sabato 29 dicembre 2012

Classifica di fine anno - 2012

Per la prima volta, una classifica di fine anno!
Ho ripreso tutti i post di quest'anno che parlavano di dischi e ho assegnato ad ognuno di essi una valutazione secondo la scala usata a partire dalle ultime recensioni.

Questa la sintesi di quest'anno di ascolti, composta di dischi pubblicati nel 2012 e dischi da me ascoltati per la prima volta nel 2012 (al netto quindi di ristampe e riascolti vari).
Sono tutti i dischi che hanno meritato una "A", eccoli in ordine di preferenza:

Khonnor - Handwriting (2004)
Ilyas Ahmed - With Endless Fire (2012)
Giampiero Riggio - Separations (2012)
Giardini di Mirò - Unluck ep (2012)
Message to Bears - Folding Leaves (2012)
Breathless - Green to Blue (2012)
Giardini di Mirò - Good Luck (2012)
Lilith and the Sinnersaints - A Kind of Blues (2012)
Ilyas Ahmed - The Vertigo of Dawn (2008)
Yo la Tengo - Fade (2013)
June Miller - I couldn’t be with you even if I wanted (2012)
Dresda - Diluvio (2012)
Howth Castle - Rust of Keys (1990)


Note e links:
A margine, un paio di considerazioni.
Ho letto svariate classifiche di fine anno su diversi blog in questi giorni, ce n'è una su molti di quelli linkati qui di fianco.
La cosa veramente curiosa è che non conosco/non ho ascoltato la stragrande maggioranza dei dischi che sono nelle diverse classifiche, anche in quelle fatte da persone con gusti musicali non troppo diversi dai miei.
La frammentazione degli ascolti è ormai altissima, e ognuno è davvero unico e autonomo nelle proprie scelte.
Se questo sia un bene o un male, non ne sono sicurissimo, ma direi un bene: da una parte il numero delle uscite ormai è sicuramente tale per cui è impossibile ascoltare tutto, dall'altra è possibile però ascoltare qualsiasi cosa, e questo permette a ognuno di scegliere in modo sempre più autonomo e consapevole.

Riporto qui alcune delle classifiche lette in giro:

Joyello
Dirty Projectors - Swing lo Magellan
Calexico - Algiers
Grizzly Bear - Shields
Beach House - Bloom
Afterhours - Padania
Neneh Cherry & The Thing - The Cherry Thing
The XX - Coexist
Fausto Rossi - Blank Times
Jimmy Cliff - Rebirth
Patti Smith - Banga

Lucien
Calexico - Algiers
The Shins - Port of Morrow
Pinback - Information Retrieved
Tre Allegri Ragazzi Morti - Nel giardino dei fantasmi

Resto in Ascolto
Langhorne Slim - The Way We Move
Menomena - Moms
Solos - Beast Of Both Worlds
Sycamore Age - Sycamore Age
Dirty Projectors - Swing Lo Magellan
Shearwater- Animal Joy
Tu Fawning - Monumento
Alt-J - An Awsome Wave
The Mountain Goats - Transcendental Youth
Joshua James - From the Top of Willamette Mountain

TonyFace
Secret Affair - Soho Dreams
Neneh Cherry and The Thing - Cherry thing
Macy Gray - Talking book
Martha High and the Speedometers - Soul overdue
Patti Smith - Banga
Motorpsycho - The death defying unicorn
Paul Weller - Sonik Kicks
Jimmy Cliff - Rebirth
Goat - World music
Jessica Lauren Four - s/t

In sintesi: ci sono solo tre dischi nominati più di una volta (Calexico, Dirty Projectors e Neneh Cherry) e sono tutti nella classifica di Joyello e in una sola delle altre classifiche (e nemmeno uno nella mia...)
Dei dischi nelle altre classifiche, ne ho ascoltati esattamente 4, di almeno 20 non sospettavo nemmeno l'esistenza.

giovedì 27 dicembre 2012

Breathless - Green to Blue

Breathless - Green to Blue (2012)
giudizio (confermato): A

Nuovo disco dei Breathless, è la classica uscita che voglio che mi piaccia ancora prima di ascoltarla.
Questa volta è andata bene e mi piace davvero.

Anche se è un disco molto in bilico tra presente e passato, e pende pericolosamente dalla parte del passato: ma i Breathless hanno qualcosa di atemporale, ce l’avevano anche trent’anni fa, e quindi è giusto che ce l’abbiano ancora oggi.

