Recensione cumulativa, che io alla recensione canzone per canzone, con l'inevitabile uso delle solite banalità giornalistico-musicali (chitarre ruggenti, bassi roboanti, batterie potenti) sono allergico alquanto, e allora velocemente vi parlo di questi (pessimi) dischi di "musica moderna"[1].
Giampiero Riggio[2]
Tra Palermo e la Germania (ma non ho idea del perchè), tra folk ed elettronica (folktronica credo la chiamino, ed è una delle cose che al momento trovo più interessanti) tra chitarre acustiche e loop in reverse, ha pubblicato un disco bellissimo ("Separations" per la Centre of Wood, 2008) e due dischi fondamentali per la Woolshop Productions.
Uno, "Summary of Symbiosis" (2010) purtroppo è fisicamente esaurito, ma quei cretini dell'etichetta invece di ristamparlo lo hanno reso disponibile per il download gratuito da Bandcamp. Gentaglia.
L'altro è doppio, si intitola "Watschenbaum/Hold", è bellissimo e costa 7 euro.
Fossi in voi, con la stessa cifra mi comprerei un dodicesimo del biglietto per il concerto di Paul McCartney a Milano, mica un lavoro di un brufoloso adolescente (forse, cazzo ne so di quanti anni/brufoli abbia Giampiero Riggio?)
BeMyDelay[3]
Fantastica. Già membro (membra?) di Massimo Volume, Franklin Delano e Blake/e/e/e, Marcella Ricciardi è una versione attualizzata degli Spacemen 3 (complimento) misti a un po' di drone, rumore, feedback e qualche suono acustico.
"ToTheOtherSide" è uno di quei dischi che ti fanno venire voglia di prendere la chitarra in mano e suonare un po' (complimentone).
Richard Skelton/A Broken Consort[4]
Due riedizioni "complete" di lavori che erano stati pubblicati in tempi diversi, con aggiunta di inediti: "The Complete Landings" e "the Complete Crow Autumn".
C'è una differenza con le solite raccolte del cazzo "De Luxe Edition"?
Certo che c'è: i lavori originali sono esauriti, e questa ristampa è solamente digitale: scaricate le canzoni da Bandcamp, e se proprio ci tenete vi fate un bel cd col masterizzatore.
Il prezzo, di conseguenza, è di 8£ a raccolta, cioè circa 1/3 del prezzo che avreste pagato per i lavori singoli su cd. Mica tutti pubblicano ristampe solo per prendere per il culo i fans...
Emphemetry[5]
Da Derby, Inghilterra, scoperto per caso su un blog, straordinario: folktronica e acustica, drone e folk, ma soprattutto belle canzoni. Il disco si chiama "A Lullaby Hum For Tired Streets", ordinato al volo via web, tra i miei preferiti di quest'anno.
Emphemetry è lo pseudonimo di Richard "Biff" Birkin, e il disco è anche disponibile gratuitamente per il download da Bandcamp.
Note e links:
[1] Ovvero, suonati e registrati in questi ultimi mesi, da gente che a volte osa avere meno di 60 anni. Come possono non fare schifo?
[2] Il sito di Giampiero Riggio. Qui trovate i link a Bandcamp, Facebook, MySpace, etc.
[3] Il disco lo trovate sul sito della Boring Machines, ed è in streaming integrale su Breakfast Jumpers.
[4] Il nuovo sito di Aeolian Editions su Bandcamp, altri link sparsi in giro per questo blog.
[5] Li trovate sul sito di Time Travel Opps, e anche sul sito dell'italiana "Roba Triste", che ha stampato l'edizione in vinile del disco.
Blog a chiusura estemporanea
("A mio parere, secondo me, io penso che, credo ma potrei sbagliarmi, la mia umile opinione è che, se non è troppo disturbo
mi azzarderei a sostenere che" - distribuire a piacere in ogni cosa da me scritta!)
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domenica 27 novembre 2011
mercoledì 3 marzo 2010
I dischi che vi hanno cambiato la vita - parte 2

Seconda parte, la prima è qui sotto. E' venuta un po' lunghetta, ma volevo concludere l'argomento ;)
1987 – David Sylvian – Secrets of the Beehive
O la fine del periodo new-wave/dark.
Un disco con arrangiamenti di archi che suonano “bene”, che fanno parte delle canzoni e non sono appiccicati lì per far finta che si tratti di musica classica. Con un assolo di filicorno, persino – un vero cambio a 360° rispetto a quello che avevo ascoltato negli ultimi 4 anni.
