Dunque.
Ho preso il coraggio a due mani e, memore della mia passata dipendenza quasi tossica dai Flaming Lips del periodo concluso con "She Don't Use Jelly", ho scaricato ed ascoltato tutto quello che hanno pubblicato nel 2011.[1]
Premetto che, partendo da "The Clouds Taste Metallic" compreso, la loro produzione è andata calando di interesse per me: non credo di aver ascoltato per intero nessuno dei loro dischi successivi, che mi sono sembrati sempre più accozzaglie di suoni e trucchetti, privi di "canzoni" significative.
Nello stesso tempo l'immagine di Wayne Coyne e soci si è via via stabilizzata in quella di simpatici ed innocui freaks buontemponi, che non spaventano proprio nessuno con la loro psichedelia da buona famiglia americana dei sobborghi.
Insomma, niente più a che vedere con dischi rumorosi e bellissimi come "Oh My Gawd" o "Ambulance".
Gli ultimi dischi, "Embryonic" e la rilettura (?) di "Dark Side of the Moon", boh. Non ho mai trovato la voglia di ascoltarli tutti: perchè farsi del male rovinando il ricordo di un grande gruppo con le cagatine che produce adesso?[2]
Però i Flaming Lips nel 2011 hanno voluto strafare: il progetto era di un "prodotto fonografico"[3] al mese. E, in effetti, sono quasi riusciti a rispettare in pieno il programma, con l'assortimento di stranezze partorito dai ragazzotti dell'Oklahoma.
Ovvero EP in collaborazione con cani e porci (da Neon Indian a Yoko Ono), canzoni contenute in drive USB inseriti in caramelle a forma di teschi o di feti di gomma, se non in teschi umani veri, oppure nella scatola delle luci stroboscopiche o qualche troiata del genere, in un susseguirsi di musica tra l'inutile e il brutto.
E allora, eccoli qui, i Flaming Lips del 2011:
#1 (febbraio) - Si comincia con una canzone fatta da 24 video pubblicati su Youtube, da riprodurre più o meno in sincrono, per avere la versione completa. Se la storia vi ricorda Zaireeka, ma aggiornata nei supporti di riproduzione, avete ragione. L'idea è la stessa, ma la canzone risulta inesistente.
#2 (marzo) - EP con Neon Indian, che non so chi sia. Pezzi, volendo essere buoni, appena appena carini, del tipo che un ascolto glielo si può dare, ma due sono troppi. Dai Flaming Lips non accetto un pezzo carino, voglio pezzi belli. Qui, non ce n'è.
#3 (aprile) - Caramella gommosa a forma di teschio. Qui partiamo abbastanza bene, "Drug Chart" è un pezzo decente. Poi seguono quelle che sembrano registrazioni fatte in sala prove, quelle che tutti i gruppi fanno per riascoltare "come vengono" i pezzi nuovi, fino all'ultimo pezzo, purtroppo non pervenuto.[4]
#4 (maggio) - EP con Perfuse 73. Qui i pezzi si sono dimenticati di scriverli. A parte l'ultimo, discreto pezzo ambient che però non c'entra nulla con i Flaming Lips.
#5 (giugno) - The Soft Bulletin Live La Fantastique De Institution 2011. Il titolo dice tutto, già il disco originale è quello che mi piace di meno dei loro lp, figuriamoci la necessità della sua versione live. Inserito in una caramella a forma di teschio del tutto simile a #3.
#6 (giugno) - Caramella gommosa a forma di feto. Il primo pezzo è forse l'unico che si possa definire veramente bello di tutti quelli ascoltati fino a qui. Gli altri due ci sono ma è come se non.
#6 (luglio) - EP con Lighting Bolt. Brutto. Non c'è un pezzo ascoltabile.
#7 (settembre) - Strobo Trip (la canzone di 6 ore). Vedi nota [1].
#8 (ottobre) - Teschio umano (la canzone di 24 ore). Vedi nota [1].