Gruppo quasi sconosciuto in patria, hanno sempre avuto lo status di piccolo culto qui in italia, fin dagli esordi (1984) se ne è sempre parlato ampiamente su giornali come Rockerilla.

E’ possibile parlare dei Breathelss senza nominare i due numi tutelari del gruppo, Joy Division e Pink Floyd?
No, e infatti non lo faccio.
La loro new wave è sempre stata mischiata con la psichedelia romantica inglese, facendone un qualcosa che non ha mai avuto imitatori, e che suona perciò sempre molto personale.

In qualche modo hanno anticipato di alcuni anni musiche come lo sheogaze e il post-rock, con i loro crescendo strumentali più emozionali più che banalmente fatti di chitarre smandolinate di troppi gruppi di post-rock in carta carbone.

“Fade” aggiorna il suono dei Breathless al 2012, risultando molto più “naturale” di quello dei primi album (per altro, capolavori assoluti, sia “The Glass Bead Game” che “Three Times and Waving”), in cui c’era una batteria veramente “enorme”, annegata nel riverbero, così tipicamente anni ‘80 per suono e missaggio.
E lascia un ruolo molto più equilibrato agli altri strumenti, dalla chitarra di Gary Mundy, sempre misurato e lontanissimo da sterili esibizioni tecniche (anzi, quasi si sente una certa scarsità tecnica di fondo, cui sopperisce con le idee: ogni sua parte è “costruita” col solo scopo di risultare funzionale alla canzone) al basso di Ari Neufeld, bassista grandissima, i cui giri di basso mi hanno ossessionato per anni per la loro perfezione “newwavica” (se così si può dire).
Giri di basso come quello di “All My Eye & Betty Martin” sono a mio parere più rappresentativi di quel modo di suonare il basso dei giri di Peter Hook, che quel modo l’ha inventato.

E poi c’è Dominic Appleton, che è un grande cantante, come testimonia ad esempio il fatto di essere l’unico artista ad aver cantato su due episodi del "supergruppo 4AD" This Mortal Coil (il secondo e il terzo, cioè due dei dischi più interessanti prodotti dalla new wave tutta, e dalla 4AD in particolare)

Rileggo quanto scritto fin qui, e insomma: che accozzaglia di luoghi comuni.
Ho scritto solo cose che chiunque apprezzi già i Breathless conosce di certo.
Però il disco è bello.
Ci sono le classiche ballate alla Breathless, e ci sono i classici crescendo emozionali alla Breathless.
Ci sono anche canzoni che osano qualcosa di nuovo, ma senza esagerare

In sintesi, questo disco mi piace per lo stesso motivo per il quale normalmente non mi piacciono altri dischi: perchè ripete un clichè.
Forse perchè questo dei Breathless è un clichè poco sfruttato, o forse perchè lo ripete bene, con canzoni che mi fa piacere ascoltare.
E che rimandano senz’altro a sensazioni provate quasi 25 anni fa, con l’inevitabile effetto nostalgico.

In sovrappiù, il packaging è quello che di solito odio: doppio cd e doppio lp in vinile, con copertina apribile a fare da specchietto per i gonzi.
Copertina stupenda eh, come tutte quelle dei Breathless: mi piacciono tutte, e sì che di solito non me ne può fregare di meno della copertina...

Insomma, la chiudo qui: è una recensione che spero sia risultata, se non altro, onesta: è un disco che a me piace molto, ma per i motivi per cui di solito non mi piace un disco.


Note e links:
Post dedicato a Enrico (enri1968)

lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale

Questo post è stato scritto, con tutta evidenza, qualche giorno dopo la partita Italia-Germania degli Europei 2012 di calcio.
L'ho tenuto tra le bozze per diversi mesi, più o meno sei.
Perchè non era abbastanza "rock".
Perchè avevo paura di essere frainteso, parlando di argomenti così diversi dal solito.
Perchè cosa c'entra la parrocchia di San Francesco con un blog che parla di musica?

Poi sono successe due cose di fila:
1 - Su Facebook, Fausto Rossi ha invitato tutti i "cattolici" a cancellarsi dai suoi amici.
L'ho fatto subito.
Perchè non è nemmeno importante se io sia cattolico, mussulmano o qualsiasi altra cosa.
Ma non posso essere "amico" di uno che pretende di scegliere i suoi amici sulla base della religione.
Avete presente la nostra Costituzione?
Articolo 3: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali."

