piacevole" [5], qui non c'è quasi nulla di quello che tale lo rende per me.
Non è che mi spavento per un po' di rumore, di disarmonia, di dissonanza.
Ma quando la dissonanza è la regola, quando il "non piacevole" è cercato ostinatamente, quando disarmonia e assenza di melodia sono tutto quello che c'è, beh, mi arrendo.
E posso anche capire la scrittura rigorosa delle parti strumentali, la ricerca di un obiettivo pienamente raggiunto, cosicchè ogni cosa che si sente sul disco è esattamente quello che Captain Beefheart voleva si sentisse.
Ma quando lo scopo è realizzare qualcosa di inascoltabile [6], perchè dovrei ascoltarlo? Se lo facessi, contribuirei a non realizzare lo scopo per il quale il disco è stato registrato...

Questo disco potrebbe essere uno scolapasta senza buchi, magari ideato da un famoso designer: forse anche bellissimo, ma inutile.
E' un disco senza musica e senza canzoni.
Ci sono alcune cose che mi piacciono lo stesso, intendiamoci: il suono delle chitarre è veramente bello, e quel suono, quel tipo di interplay tra le due chitarre che a volte si intra-sente sono secondo me la cosa che più ha influenzato i gruppi "eredi" di questo disco.
Per il resto:
- La voce è insopportabile. Le vocine e lo vocione, già non mi piacciono particolarmente nei dischi di Zappa...
- Le canzoni "a cappella" [7] sono irritanti: l'effetto "messa cantata" è obbrobrioso.
- Anche quelle poche volte che le chitarre stanno suonando "insieme", la voce non è che perda troppo tempo a seguirle: di solito continua ad andare per conto suo.
- Il basso forse c'è, forse no. Non pervenuto.
- La batteria è veramente registrata alla cazzo.
- Il missaggio, sembra fatto a seconda di chi c'era in quel momento al mixer: un tecnico del suono, un passante, il cane di Captain Beefheart, il ragazzo dei giornali o la signora delle pulizie. La voce è spesso insopportabilmente alta, a volte le chitarre spariscono del tutto.
- A volte arriva un sax suonato alla cazzo, che fa tanto figo e free-jazz. [8]

E parlando delle non-canzoni:
- C'è un brano che sembra root-blues, d'accordo. Carino. E quindi?
- Ci sono un due/tre di pezzi dove il Capitano non canta. Mi immagino la band che si ritrova in studio: "Dov'è il capo? Ha detto che oggi non viene, cià mal di pancia." E giù di corsa, tutti contenti, a registrare un pezzo senza quella cazzo di voce sopra.
- La poliritmia di cui si parla nell'articolo linkato, non la sento. "Poliritmia" sono diversi ritmi fusi insieme, non ritmi diversi in diverse canzoni (o diverse sezioni della stessa canzone), o una batteria suonata come capita.
- Le chitarre slide, (stessa fonte del punto precedente), boh. Sicuri che chi ha scritto quella parte il disco l'ha sentito? Io ho sentito una slide forse in un paio di brani.
- I testi, boh. Saranno anche bellissimi, ma non li capisco al volo, non conosco abbastanza bene l'inglese. Dovrei mettermi lì, sforzarmi di ascoltare solo il testo per cercare di capire: non è una cosa che faccio normalmente mentre ascolto un disco.
- I brani hanno un grosso pregio: sono corti. Almeno quello. Che poi sono tantissimi. Non mi capita spesso di guardare il contatore del cd ("Dove siamo, al brano nr. 15? Minchia, ancora 13?") e sperare che arrivi alla fine in fretta.
Questo è uno dei pochi dischi che mi fanno pensare "ma che bello, è finito!".[9]

Insomma, per realizzare un disco che sembri così compiutamente fatto alla cazzo, ci sono due strade: o scrivere esattamente il tutto, nota per nota, cercando continuamente di dare l'impressione di un caos casuale, per nulla controllato.
Oppure, più semplicemente, farlo alla cazzo. Come viene viene.
Se lo chiedete a me, la seconda che ho detto.


Note e links:
[1] Vedi il commento di Joyello (27/08/10 ore 13.13) e seguenti nel post Vacanze finite.

[2] Non è particolarmente originale, ma di solito mi veniva in mente la Corazzata Potëmkin.

[3] Nei commenti al post citato nella precedente nota 1.

[4] Il primissimo risultato è stato un ulteriore calo di entusiasmo all'idea di andare al lavoro, subito bilanciato da un inaspettato calo di entusiasmo all'idea di tornare a casa...

[5] Che può essere qualsiasi cosa: per me, il rumore controllato dei primi Sonic Youth, le melodie sepolte sotto il feedback dei My Bloody Valentine, le destrutturazioni sonore dell'ultimo David Sylvian, il rumorismo laptop di Fennesz, i droni minimali di Richard Skelton.

[6] Versione politcally correct: "diversamente ascoltabile".

[7] Non nel senso di "estremità anteriore del cazzo". O forse sì, ripensandoci.

[8] E qui, devo dire "no, grazie". Non mi interessa il jazz, stiamo parlando di rock. Non trovo la necessità di "nobilitare" il rock innestandovi supposte musiche più "alte", come il jazz o la musica classica.