E poi: chitarre acustiche! E chi aveva mai preso in considerazione una chitarra acustica dopo il punk? Subito comprata per cercare di imparare a suonarla…
1987 - Spacemen 3 – The Perfect Prescription
1987 - Flaming Lips – Oh my Gawd
1987 - Opal – Happy Nigthmare Baby
…ma la fase acustica è breve – perchè nel frattempo cominciano ad apparire cose ancora più nuove, e si confonde con, diciamo, la rinascita del “rock” fatto con chitarre elettriche e amplificatori a palla.
E allora via tutti i pedali Boss, via anche il distorsore, tra la chitarra e l’ampli al massimo c’è un wha-wha, il suono deve venire solo dalla saturazione del pre – magari a valvole, ad avere i soldi per un Twin Reverb della Fender o per un AC-30 della Vox.
Psichedelia moderna per Spacemen 3, devastanti dal vivo. Ma davvero. Un impatto che su disco si poteva solo intuire, tonnellate di feedback e rumore.
Psichedelia virata hard per i Flaming Lips, mica quelli patinati e furbini di adesso, ma quelli veramente innovativi che fino a “Transmission from Satellite Earth” non sono stati capaci di fare un disco brutto.
Psichedelia con ricordi anni ’60 per gli Opal di David Roback e Kendra Smith, forse il punto più alto raggiunto da tutto quello che fu definito Paisley Underground – poi diventeranno Mazzy Star e a me continueranno a piacere lo stesso.
Nel frattempo sta per nascere il “grunge”, e nell’area milanese il Bloom di Mezzago diventa il posto dove andare a sentire musica dal vivo. [1]
E subito dopo…
1990 – Sonic Youth – Goo
… esce questo dischino qui. Non è sicuramente tra i primi 5 dei Sonic Youth [2], ma è il primo da alcuni anni il cui tour tocca anche l’Italia. [3]
Suonano al Rolling Stone di Milano 24 settembre 1990.
L’ho già scritto un paio di volte: alla fine del concerto quasi tutti erano ammutoliti (un po’ per il rimbombo nelle orecchie visto il volume), ci si guardava dicendo “Ma che cosa abbiamo sentito stasera? Come è possibile suonare così?”.
Perché un conto è ascoltare un disco, un conto è vedere dal vivo i Moore e Ranaldo che reinventano la chitarra come strumento, almeno tanto quanto ha fatto Jimi Hendrix.
Non so quanti gruppi siano nati in seguito a quel concerto, ma immagino tanti (e di almeno uno ho notizie certe...)
1993 – Flaming Lips – Transmission from Satellite Earth
1993 – Mazzy Star – So Tonight that Might See
Dopo anni di noise-rock, grunge, e suoni duri vari, un ritorno a sonorità più “pop” con i Flaming Lips di “She don’t use jelly” e i Mazzy Star di “Fade into You”.
1995 – PJ Harvey – To Bring You My Love
La riscoperta della produzione come parte centrale nella realizzazione di un disco: abbassiamo un po’ il gain dell’ampli e cerchiamo un equilibrio diverso tra chitarre e altri strumenti.
1996 – 2000
Anni musicalmente bui per me… un periodo di stanchezza. A 35 anni forse non è più il caso di andare a suonare in giro nei “locali alternativi”. Basta con il gruppo, allora. Compro come al solito Rockerilla ma al terzo numero che non riesco praticamente a leggere per noia e mancanza di interesse decido che si può anche smettere di comprare riviste per un po’.
Poi cambio lavoro, faccio anche un figlio – le priorità cambiano, il tempo diminuisce.
Quando all’improvviso: internet.
2001 – Audiogalaxy
Che non è un disco, ma è il primo programma p2p in cui era possibile trovare di tutto. C’era già stato Napster, vero – ma lì l’accento era sulle canzoni [4], qui c’è una miniera, c’è tutto – basta cercarlo e metterlo in lista (e aspettare giorni per completare il download, vabbè…).
Con Audiogalaxy rinasce per me l’interesse per la musica – soprattutto però per il recupero di tutte quelle cose che non ero riuscito ad ascoltare nei 20 anni precedenti, per problemi di disponibilità monetaria o disponibilità fisica dei dischi, lasciando in disparte la scena contemporanea.