#9 (dicembre) - EP con Yoko Ono, che contribuisce con un paio di urletti e qualche vocalizzo. Qui c'è pure il pezzo natalizio e i locked grooves alla fine della due facciate del disco in vinile.
In sintesi: una volta i Flaming Lips facevano belle canzoni strane, poi canzoni con elementi strani, ora fanno solo elementi strani. Per le canzoni, vedi l'Ankara della nota [4].
Non è che i Flaming Lips, come tanti altri, abbiano semplicemente finito le idee musicali?
Forse c'è un limite massimo alle canzoni belle che possono essere scritte da un singolo artista, e qui si che la musica è finita, perchè dopo un tot non sei più in grado di scrivere pezzi significativi?
I Flaming Lips sembrano avere ovviato a questa mancanza di creatività musicale buttandosi (con discreto successo, direi) nei campi paralleli dei formati alternativi e del packaging.
Probabilmente interessante dal punto di vista del marketing, nella produzione dei Flaming Lips del 2011 manca la cosa principale: la musica.
Poi ecco, quando non me lo aspettavo più, il colpo di coda: il video di "I'm the Walrus", che cazzo, è finalmente un pezzo fantastico, batteria e basso distorti come ai tempi belli.
Certo, volendo essere cattivi fino in fondo, è una cover. Ad ulteriore testimonianza che Wayne Coyne ha finito le canzoni a sua disposizione?
Note e links:
[1] In realtà, quasi tutta. Il pezzo di sei ore e quello di ventiquattro ore, non ce l'ho fatta. Perchè va bene tutto, ma per ascoltare 30 ore di musica ci metterei almeno un mese, e c'è un limite anche alle prese per il culo.
[2] Se la cosa vi ricordasse, per dire, il disco di un anziano cantante rock con una insignificante band di mezza età di metal commerciale, esatto: è la stessa situazione.
[3] Qui non ho scritto "disco" apposta, perchè in realtà alcuni non sono per nulla dischi.
[4] Come la temperatura dell'Ankara nelle vecchie previsioni del tempo, chi se ne ricorda?
[5] Un modo per procurarsi quasi tutto il materiale citato è andare sul sito semi-ufficiale (sembra sia stato esplicitamente approvato da Wayne Coyne) Fuck Yeah The Flaming Lips, The Flaming Lips 2011.
Chi invece volesse procurarsi tutto in originale, compreso il teschio umano, deve mettere in preventivo tra i sei e i settemila euro, e anche senza il teschio ne servono circa duemila. Mi sembra pleonastico scrivere cosa penso di questi prezzi...
Blog a chiusura estemporanea
("A mio parere, secondo me, io penso che, credo ma potrei sbagliarmi, la mia umile opinione è che, se non è troppo disturbo
mi azzarderei a sostenere che" - distribuire a piacere in ogni cosa da me scritta!)
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lunedì 13 febbraio 2012
giovedì 18 novembre 2010
Flaming Lips - Five Stop Mother Superior Rain
"Five Stop Mother Superior Rain" è il mio pezzo preferito in assoluto tra quelli dei Flaming Lips.
E' su "In A Priest Driven Ambulance" del 1990, l'ultimo album "indipendente" dei FL, subito prima della firma con la Warner Bros.
Non sono più i FL devastanti dei primissimi lavori, non sono ancora quelli inutili degli ultimi 15 anni; sono un gruppo sulla strada per diventare "alternativi famosi", "She don't use Jelly" è dietro l'angolo, complice il passaggio in non mi ricordo più quale serie o spettacolo televisivo.
Dietro l'angolo purtroppo c'è anche il gruppo che si sta per perdere in una parodia di se stesso, ottenendone in cambio una discreta fortuna commerciale, accompagnata dalla fama di "rocker acidi" (?)(forse comprensibile per chi fa fatica ad andare oltre briùs), mentre a me sembrano una combriccola di smipatici giocerelloni ex-psichedelici (le bolle di sapone, i palloni giganti, i costumi da coniglio, le trovatine di Wayne - che, accidenti a lui, era un vero e fottuto genio, ascoltate l'intero "Oh My Gawd..." ad esempio)
"Five Stop Mother Superior Rain" è, come tutti i pezzi memorabili, un pezzo semplicissimo.