[9] Per intenderci, che poi arriva Harmonica e ci lascia un paio di frasi contro la musica di avanguardia e a favore del pop di classe: con tanti dischi di avanguardia/noise/drone-psichedelico/field recording neppure aspetto che arrivino a metà, tasto "stop" e cancellazione perenne dall'iPod.

giovedì 2 settembre 2010

Reato di lesa litfibità: mistero risolto!


Nella foto: in smagliata forma fisica i due dioscuri dei Litfiba, a destra lo stempiando Pelù, tutti gli altri a sinistra sono Ghigo...

Grazie a Andrea che ha lasciato il link a un forum dedicato ai Litfiba ho finalmente risolto il "mistero" dell'apparizione di tanti educatissimi anonimi commentatori al post sui Litfiba di qualche tempo fa.
Siccome la lettura è, a mio parere, estremamente divertente, ecco il link alla discussione che ha generato qui il traffico di anonimi... :)

lunedì 21 giugno 2010

Artistimmensamentebravichenonmipiaccionoproprio: Bruce Springsteen


Nella foto: un gruppo di pacifici fan del Boss pronti per una civile discussione con (qualora esistesse) un non-fan dello stesso.

Nuova rubrica, quell'altra creava troppe polemiche inutili già sul titolo e non sui contenuti. [1]
Qui, fin dal titolo ("Artistimmensamentebravichenonmipiaccionoproprio"), sia messo subito in chiaro che:
- sto parlando di artisti/gruppi/dischi bravissimi e bellissimi;
- allo stesso tempo, i suddetti non mi piacciono neanche un po'.
Nel corso dello svolgimento della rubrica, tenterò di spiegare perchè a me questi artisti/etc. - sicuramente bravi e da molti giustamente apprezzati - non piacciono neanche un po'. [2]

Quale miglior punto di partenza che lui, il Boss?
Probabilmente l'artista che gode del maggior numero di fans adoranti ed irriducibili [3], per i quali neppure si pone il dubbio che a qualcuno possa, semplicemente e sinceramente, non piacere Bruce.

Io, ad esempio, sono venuto a contatto con Springsteen per la prima volta nel fatidico anno 1980. [4]
In quegli anni, sul Mucchio Selvaggio esisteva solo il Boss. Poi c'era Bruce, al terzo post Springsteen. Longeque inferior etc... :)
E allora me lo sono comprato, "The River".
E ho pure provato ad ascoltarlo. Alla fine della facciata A già mi chiedevo "'mbe?", alla fine della facciata B rimpiangevo i soldi spesi. La facciata C e D non sono mai arrivato ad ascoltarle, magari c'erano su dei capolavori assoluti, ma non ce l'ho fatta: immediatamente riciclato al Discomane...

Ma lo contestualizzo, eh: lo stesso anno scoprivo ed ascoltavo, ad esempio ed in rigoroso ordine alfabetico:
  • Bauhaus: In The Flat Field
  • Birthday Party
  • Clash: Sandinista
  • Clock Dva: White Souls
  • Colin Newman: A-Z
  • Comsat Angels: Waiting For A Miracle
  • Cramps: Songs The Lord Taught Us
  • Crass: Stations Of The Crass
  • Dead Kennedys: Fresh Fruit For Rotting Vegetables
  • Durutti Column: Return Of
  • Echo And The Bunnymen: Crocodiles
  • Feelies: Crazy Rhythms
  • Joy Division: Closer
  • Killing Joke: self-titled
  • Lydia Lunch: Queen Of Siam
  • Pere Ubu: Art Of Walking
  • Pop Group: For How Much Longer
  • Psychedelic Furs: self-titled
  • Soft Boys: Underwater Moonlight
  • Sound: Jeopardy
  • Talking Heads: Remain In Light
  • Teardrop Explodes: Kilimanjaro
  • Tuxedomoon: Half Mute
  • U2: Boy
  • X: LA
  • XTC: Black Sea
  • Young Marble Giants: Colossal Youth
"The River", mah... tutti quelli ricordati qui sopra mi interessavano di più.
C'erano dentro più cose, musicalmente e non solo.

Qualche anno dopo, impossibile evitare di ascoltare "Born in the usa" e "Dancing in the Dark".
E magari i testi erano bellissimi, e c'erano vibranti critiche contro ciò che di sbagliato esisteva negli USA, oppure fantastiche descrizioni di storie di adolescenti in fuga sulla Route 66, o commoventi e partecipate tragedie su padri di famiglia licenziati dalla fabbrica di Detroit, e via stereotipando.
Ma la musica?
Il peggior "Rock-FM" anni '80, batteria marziale con rullantoni gated, synth plasticosi e la solita pomposa e roboante retorica "rock" fatta di sudore, fascia per i capelli e schitarratone.
E magari gli altri pezzi erano bellissimi, e mi sono perso un capolavoro. Ma se quello che si sente in giro è così pessimo, manca - a me - lo stimolo ad approfondire.
Perchè a me è sempre piaciuta l'America in tono minore di Kerouac, di cui le Cadillac e la strada fanno senz'altro parte, ma che a quelle non si riduce...