Morto Audiogalaxy si passa a WinMX, dove comincia a essere possibile la ricerca di album completi, e il discorso qualità comincia ad avere una certa importanza…
2005 - Bittorrent
… fino alla nascita dei Bittorrent – ed in particolare di quelli che diventeranno in seguito le comunità private, dove si entra per invito, dove si scaricano gli album completi [5], dove la qualità tecnica diventa fondamentale, dove insieme all’ADSL si comincia a parlare ad esempio di file FLAC - un nome per tutti è Oink. [6]
2003 – David Sylvian - Blemish
2004 – Fennesz – Venice
E finalmente, ricominciamo con la musica “di oggi”.
“Blemish” è una rivelazione quasi immediata: musiche finalmente nuove. Mai sentite prima, davvero.
Da lì nasce la curiosità per Fennesz, che si occupa direttamente di un pezzo come “Fire in the forest”. E quando esce “Venice” cominci a capire da dove viene l’ispirazione per “Blemish”.
Da qui ricomincia l’esplorazione [7], e naturalmente diventa difficile fermarsi: si trovano etichette come la Not Not Fun (Robedoor e Pocahaunted), la scena DIY inglese (Dead Pilot e Sustain-Release), la scena delle net labels. [8]
2009 – Message To Bears – Departures
2009 – Richard Skelton – Landings
2009 – David Sylvian – Manafon
L’ultima citazione non poteva che essere per questi tre dischi – con i quali vi ho già tediato abbastanza nei post precedenti :)
Note e links:
[1] Quasi tutti i concerti importanti tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90 si tengono qui: a memoria Spacemen 3, Loop, Shamen, Nirvana (2 volte), Tad, Dinosaurs Jr., Screaming Trees, Opal, Young Gods, Motorpsycho, Carnival of Fools, Afterhours e tutti quelli che non ricordo adesso.
[2] Cito in ordine sparso: Daydream Nation, Evol, Sister, Bad Moon Rising, Confusion is Sex
[3] Avevano già suonato anche a Milano alcuni anni prima, credo al Leoncavallo nel 1986. Io purtroppo non c’ero.
[4] Anche perché tutta ‘sta storia degli mp3 era proprio nuova: la qualità dei file era un concetto ancora sconosciuto, le limitazioni tecniche dei collegamenti erano enormi.
Chi si ricorda i modem a 28k? Poi la rivoluzione dei 56k, e negli uffici le linee ISDN accoppiate andavano veloci come la luce, 128k!
[5] E non si fanno più pastrocchi assemblando le canzoni di un album prese da fonti diverse, magari con diversi bit-rate (!)
[6] Ed è anche l’unico nome che farò qui… Oink è il primo ed il più importante, chiuso nel 2007. C’è un link nella colonna qui di fianco, chi volesse saperne di più può partire da questo articolo di Wikipedia. Ma la comunità creata da Oink non si è dispersa…
[7] Touch e Mego due etichette cardine per capire dov’è la “musica nuova” di questi anni.
[8] Di tutto questo si è già parlato qui – netlabels a parte, rimedieremo quanto prima, non preoccupatevi (o anche sì...)
lunedì 22 febbraio 2010
Richard Skelton - Landings
Dopo cinque post di fila rivolti al passato, è ora di ritornare al presente: venerdì sera, tornando a casa, ho trovato nella cassetta della posta il pacchettino con dentro "Landings" di Richard Skelton.
Lo so che a quasi tutti quelli che passano di qui di Richard Skelton [1] non gliene frega una beata mazza, ma io insisto, hai visto mai...
La confezione al solito è bellissima - io ho comprato la versione senza libro, che purtroppo è andata esaurita troppo in fretta.
Ma c’è la musica: tra classica, ambient, drone, folk, minimalismo, serialità... - trovo questa miscela di linguaggi una delle cose più interessanti e nuove che sia possibile ascoltare oggi.
Non per tutti, va da sè, e non subito - ma c'è la stessa sensazione di scoperta che ricordo di aver provato al primo ascolto dei Velvet, di Nick Drake, dei Joy Division, dei Sonic Youth, di Fennesz. [2]
C'è un mondo musicale nuovo qui dentro, fatto davvero di paesaggi sonori impressionisti che Richard Skelton è riuscito a racchiudere in queste registrazioni [3], attraverso l'uso di strumenti esclusivamente acustici: chitarra, violino, dulcimer, mandolino, harmonium e concertina.
Il tutto ha sullo sfondo elementi ottenuti da field recordings, ed è suonato, registrato e controllato [4] dal solo Richard.
Qui non trovate il rock, il country, il blues, l'Irlanda, il New Jersey. Io personalmente non ne sento proprio la mancanza...