Tre accordi in tutto: la strofa è E - F# - A - E, il ritornello è A - E - F# - E.
Ma è tutto quello che c'è intorno a farne una canzone-simbolo.
C'è l'atmosfera da ballata un po' "rollingstoniana".
C'è la chitarra acustica che conduce il pezzo, suonata piena, ad accordi aperti, poi raddoppiata da almeno un paio di chitarre distorte, di cui una suonata con il bottleneck.
C'è un'altra parte suonata con il bottleneck che fa da controcanto alla strofa, alternata a una serie di armonici distorti, il tutto condito e amalgamato da fischi e feedback.
C'è pure un pianoforte, e un bel basso distorto che lega i passaggi dal ritornello alla ripresa della strofa.
Le tre strofe hanno i tre primi versi (avessi voluto fare il figo avrei scritto "incipit") migliori del rock tutto:
I was born the day they shot JFK
...
I was born the day they shot John Lennon's brain
...
I was born the day they shot a hole in the Jesus egg
...
Anche se il loro testo più bello in assoluto è quello di "Ode To C.c. Part Two" (che era su "Oh My Gawd..."):
This man came up to me just the other day
He asked me if I'd been born again
I told him I didn't think I had
That I had been rejected
But I think hell's got all the good bands anyway
E' su "In A Priest Driven Ambulance" del 1990, l'ultimo album "indipendente" dei FL, subito prima della firma con la Warner Bros.
Non sono più i FL devastanti dei primissimi lavori, non sono ancora quelli inutili degli ultimi 15 anni; sono un gruppo sulla strada per diventare "alternativi famosi", "She don't use Jelly" è dietro l'angolo, complice il passaggio in non mi ricordo più quale serie o spettacolo televisivo.
Dietro l'angolo purtroppo c'è anche il gruppo che si sta per perdere in una parodia di se stesso, ottenendone in cambio una discreta fortuna commerciale, accompagnata dalla fama di "rocker acidi" (?)(forse comprensibile per chi fa fatica ad andare oltre briùs), mentre a me sembrano una combriccola di smipatici giocerelloni ex-psichedelici (le bolle di sapone, i palloni giganti, i costumi da coniglio, le trovatine di Wayne - che, accidenti a lui, era un vero e fottuto genio, ascoltate l'intero "Oh My Gawd..." ad esempio)
"Five Stop Mother Superior Rain" è, come tutti i pezzi memorabili, un pezzo semplicissimo.
Tre accordi in tutto: la strofa è E - F# - A - E, il ritornello è A - E - F# - E.
Ma è tutto quello che c'è intorno a farne una canzone-simbolo.
C'è l'atmosfera da ballata un po' "rollingstoniana".
C'è la chitarra acustica che conduce il pezzo, suonata piena, ad accordi aperti, poi raddoppiata da almeno un paio di chitarre distorte, di cui una suonata con il bottleneck.
C'è un'altra parte suonata con il bottleneck che fa da controcanto alla strofa, alternata a una serie di armonici distorti, il tutto condito e amalgamato da fischi e feedback.
C'è pure un pianoforte, e un bel basso distorto che lega i passaggi dal ritornello alla ripresa della strofa.
Le tre strofe hanno i tre primi versi (avessi voluto fare il figo avrei scritto "incipit") migliori del rock tutto:
I was born the day they shot JFK
...
I was born the day they shot John Lennon's brain
...
I was born the day they shot a hole in the Jesus egg
...
Anche se il loro testo più bello in assoluto è quello di "Ode To C.c. Part Two" (che era su "Oh My Gawd..."):
This man came up to me just the other day
He asked me if I'd been born again
I told him I didn't think I had
That I had been rejected
But I think hell's got all the good bands anyway
mercoledì 3 marzo 2010
I dischi che vi hanno cambiato la vita - parte 2

Seconda parte, la prima è qui sotto. E' venuta un po' lunghetta, ma volevo concludere l'argomento ;)
1987 – David Sylvian – Secrets of the Beehive
O la fine del periodo new-wave/dark.