Avendo nel frattempo smesso di leggere il Mucchio per esaurimento della (mia) pazienza alla sequela di santini mensili su Springsteen, ho pacificamente e senza fatica provveduto a ignorare per i decenni seguenti ciò che faceva il buon Bruce.
Sì, di tanto in tanto capitava di sentire un pezzo nuovo alla radio o alla tv, ma erano tutte cose facilmente trascurabili.
L'anno scorso, ad esempio, ho con orrore sentito "Workin' on a Dream", il classico pezzo che ti incoraggia a non ascoltare l'album da cui è tratto.
Se non avessi cominciato a frequentare questo "giro" di blog, non avrei mai saputo che c'è ancora chi considera Bruce Springsteen una delle massime espressioni della musica rock.
Credetemi, ci sono rimasto abbastanza male... :)


Note e links:
[1] Troppe educande in giro per il web, ma solo quando il "...dimmerda" è riferito a uno dei loro "eroi"...

[2] Provo a prevenire pure l'accusa di "montare ad arte" delle polemiche.
Con due argomenti:
  • Cosa diavolo ci guadagnerei dalle polemiche? Non capisco, davvero.
  • Sono convinto che le cose che non ci piacciono ci definiscono altrettanto bene di quelle che ci piacciono. Non mi sembra nè inutile nè polemico scrivere di quello che mi piace e di quello che non mi piace, e soprattutto motivarlo. Liberi tutti di non essere d'accordo con entrambe le opinioni.
[3] Ed anche un po' "Talebani del rock"
Quindi la reazione solita è quella già riportata nei commenti al post precedente: se dici che non ti piace Bruce, vuol dire che
  • ti piacciono Ramazzotti e Pausini
  • non capisci nulla di musica
  • non è vero che non ti piace il Boss (perchè è impossibile) e quindi lo dici solo per provocare.
[4] Vedi ad esempio il già più volte ricordato post di Lucien sulla musica di quell'anno.

lunedì 19 aprile 2010

Dischidimmerda(fresca): Baustelle - I mistici dell'occidente


Nella foto: i Baustelle

Riceviamo e volentieri pubblichiamo [1]:

DDM d’impeto, questo giro. Perché ce li siamo giocati una volta per tutte. Perchè "Amen" è stato insopportabilmente ruffiano e plastificato, e mi aspettavo un proseguio sulla scia, sfiduciato e pessimista.
Invece Bianconi è riuscito a fare addirittura di peggio, con questa pulitissima dozzina di canzoncine imbarazzanti. Arrangiamenti magniloquenti, schemi irranciditi, pesantezze e archi a go go, diabete che scorre come un fiume in piena. Un disco sanremese nella peggiore tradizione del termine, che potrebbe essere cantato da Iva Zanicchi o da Orietta Berti.
Dov’è andato a finire il talento melodico e la personalità di "La malavita"? Nel loro capolavoro, i senesi riuscivano a compiere un piccolo grande miracolo di eleganza ed ironia mediterranea, con su tutte "Sergio", "La guerra è finita", "Revolver", "Un romantico a Milano", perle ormai destinate a non essere replicate.
Anche nei primi due acerbi dischetti, perlomeno canzoni come "Gomma" o "Riformatorio" erano spiccatamente pop, ma di quella filigrana luccicante che evitava ogni tipo di banalità.
Ma dopo aver toccato con mano il successo nazionale come autore, Bianconi subisce la classica insolazione alla quale evidentemente non deve essere facile resistere.
Non riesco a salvare proprio nulla di questo disco (a parte forse "Il sottoscritto"). Persino le liriche, da sempre tratto forte del leader, non comunicano proprio un granchè.
Questa entità non è più un baustelle, ma un ricovero per vecchie glorie.


Note e links:
[1] E da chi se non dall'ottimo Webbatici, autore del blog "Tuning Maze"?

venerdì 2 aprile 2010

Dischidimmerda (variante gruppidimmerda): U2



Nella foto: il titolo del post non è un'offesa, lo sapevano anche loro fin dagli inizi.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo [1]:

Non dico che chiunque può parlare degli udue, ma è impossibile non esserne esposti, a meno che non si sia stati rinchiusi in una campana di vetro da un quarto di secolo. Per stilare lo scomodo sbrodolìo della variante gruppidimmerda, però occorre avere una conoscenza profonda della discografia, e io mio malgrado sono stato “costretto” per motivi inter-personali ad una esposizione massiccia di 30 anni di dischi degli irlandesi. Cosa che peraltro non ha incattivito il giudizio sommario, sia ben chiaro, semmai l’ha soltanto rafforzato su pochi punti essenziali. Gli udue oggi sono una cariatide mondiale che, dall’alto della propria posizione e con una grande dose di esperienza e malizia, sa riciclarsi di continuo pur continuando a sfornare dischi imbarazzanti da anni e anni. Soltanto i primi 3 album sono stati buoni prodotti new-wave, alchè una volta saggiato il successo planetario il gruppo ha imboccato una netta discesa artistica che non accenna a fermarsi minimamente.

Il punto di forza che ha portato gli udue in cima al mondo è stato senza dubbio una formazione inattaccabile, di puro granito, che senza mai cambiare ha donato sicurezza e stabilità perenne. Un cantante bravo ma monocorde, in grado di esibirsi soltanto sulle note alte, atteggiatosi a santone carismatico in grado di muovere masse oceaniche (e allora perché non si mette in politica un bel giorno e prova a sistemare i problemi della sua isola?). Un chitarrista discreto, dai suoni ricercati ma poi completamente incapace di rinnovarsi e di trovare nuove strade. Una sezione ritmica che all’inizio aveva anche qualcosa da dire, ma col passare degli anni è diventata al 100% ombrosa e ininfluente.