E perchè sono davvero stanco degli "anti-fascisti fascisti".
Quelli che "io i fascisti li ammazzerei tutti".
Bravo, certo. Parti da te, magari.

2 - Sul suo blog, TonyFace ha pubblicato questo post, dove, tra le altre belle cose che dice, afferma:
"Enea si guarda intorno incuriosito.
E’ un po’ smarrito quando dal palco piovono proclami anti fascisti e un po’ di bestemmie.
In parrocchia, che frequenta assiduamente (unico luogo di socializzazione nei piccoli paesi,dove bambini, giovani, anziani si aggregano intorno ad un’idea, una fede e un ideale.
Non è un mio posto ma apprezzo molto), non sarebbero felici di sentire certe cose."


E allora, chissenefrega se qualcuno non vorrà capire: ecco il post, che va anche bene come augurio di Buon Natale per tutti.

L'altra sera, mentre con i miei figli andavo a vedere la semifinale Italia-Germania all'oratorio San Francesco (con il mini-maxi screen, che è un oratorio povero...) arrivando da dietro, a piedi, mi è venuto da pensare "ma come è bella la mia parrocchia".
E non avevo mai, in tanti anni, nè pensato che fosse bella nè che fosse "la mia parrocchia".
E invece, è bella.
E' bella la chiesa di mattoni rossi, semplice e senza nessun inutile sfarzo.
Ed è bello il bar, il campo di calcio e il campo di basket, e quello di pallavolo coperto, e il teatrino dove abbiamo visto tutte le partite in compagnia, tanti bambini e ragazzi e adulti, insieme.
Come non si fa ormai più da nessuna altra parte.
E sono belle le persone che ci sono lì, anche quelle che conosco poco o non conosco ancora.
Perchè hai voglia a parlare dell'appartenenza politica e della società civile e della musica e di quello che volete: per i ragazzi, nella mia città, non esiste, semplicemente, niente.
Per un bambino o un ragazzino, l'alternativa all'oratorio sono i giardinetti pubblici con spacciatore incorporato.
L'unico centro di aggregazione che funziona è l'oratorio.
E funziona perchè è gestito da volontari: gente che mette il proprio tempo a disposizione per aiutare gli altri, gratuitamente.
Se vi sembra poco, provate a farlo anche voi.


Note e links:

venerdì 21 dicembre 2012

Ascolti recenti - dicembre 2012

Breathless - Green to Blue (2102)
giudizio: A

Bellissimo. Ne riparliamo quando ho finito di ascoltarlo.


Mimes of Wine - Memories of the Unseen (2012)
giudizio: B

Gruppo o solista, non ho capito bene, basato su voce e pianoforte dell’emiliana Laura Loriga.
Grande voce, molto espressiva, arrangiamenti pregevoli di pianoforte, atmosfere oscure e sognanti.
Ma questi stessi pregi sono anche i difetti del disco: dopo tre/quattro pezzi diventa interpretativamente manieristico e ripetitivo, tra reminiscenze di Tori Amos (non è un complimento) e della PJ Harvey periodo “White Chalk” (non è un complimento nemmeno questo).
Sarebbero, credo, un gruppo fantastico sulla distanza dell’ep: la sequenza iniziale dei primi pezzi è davvero ottima.


Melampus - Ode Road (2012)
giudizio: B

Sono un duo, ma non sembra.
Nel senso che non sono noiosi come i White Stripes e tutti i loro figli “chitarra e batteria”.
Musiche interessanti, voce in secondo piano.
Genericamente alternative anni '90 direi, ma c’è almeno un capolavoro (“Double Room, bellissima) e diverse parti strumentali sono veramente ben fatte.


Mickeranno - Mickeranno (1985)
giudizio: C

Ma dai, me ne ricordavo abbastanza bene: i Durutti Column milanesi (forse).
E pensare che all'epoca li avevo recensiti per Vm, ma siccome non avevo ancora sentito niente dei Durutti Column avevo sparato una marea di cazzate.
C'è qui un brano però, "", che è uno dei migliori brani di Nick Drake non scritti da lui che abbia mai ascoltato.
Soprattutto perchè hanno evitato di cantarci sopra.