Un disco con arrangiamenti di archi che suonano “bene”, che fanno parte delle canzoni e non sono appiccicati lì per far finta che si tratti di musica classica. Con un assolo di filicorno, persino – un vero cambio a 360° rispetto a quello che avevo ascoltato negli ultimi 4 anni.
E poi: chitarre acustiche! E chi aveva mai preso in considerazione una chitarra acustica dopo il punk? Subito comprata per cercare di imparare a suonarla…
1987 - Spacemen 3 – The Perfect Prescription
1987 - Flaming Lips – Oh my Gawd
1987 - Opal – Happy Nigthmare Baby
…ma la fase acustica è breve – perchè nel frattempo cominciano ad apparire cose ancora più nuove, e si confonde con, diciamo, la rinascita del “rock” fatto con chitarre elettriche e amplificatori a palla.
E allora via tutti i pedali Boss, via anche il distorsore, tra la chitarra e l’ampli al massimo c’è un wha-wha, il suono deve venire solo dalla saturazione del pre – magari a valvole, ad avere i soldi per un Twin Reverb della Fender o per un AC-30 della Vox.
Psichedelia moderna per Spacemen 3, devastanti dal vivo. Ma davvero. Un impatto che su disco si poteva solo intuire, tonnellate di feedback e rumore.
Psichedelia virata hard per i Flaming Lips, mica quelli patinati e furbini di adesso, ma quelli veramente innovativi che fino a “Transmission from Satellite Earth” non sono stati capaci di fare un disco brutto.
Psichedelia con ricordi anni ’60 per gli Opal di David Roback e Kendra Smith, forse il punto più alto raggiunto da tutto quello che fu definito Paisley Underground – poi diventeranno Mazzy Star e a me continueranno a piacere lo stesso.
Nel frattempo sta per nascere il “grunge”, e nell’area milanese il Bloom di Mezzago diventa il posto dove andare a sentire musica dal vivo. [1]
E subito dopo…
1990 – Sonic Youth – Goo
… esce questo dischino qui. Non è sicuramente tra i primi 5 dei Sonic Youth [2], ma è il primo da alcuni anni il cui tour tocca anche l’Italia. [3]
Suonano al Rolling Stone di Milano 24 settembre 1990.
L’ho già scritto un paio di volte: alla fine del concerto quasi tutti erano ammutoliti (un po’ per il rimbombo nelle orecchie visto il volume), ci si guardava dicendo “Ma che cosa abbiamo sentito stasera? Come è possibile suonare così?”.
Perché un conto è ascoltare un disco, un conto è vedere dal vivo i Moore e Ranaldo che reinventano la chitarra come strumento, almeno tanto quanto ha fatto Jimi Hendrix.
Non so quanti gruppi siano nati in seguito a quel concerto, ma immagino tanti (e di almeno uno ho notizie certe...)
1993 – Flaming Lips – Transmission from Satellite Earth
1993 – Mazzy Star – So Tonight that Might See
Dopo anni di noise-rock, grunge, e suoni duri vari, un ritorno a sonorità più “pop” con i Flaming Lips di “She don’t use jelly” e i Mazzy Star di “Fade into You”.
1995 – PJ Harvey – To Bring You My Love
La riscoperta della produzione come parte centrale nella realizzazione di un disco: abbassiamo un po’ il gain dell’ampli e cerchiamo un equilibrio diverso tra chitarre e altri strumenti.
1996 – 2000
Anni musicalmente bui per me… un periodo di stanchezza. A 35 anni forse non è più il caso di andare a suonare in giro nei “locali alternativi”. Basta con il gruppo, allora. Compro come al solito Rockerilla ma al terzo numero che non riesco praticamente a leggere per noia e mancanza di interesse decido che si può anche smettere di comprare riviste per un po’.