Breve cronologia discografica: "Boy" e "October" furono buoni e saltellanti, con una corteccia pop ancora limitata dalle spigolosità wave, una buona spanna sotto gli Echo & The Bunnymen, diciamo seconda categoria. "War" invece a mio avviso fu l’apice, con "Sunday bloody Sunday", "New year’s day", "Like a song", inni nervosi e passionali che una volta all’anno (non di più, eh!) posso ancora riascoltare con gradevolezza. Nel 1984 inizia la discesa: le produzioni si fanno sempre più gonfie, le songs mostrano già la corda con "Unforgettable Fire". "The Joshua Tree" li consacra campioni del mondo, e già possono fare quello che pare loro, con i 3 hits che sono clamorosi esempi di limitatezza compositiva. Con "Rattle and Hum" partono anche i colpi di testa: l’innesto di elementi soul and blues sono tanto lontani dalle loro possibilità quanto lo potrebbe essere il progressive.

Nel frattempo i gloriosi anni ’80 finiscono e gli udue cercano di non restare indietro. Su "Achtung Baby" si cerca di limitare i danni con qualche pezzo buono come "The Fly", "Until the end of the world", "Zoo station", rievocanti i primi bei tempi del gruppo. Ma è tutto irrimediabilmente rovinato da pezzi casca-braccia come "One" e "Misterious way". Due anni dopo ci riprovano con "Zooropa", e nientepopodimeno che con l’elettronica innestata sui loro motivetti scontati e banali. Fallimento totale. Intanto Vox si toglie lo sfizio di duettare con Pavarotti, e preferisco mantenere silenzio stampa.

"Pop" prosegue con una inutile commistione di electro-pop all’acqua di rose, incapace di mettere a segno un solo pezzo dignitoso.
Da quel momento gli udue iniziano a capire che non è il caso di avere fretta, i tour stipa-stadi tolgono energia, è sempre più dura scrivere e tanto vale godersi i frutti del lavoro. Quindi un disco ogni 4-5 anni da dare in pasto ai fans va più che bene, ma non a chi non li sopporta più come me: i tormentoni alla radio sono sempre quelli, almeno se ce ne fossero di più romperebbero meno le palle…
Da "All that you can’t leave behind" si estrae l’ultimo pezzo appena appena decente, "Stuck in a moment", una boccata d’ossigeno fra le energiche scoregge di "Elevation" e "Beautiful day". Che su "How to dismantle an atomic bomb" diventano autentiche sgommate su "Vertigo" e "City of blinding lights". L’ultimo disco l’ho sentito solo una volta e mi è più che bastata.
Rinnovo pertanto l’appello a Vox di scendere in campo, perlomeno sembra un uomo che non ha bisogno di leggi ad personam…

Note e links:
[1] Ancora una volta dall'amico Webbatici, autore del blog "Tuning Maze"

martedì 23 marzo 2010

Dischidimmerda: Coldplay - Viva la Vida or Death And All His Friends


Nella foto: Chris "Ricky" Martin mentre canta uno dei suoi più grandi successi, "Viva la Vida Loca".


Questo primo contributo esterno a Place to Be, inviato da Webbatici [1], contribuisce a mantenere in vita la rubrica dischidimmerda, che sarebbe altrimenti giunta alla sua naturale conclusione per mancanza mia personale di ulteriore materiale di cui scrivere.
Grazie quindi a Webbatici, gli lascio la parola ricordando che chiunque voglia voglia scrivere di un "suo" discodimmerda è il benvenuto qui!



Non è facile contribuire a questa prestigiosa rubrica [2]; occorre scegliere con cura, analizzare fino in fondo ciò di cui si va a scrivere, quindi in sostanza ri-ascoltare il ddm [3] in questione dall’inizio alla fine, quando si sa che ciò porterà via tempo ad un altro disco nuovo da scoprire o ad un proprio tormentone, classico o del periodo che sia.
Quando si scrive di un ddm, occorre essere quantomeno onesti come quando lo si fa della musica che si ama. Ed io i Coldplay li ho scelti perché per me sono stati una delusione irreversibile, senza ritegno: ho apprezzato i loro primi due dischi, che possedevano una freschezza genuina ed erano fatti con mezzi sostanzialmente poveri, in cui il pop e il folk si sposavano con disinvoltura e un pizzico di malinconia, sfornando songs molto valide come le bellissime "Trouble", "A rush of blood to the head", "Amsterdam", "Spies". Il 2003 fu l’anno di gloria per loro, col tour mondiale sempre sold out, l’idolatria delle folle, la definitiva consacrazione a stars internazionali, e probabilmente qui persero la testa. O meglio, Martin perse la testa: che sia stata colpa della gnocca hollywoodiana di turno o dello status acquisito, non ha molta importanza. Il terzo disco già scricchiolava pericolosamente in direzioni U2iane, e come si poteva facilmente prevedere ecco la disfatta completa del quarto.
Non c’è rimasto più nulla del modesto ma sincero artigianato iniziale: quando andavano male almeno erano una copia mediocre degli Echo & The Bunnymen, ora invece sono un orribile mix del peggiore rock da stadio, all’insegna di tronfi trionfalismi in stile udue, senilismi folk tipo i Rem degli ultimi diec’anni, soul plasticati mascherati da ballad matura, per non parlare degli arrangiamenti, pesanti e fuori luogo specialmente negli archi.
Forse si tratta di uno dei classici casi in cui le produzioni funzionano meglio nell’oscurità, senza pressioni di sorta. Comunque oggi i Coldplay sono un gruppo vuoto, scontato e totalmente privo di idee, che dimostra ogni secondo i propri limiti, anzi li ha già sfondati abbondantemente e calpestati, bel bello del proprio successo mondiale.