Note e links:
[1] Del quale ho già parlato in questo post, e comunque qui sotto ho rimesso i vari links :)
[2] Intendiamoci: non troverete riferimenti musicali a nessuno dei gruppi citati in "Landings", se non in modo molto marginale. Sto parlando dello spirito, della sensazione di ascoltare qualcosa di non ancora ascoltato, del piacere della scoperta.
[3] Quattro anni di lavoro, tra il 2005 ed il 2008, muovendosi nel Lancashire, tra Anglezarke e West Pennine Moors, registrando i suoni della natura e i suoni nella natura.
[4] Dove per “controllato” intendo la sensazione che nulla stia accadendo per caso e che ogni suono sia intenzionalmente usato in quel preciso momento.
Il sito web di Richard Skelton
La pagina di “Landings”
Ascolti in streaming
Sustain-Release, la “Private Press” di Richard
martedì 12 gennaio 2010
Richard Skelton

"Bisogna muoversi veloci, sempre più veloci: dribbling stretti, passaggi rapidi, tutto di prima. Bisogna spiazzarli, Elia."
La frase qui sopra è tratta da "Sud" - film minore di Gabriele Salvatores - ed è una delle poche cose che mi ricordo di quel film.
Ma è una frase che cerco sempre di tenere a mente: muoversi, sempre, per non rischiare di morire prima del tempo, congelati in un immutabile presente fatto di un passato che non diventa mai futuro [1].
Anche per quanto riguarda la musica, naturalmente: mai fermarsi, ma continuare a cercare stimoli nuovi (che non vuole dire ripudiare quello che ti piaceva prima, ma piuttosto costruire un percorso, un filo che lega il prima al dopo)
E io questo filo lo vedo ancora, e cerco di tenerlo sempre in movimento: il filo che lega nei miei ascolti Doors, Velvet Underground, Clash, Joy Division, Echo and the Bunnymen. E poi David Sylvian, Jesus and Mary Chain, Spacemen 3 e Loop, Sonic Youth/Nirvana/Dinosaurs Jr, e My Bloody Valentine, Yo La Tengo, Opal e Mazzy Star, PJ Harvey, Mogwai, Fennesz, fino al DYI di Message to Bears, Ekca Liena e Richard Skelton.
Lo stesso filo che in italia lega Gaznevada, Diaframma, Weimar Gesang, 2+2=5, Carnival of Fools e Afterhours, fino ai Giardini di Mirò.
In questo momento all'estremità del filo - che spero continui a dipanarsi ancora a lungo - ci trovo Richard Skelton.
L'ho già citato in risposta ad un commento di Lucien: trovo che le cose che lui produce - che non sono semplici dischi o cd, ma piuttosto un'esperienza artistica - siano molto belle e molto tristi.
Io vi consiglio di procurarvi almeno uno dei suoi lavori - la musica è una contaminazione tra ambient, musica classica, suoni acustici ed arrangiamenti non banali, lontana anni luce dall'approssimazione di troppa musica ambient oggi disponibile.
Sul sito di Richard è possibile ascoltare in streaming alcuni brani tratti dai suoi lavori, pubblicati sotto diverse sigle (Clouwbeck, Harlassen, A Broken Consort, Carousell, Heidika, Riftmusic) - non è probabilmente musica "per tutti", quindi provate ad ascoltare prima di comprare :)
Poi, se decidete di fare la prova e ordinate qualcosa via mail, vi arriverà a casa un'edizione "personalizzata" del CDr, con la data di realizzazione della vostra copia ed una dedica: a mio modo di vedere, una piccola opera d'arte.
P.S. Il titolo del blog è "Place to Be" con ovvio riferimento a Nick Drake - nella musica di Richard Skelton, che pure ne è stilisticamente lontana anni luce, io sento una sorta di vicinanza spirituale ed emozionale con la musica di Nick :)
Note e links:
[1] Chiedo scusa per il tentativo pseudo-poetico, in fin dei conti io ho sempre suonato la chitarra, i testi li scriveva qualcun'altro :)
Comunque, riferimenti:
Joy Division - Heart and Soul:
Existence well what does it matter?
I exist on the best terms I can.
The past is now part of my future,
The present is well out of hand.
Weimar Gesang - Light-Tight Place:
Future and past
I live no more
Where they touch each other
[2] Tutto il suo lavoro è dedicato alla moglie, Louise, purtroppo morta alcuni anni fa. Le confezioni dei CD fanno uso, tra le altre cose, dei lavori visuali lasciati da Louise e sono una delle più tenere dichiarazioni di amore che io abbia mai visto.
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