Poi cambio lavoro, faccio anche un figlio – le priorità cambiano, il tempo diminuisce.
Quando all’improvviso: internet.
2001 – Audiogalaxy
Che non è un disco, ma è il primo programma p2p in cui era possibile trovare di tutto. C’era già stato Napster, vero – ma lì l’accento era sulle canzoni [4], qui c’è una miniera, c’è tutto – basta cercarlo e metterlo in lista (e aspettare giorni per completare il download, vabbè…).
Con Audiogalaxy rinasce per me l’interesse per la musica – soprattutto però per il recupero di tutte quelle cose che non ero riuscito ad ascoltare nei 20 anni precedenti, per problemi di disponibilità monetaria o disponibilità fisica dei dischi, lasciando in disparte la scena contemporanea.
Morto Audiogalaxy si passa a WinMX, dove comincia a essere possibile la ricerca di album completi, e il discorso qualità comincia ad avere una certa importanza…
2005 - Bittorrent
… fino alla nascita dei Bittorrent – ed in particolare di quelli che diventeranno in seguito le comunità private, dove si entra per invito, dove si scaricano gli album completi [5], dove la qualità tecnica diventa fondamentale, dove insieme all’ADSL si comincia a parlare ad esempio di file FLAC - un nome per tutti è Oink. [6]
2003 – David Sylvian - Blemish
2004 – Fennesz – Venice
E finalmente, ricominciamo con la musica “di oggi”.
“Blemish” è una rivelazione quasi immediata: musiche finalmente nuove. Mai sentite prima, davvero.
Da lì nasce la curiosità per Fennesz, che si occupa direttamente di un pezzo come “Fire in the forest”. E quando esce “Venice” cominci a capire da dove viene l’ispirazione per “Blemish”.
Da qui ricomincia l’esplorazione [7], e naturalmente diventa difficile fermarsi: si trovano etichette come la Not Not Fun (Robedoor e Pocahaunted), la scena DIY inglese (Dead Pilot e Sustain-Release), la scena delle net labels. [8]
2009 – Message To Bears – Departures
2009 – Richard Skelton – Landings
2009 – David Sylvian – Manafon
L’ultima citazione non poteva che essere per questi tre dischi – con i quali vi ho già tediato abbastanza nei post precedenti :)
Note e links:
[1] Quasi tutti i concerti importanti tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90 si tengono qui: a memoria Spacemen 3, Loop, Shamen, Nirvana (2 volte), Tad, Dinosaurs Jr., Screaming Trees, Opal, Young Gods, Motorpsycho, Carnival of Fools, Afterhours e tutti quelli che non ricordo adesso.
[2] Cito in ordine sparso: Daydream Nation, Evol, Sister, Bad Moon Rising, Confusion is Sex
[3] Avevano già suonato anche a Milano alcuni anni prima, credo al Leoncavallo nel 1986. Io purtroppo non c’ero.
[4] Anche perché tutta ‘sta storia degli mp3 era proprio nuova: la qualità dei file era un concetto ancora sconosciuto, le limitazioni tecniche dei collegamenti erano enormi.
Chi si ricorda i modem a 28k? Poi la rivoluzione dei 56k, e negli uffici le linee ISDN accoppiate andavano veloci come la luce, 128k!
[5] E non si fanno più pastrocchi assemblando le canzoni di un album prese da fonti diverse, magari con diversi bit-rate (!)
[6] Ed è anche l’unico nome che farò qui… Oink è il primo ed il più importante, chiuso nel 2007. C’è un link nella colonna qui di fianco, chi volesse saperne di più può partire da questo articolo di Wikipedia. Ma la comunità creata da Oink non si è dispersa…
[7] Touch e Mego due etichette cardine per capire dov’è la “musica nuova” di questi anni.
[8] Di tutto questo si è già parlato qui – netlabels a parte, rimedieremo quanto prima, non preoccupatevi (o anche sì...)
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