Note e links:
[1] Amico di web e brillante autore del blog "Tuning Maze" linkato anche qui a fianco, fategli visita!

[2] Lo spirito della rubrica sarebbe però di prendere per il culo i dischi, non il titolare del blog… vabbè… :)

[3] "discodimmerda" in breve, ovviamente.

giovedì 18 marzo 2010

Dischidimmerda: Litfiba - Desaparecido


Nella foto: prima di diventare Filibustiere, l'integerrimo Pelù aveva provato anche con l'imitazione di Madonna.

Partiamo dall'IRA di Firenze. [1]
Prima metà degli anni '80, a Firenze c'era fermento - Diaframma, Neon e Pankow tra gli altri.
Poi i Diaframma di Federico Fiumani si inventano la new wave cantata in italiano. Per quanto mi ricordo, prima di loro ci sono al massimo gruppi che cantano in misto frutta, un po’ in italiano e un po’ inglese. [2]
Ma Fiumani è bravo, e scrive poesie perfette per la generazione dark di metà anni ’80, e io, come tanti altri allora, amo i Diaframma e i loro dischi: “Altrove” e “Siberia”. [3]

Ma a Firenze c’è anche un altro gruppo, se ne parla sulle riviste specializzate: il cantante “è un animale da palcoscenico, anche se troppo influenzato dalla teatralità di Peter Murphy (!)” [4]
Si favoleggia di performance infuocate, vengono pubblicati dischi quasi irreperibili, ma alcuni pezzi sono già “leggendari”: “La luna”, “Guerra”, addirittura un disco con la colonna sonora di uno spettacolo teatrale, “L’Eneide di Krypton” [5].
Oh, sono quasi tutti bruttini, ma davvero. Musicalmente scialbi, new wavina innocua ed indecisa, e testi francamente imbarazzanti fin da allora. [6]

Quand’ecco che, arriva l’IRA.
Che si inventa uno slogan. [7]
“La nuova musica italiana cagat cantata in italiano”

L’esordio dell’IRA è la compilation “Catalogue Issue”: ci sono su due pezzi dei Diaframma che finiranno su Siberia, due pezzi dei Litfiba che sono forse il meglio della loro produzione, due pezzi dimenticabili degli Underground Life e due pezzi dimenticati dei Moda.
Però l’IRA si accorge che, pur facendo cagare, l’unico gruppo con un potenziale commerciale vero sono loro, i Pelù(che) di Piero.
Archiviato in fretta l’effimero successo di critica dei Diaframma, scaricati in malo modo per mancanza di appeal commerciale gli Underground Life, dimenticati dai loro stessi parenti i Moda, rimangono i Litfiba.
Che oltreutto, vista la “mission” dell’etichetta, devono pure scriversi i testi in italiano. E se per Fiumani l’urgenza poetica era autentica e lo portava giustamente ad usare l’italiano, i Litfiba producevano quintalate di merda fritta – dico, li avete mai letti i testi dei Litfiba? Io purtroppo si, e chiudiamo qui il discorso…
Ma la musica? E anche qui non ci siamo.
Perché dove i Diaframma cercavano una via italiana al post-punk, usando gli stilemi di Joy Division e dei Cure, e trapiantando su di essi i testi in italiano di Fiumani, i Litfiba no.
Loro già avevano testi inutil-banali, e peggioravano il tutto con una musichetta a metà tra la wave pomposa dei Simple Minds e il rock da stadio degli U2 (“Eroe nel Vento” è un plagio spudorato di “I Will Follow”).
Ma nonostante tutto questo riuscivano a passare per artisti indipendenti, nuovi ed alternativi. Come diavolo avranno fatto? [8]
“Desaparecido” è un disco inutile. Stilisticamente, timbricamente, strutturalmente – non è new wave, non è rock – al limite è una “prova generale di futuro gruppo pop”. Ma brutto, oh.
E pensare che se lo paragoniamo a quello che verrà dopo, “Desaparecido” è almeno decente. Perché poi sarà una picchiata senza fine verso la peggior musica da classifica, brutta ed inutile.

Chi non c’era, o era distratto, può rileggere alcune “spigolature” dal post su Vinile: sono recensioni contemporanee all'uscita di quei dischi lì - non è che all'epoca fossero visti molto meglio…

Poi della svolta Pirata/Filibustiere/Cangaceiro/Bandido del Sertao, quella no, non ce la faccio neanche a parlarne. Purtroppo era musica che non potevi evitare, e come tutti mi è capitato di sentirla – per fortuna, poco.
Sembra che adesso ci sia la minaccia di una reunion con l'altro “ragazzo di ieri”, "Ghigo" Renzulli, il trottolino amoroso dei chitarristi corsari.
La circostanza avrebbe almeno il grosso merito di riunire le due “menti” dei Litfiba, evitando così di raddoppiare – come negli ultimi anni – le uscite discografiche, una del bel Pieropelù e l'altra del simpatico Ghigogabibbo che si è tenuto il nome del gruppo per tutto questo tempo...
Sembra si fossero lasciati da buoni amici, un po' come Roger Waters e Syd Barrett [9], adesso han fatto pace – misteri del portafoglio (e delle bollette da pagare…)


Note e links:
[1] Che non è Firenze incazzata, anche se ne avrebbe avuto tutte le ragioni, a pensarci bene, ma la casa discografica “Italian Record Alliance”.

[2] Sicuramente a cercare bene qualche esempio precedente si trova, eh – ma io dico il primo di quelli “famosi”, che si fanno conoscere oltre la loro cantina.

[3] Poi purtroppo comincia la carriera solista di Federico Fiumani, che non sarà mai più così efficace come in quei primi lavori. Senza svendersi come il Bandido del Sertao, però, questo bisogna riconoscerglielo sempre.

[4] Tratto da un Rockerilla del 1982/1983 circa.

[5] Ce l’avevo pure – come tutti gli altri – ma giuro che non mi ricordo cosa diavolo fosse “Krypton” (il nome del gruppo teatrale? Un riferimento al pianeta natale di Superman?)

[6] Peraltro una costante del gruppo, quasi un “marchio di fabbrica” :)

[7] Adesso si direbbe “claim”, mutuando dal mondo della pubblicità – ma allora i riferimenti si facevano al mondo della politica…

[8] Per un bel pezzo, almeno. La risposta alla domanda potrebbe essere “grazie agli investimenti pubblicitari della loro etichetta”? Mah… certo che per lungo tempo la stampa musicale italiana tutta, compatta come non mai, ha cominciato a sparare a zero su chi cantava in inglese – e gli unici che avevano spazi, recensioni, interviste erano quelli che si adeguavano…

[9] Confronta l'estratto della magnifica lezione sui Pink Floyd all'Università di Roma (nei commenti la trascrizione dell'intervista)

giovedì 4 marzo 2010

Dischidimmerda (variante gruppidimmerda): Queen


Cappellino introduttivo sul perché mi sembra inutile parlare male di Lady Gaga: non ho nessun disco suo, e non ho voglia di perder tempo ascoltandola – se non per caso alla tv o alla radio… e quindi non posso parlarne né bene né male: non la conosco abbastanza.
Posso invece parlare male del gruppo oggetto dell’articolo odierno: i Queen.
Perché quando avevo 13/14 anni mi piacevano [1], compravo i loro dischi, avevo appeso in camera il poster di “Bicycle Race” (quello con le cicliste nude – perché erano nude e perché era una cosa in qualche modo “ribelle” – a quell’età, eh!)
Alle feste del sabato pomeriggio per far colpo sulle ragazze “noi duri” usavamo cose del tipo: “Nahh, non mi piace la disco, vieni che ti faccio sentire i Queen”… per quanto ricordo, peraltro, con scarsissimi risultati.
Poi i quattordici anni passano, gli orizzonti si allargano, scopri che c’è vita oltre la festa delle medie – e oltre i dischi del futuro baffetto.

E rimangono loro, i Queen, in sintesi:
• un cantante istrionico e vocalmente iper-dotato, che non ha praticamente mai usato la sua voce per cantare alcunché di significativo, essendo troppo occupato a far notare la sua “estensione vocale”; [2]
• un chitarrista pesante, con un suono ridondante e pacchiano quando pulito, oppure banale e scontato quando distorto. Tecnicamente bravino, ma vedi la nota 2;
• un bassista ininfluente;
• un batterista scandaloso, ma discreto a fare i cori. [3]

Dischi costruiti con un impasto furbino di hard-rock, vaudeville, ballatone (i “lenti”) e futuri inni da stadio di calcio – fino all’apice del cattivo gusto, la mitica “Bohemian Rhapsodhy” – una specie di incubo in cui ogni peggior figura retorica musicale ha la sua parte.
Dalla ballata pianistica al sotto-finalino hard, con il capolavoro dell’inutile pomposità della parte centrale in simil-opera lirica (“Figaroooo – mag-nifi-coooo. Zum zum zum zum zum”)
Come dimenticare la scena di Wayne’s World con i quattro sfigatelli adolescenti che la mimano in macchina, fino a fare “head-banging” sulla parte hard-rock?
Lì è dove dovrebbero stare i Queen, tra ragazzini non ancora maggiorenni – e invece c’è chi li prende sul serio, e scambia questo trionfo di banalità conformista e trasformista per indice di versatilità artistica…

Sui dischi dell’epoca ricordo la scritta “In questo disco non sono stati usati sintetizzatori” come se fosse un attestato di merito per la “purezza” del loro rock contro l’artificiosità della musica elettronica (?).
Anche se a un certo punto i synth se li sono comprati anche loro, eccome! Diciamo a partire con “The Game”?
Lì nel frattempo io avevo compiuto 16 anni, e per fortuna mi sono consciamente perso, tenendomene alla larga, tutta la carriera successiva dei quattro, come gruppo e come solisti.

Poi nel 1991 Freddie Mercury è morto.
Umanamente mi spiace per lui, ma commercialmente immagino l’eccitazione e i sogni bagnati dei discografici (“Un nuovo mito! Dischi alla memoria, inediti, puttanate varie, compilation – minchia quanti soldi che faremo su questo bel cadavere fresco fresco!”), anche se francamente cose di cattivo gusto come l’album “Made in heaven” [4], fatto con le ultime registrazioni inedite di Mercury, o pacchiane come le successive reunion con Paul Rodgers alla voce, beh, forse erano troppo anche per l’immaginazione di qualsiasi discografico cannibale.

Sono d’accordo con Webbatici, che in un’altra sede mi faceva notare come “l’idolatria cieca e fondamentalista sia in gran parte causata dalla morte del baffo, quasi come stesse lì a rimarcare il fatto che fossero questo grande gruppo storico e mondiale, quando in realtà negli anni '80 furono più che altro un fenomeno di costume e trasgressione, con zero costrutto musicale.”

Per la differenza tra leggende viventi e miti confrontare la spigolatura da Vinile sui Cure – però è necessario aggiungere che se per diventare un mito la morte è un passaggio necessario, non è comunque un passaggio sufficiente.
Freddie Mercury non era Jim Morrisson, Jimi Hendrix o Ian Curtis. Giocava più nella lega di Liberace o Elton John (che non è morto fisicamente, lo so, ma musicalmente sì, e da parecchi anni…)
I primi sono miti, i secondi sono solo morti. C’è una bella differenza, eh!


Note e links:
[1] Come già scritto ad esempio parlando dei dischi che ci cambiano la vita.

[2] Peraltro, chi se ne fotte, l’estensione vocale può servire per la musica lirica, mica per con il rock. (Per non parlare dei “tecnicismi” da “air-guitarist”: senti che assolo!) Ma è il classico argomento portato “a favore” della supposta grandezza dei Queen e di baffetto: “C’ha una estensione vocale oh! Tre ottave!” (O cinque o dieci ottave, a seconda della propensione all’esagerazione di chi parla – e che normalmente non ha la benché minima idea di cosa sai questa “ottava”).
Ancora dalla conversazione con Webbatici: “Mercury era oggettivamente un grande cantante, ma era troppo vittima del proprio narcisismo tecnico e della prosopopea e dall'eccesso enfatico. Tim Buckley, ad esempio, era l'esatto contrario, cantava con virtuosismo umile e coraggioso.”

[3] Però con un drum-kit assurdo, fatto di alcune migliaia tra piatti e tamburi – molto alla Stefano d’Orazio in questo…

[4] Come dimenticare la sobria copertina, che potete vedere qui sopra: a destra la statua del baffetto, a sinistra i tre becchini che si sfregano le mani pensando ai soldi che gli arriveranno da questa orrenda e necrofila marchetta. Un capolavoro assoluto.

giovedì 25 febbraio 2010

Dischidimmerda: Genesis - Selling England by the Pound


Per una volta che in Inghilterra erano riusciti ad ignorare l’ennesimo gruppo inutile, ci avevamo pensato noi in Italia a farli rimanere in vita, mandandoli addiritura al numero uno delle classifiche dei dischi più venduti.
Insomma, avevamo deciso di non rinunciare a niente – e allora, Genesis!

Credo fossero il gruppo preferito di quelli che adesso chiameremmo “nerds”, allora più brutalmente si parlava di “sfigati”.
Gruppo perfetto per gli adolescenti a cavallo tra il Ginnasio e la prima Liceo, che cercavano di differenziarsi dalla massa dedita alle discoteche (ed alle ragazze. Noi no – ascoltavamo Peter Gabriel, pensa te – magari sobriamente vestito da fiore come nella orrida copertina del Live (edizione italiana) che ho dovuto mettere qui sopra…)

Mi chiedo ancora, quanto del successo dei Genesis [1] in Italia è dovuto agli sfigati che frequentavano il Liceo Classico?
Alcune linee di ricerca possibili:
  • Benedetto Croce e le liriche dei gruppi prog-rock;
  • Giovanni Gentile, la riforma scolastica del 1923 e la fortuna commerciale del prog-rock in Italia;
  • Lo studio del greco antico e della filosofia in rapporto all’esegesi di “Dancing With The Moonlight Knight”;
  • Il rapporto tra Eraclito e “Firth of Fifth” (ovvero come mettere in relazione il concetto di “Panta rei” e i versi “The sand of time were eroded by / The river of constant change”).
“Selling England” contiene inoltre, per la gioia di tutti gli appassionati:
  • il primo pezzo veramente pop dei Genesis (“I know what I like…”); [2]
  • la prima apparizione vocale solista e miagolante di Phil Collins; [3]
  • Smitragliate strumentali varie (Ah l’assolo! Senti che tecnica! Che velocità! Quante note! – tutti concetti mutuati dal mondo dello sport, ma che tanto hanno contato nel successo di questi – ed altri - loschi figuri);
  • Atmosfere medioevaleggianti d’accatto, finte complessità più timbriche che strumentali, pianoforti classicheggianti (mica le chitarrone dei capelloni!);
  • Richiami fantasy qui e là, signorideglianelli e campihobbit in sottofondo – non che piacessero davvero ai fascistelli sanbabilini (non avevano abbastanza cervello per capire neanche la musica dei Genesis…) però l’immaginario è quello…

Note e links:
[1] O più in generale del “prog-rock”…

[2] Pur sempre un capolavoro, se rapportato alle cose che saranno capaci di perpetrare negli anni ’80, tutti insieme ognuno per conto suo.

[3] Appunto... ma vi ricordate il disco col faccione? "In the air tonight"? E il rullante con il gated reverb che ci ha poi perseguitato per tutti gli anni ‘80?

giovedì 18 febbraio 2010

Dischidimmerda: Pink Floyd - Dark Side of the Moon


Nasce dai due post precedenti, quello sugli insulti e quello su Vinile, la nuova rubrica "dischidimmerda" (e le sue varianti: gruppidimmerda, artistidimmerda)
Sarà un appuntamento fisso: quando ci vuole ci vuole, e limitarsi a parlare male di Lady Gaga e Pupo non serve a niente, tanto nessuna persona con un minimo di intelligenza li prenderebbe mai sul serio, quelli.
Invece molte persone per altri versi intelligenti, gradevoli, simpatiche, riescono a prendere sul serio cose tipo Pink Floyd, Genesis, Queen, Litfiba... insomma ce n'è di cose da dire, e visto che tanto gli insulti arrivano in ogni caso, almeno mi posso divertire un po' anch'io!

E quale disco potrebbe essere più adatto alla prima puntata di questa rubrica di "Dark Side of the Moon" dei Pink Floyd? ;)

Disco epocale per tutti i manager delle multinazionali discografiche, costato relativamente poco visto i fantastiliardi che ha poi fatto guadagnare a chiunque abbia avuto a che fare commercialmente con esso.
E' anche uno dei dischi più venduti di sempre [1], il che ha permesso ai suoi autori di dedicarsi a cose "serie" [2] e di non doversi più preoccupare di dover scrivere un disco decente in seguito.

Disco adorato fino all'isterismo da chi ha gridato allo scandalo quando quell'altro furbettino - ormai quasi cinquantenne - di Wayne Coyne ha osato "rifarlo", aiutato da altri scapestrati giovinotti come Henry Rollins o Peaches.
Imperdibili alcuni commenti che parlano dei Flaming Lips come di una "giovane band di psichedelia" [3] composta da freak strafatti (!)

Ad esempio quello del mio buon amico Andrea, mi sembra abbastanza significativo ed equilibrato [4], pur non riuscendo a capacitarsi di come qualcuno "possa pretendere di superare l'assolo di Gilmour in Time" oppure "replicare il giro di basso di Money superando Roger Waters".
Ora, fatto notare che stiamo parlando di musica e non di formula uno, e quindi questa ansia di sorpasso non si capisce bene da dove venga, l'assolo di "Time" è l'epitome della banalità gilmouriana, e il giro di basso di "Money" è di una semplicità estrema, visto che Waters è qualsiasi cosa tranne un bassista tecnicamente significativo.

Ma non abbiamo ancora affrontato il discorso musicale in senso stretto.
Le canzoncine del disco a me sembrano banalotte anzichenò, una versione convenzionale di idee già espresse meglio nei dischi precedenti, a loro volta banalizzazioni delle idee di Syd Barrett.
Tutto "Dark Side" è infarcito di effettacci scenografici: gli orologi e le sveglie, il cuore che batte, i registratori di cassa, che tanto fanno "musica di avanguardia" ma per tutti (ricordo bene il me stesso sedicenne che pensava che fosse "una figata"...)

Oppure i rumorini prodotti da un synth come il VCS3 [5], usato come fosse un giochino strano all'unico scopo di stupire; il tutto tenuto insieme ("Ehi mi hanno detto che è un concept album, cioè c'è una storia dentro, troppo forte!") dal missaggio furbino furbino di un Alan Parsons [6] ("In quadrifonia! Che figata! Sai che si sentono i passi che vanno da una cassa dello stereo all'altra? Ah non hai lo stereo? Vieni a casa mia che lo ascoltiamo, è da sballo!").

Anche se in effetti non si può negare che "Dark Side" sia una pietra miliare del rock. E come tutte le pietre miliari è pesante, inamovibile e messa in posa dall'autorità costituita.


Note e links:
[1] E io faccio veramente fatica a capire come qualcuno possa citare questo fatto come una cosa positiva, viste la cattive compagnie che si trovano in quella cricca lì, quella dei dischi che hanno venduto più di tutti gli altri...
Una classifica abbastanza completa ed attendibile mi sembra quella di wikipedia.
Bello notare che tra i dischi da salvare citati qui sotto nel post "Un disco solo" ce ne sia giusto uno (!) tra i più venduti di sempre, cioè Abbey Road (al 26° posto).
E bello anche notare che, invece, nella lista del Vaticano ce ne sono ben cinque (Thriller 1°, Dark Side 3°, Rumours 11°, Supernatural 34°, Morning Glory 53°)
Vorrà pur dire qualcosa...

[2] Ad esempio Nick Mason e la sua collezione di auto storiche...

[3] Il loro ultimo disco significativo è (a mio parere) "Transmission From Satellite Earth" del '93 - poi hanno deciso che, tra lavorare e vivere vendendo dischi bruttini, era meglio la seconda.

[4] Davvero eh, nessun intento ironico qui - dovreste vedere cosa hanno scritto quelli che si sono incazzati davvero - basta cercare sul web!

[5] Per un uso creativo del quale ci si può rivolgere a Brian Eno, ai King Crimson, a Edgar Froese o ai Tangerine Dream.

[6] Che in futuro si macchierà, peraltro, di crimini sonori ben peggiori con il famigerato "Alan Parson Project" e il suo occhio nel cielo.