Mushy - Breathless (2012)
giudizio: C

Brava è brava.
Suoni filologicamente perfetti: un verod disco di coldwave/minimal synth anni '80
Cioè due generi che in Italia negli anni '80 non esistevano.
Chi non ci credesse, può venire a casa mia: gli presto la collezione completa di Rockerilla dal 1979 al 1989 e se trova, anche una sola volta, una delle due espressioni (coldwave e minimall synth) gli regalo dieci cd a sua scelta.
Mi disturba un po’ questa cosa del “minimal synth”, come mi distubano quelli che ne fanno il revival: è un po’ come fare il revival di una cosa che non è mai esistita. Boh.
Poi, a scanso di equivoci: il disco è bello, ben suonato e con un atmosfera molto "pink" (leggi Pink Military e Pink Industry)
E’ il senso che mi sfugge.


Gaznevada - Gaznevada (1979)
giudizio: D

E’ la ristampa della prima, mitica cassetta pubblicata da Harpo’s Bazar, che non avevo mai sentito all’epoca, ristampata come “Mamma dammi la benza” dalla benemerita Shake Edizioni.
Tolti “Telepornovisione” e “Criminale”, due punkettoni sloganati urlati carini, il resto mi fa venire un dubbio, ma come hanno fatto solo un anno dopo a registrare un capolavoro come “Sick Soundtrack”?
Perchè sembrano due gruppi diversi, punto.


Roy Harper - Stormcock (1971)
giudizio: C

Scoperto sul sito di Webbaticy che è bello (il sito, non Webbaticy...) e merita.
Disco niente male, folk con qualcosa di Nick Drake e quattro pezzi lunghissimi che riescono a tenere desta lo stesso la mia attenzione.


Yo la Tengo - Fade (2013)
giudizio: A

Uno dei gruppi nella mia top ten, nonostante siano parecchi anni che non fanno più un disco che mi convinca dall’inizio alla fine.
Però il tris “May i sing with me/Painful/Electr-o-Pura” è ancora oggi una roba da non credere.
Prima, album acerbi con grandi canzoni sparse in mezzo a roba trascurabile.
Dopo, boh.
Son cambiato io o son cambiati loro, nessun album successivo mi ha più dato le stesse emozioni di quei tre lì.
Nonostante abbiano continuato a fare canzoni bellissime, hanno ricominciato a mettere in mezzo cose sempre più trascurabili.

Poi certo: hanno l’immagine più nerd/indie/alternativa possibile, e ci scherzano su, tipo il video in cui vanno a scuola di rock, o quell’altro in cui dovrebbero fare da supporto ai Beatles.
Sono i tre rocker meno cool del mondo, da quella versione sfigata di Lou Reed che è Ira Kaplan a quella paciarotta della moglie Georgia Hubley (due rocker sposati, poi? Per davvero, da anni e nello stesso gruppo?)(che lei è la figlia del creatore di Mr. Magoo, per di più), e il bassista ciccione, James McNew.
E i loro concerti infarciti di cover di “classici” del rock, nella loro versione della cover-band da birreria: come si fa a non amarli?

Questo nuovo disco è diviso in due: prima parte veloce, rock indie con kraut e psychedelia tra l’eccellente e l’ottimo, e una seconda parte lenta, ballate rock indie kraut con psichedelia tra l’eccellente e l’ottimo.
Ovvero il primo disco degli Yo la Tengo dopo la triologia di cui sopra che mi è venuta voglia di riascoltare più volte.


Stefano Pilia - Strings (2012)
giudizio: E

Questo è il classico disco che mi fa ringraziare il cielo dell'esistenza del download.
Perchè è un disco di cui leggi buone recensioni e pensi che possa essere interessante, e allora cerchi di ascoltarlo, e quando lo ascolti ti domandi perchè.
Perchè hai sprecato quasi un'ora della tua vita ad ascoltare musica (?) concreta (?) fatta di rumori ambientali casuali.
Poi ti chiedi anche perchè qualcuno pubblica questa roba, e perchè qualcuno ne parla bene, e come diavolo si fa a mixare un disco così, e come cazzo si fa a pensare un disco così.
E ringrazi il cielo di non averci speso dei soldi: puoi limitarti a un comodo "canc" (o "del" a seconda della tua tastiera) e non ci pensi più.


Agata and Me - There are songs about you (2012)
giudizio: C

Duo siculo-balcanico che incide per etichetta danese, per fortuna l'amtosfera è molto più nord-folk-tronica che balcanica: parola che in musica mi fa venire i brividi, tra complessini tzigani, bozouki e marcette alla Bregovic, mediterraneismo d'accatto e violini stonati.
Qui nulla di tutto ciò, grazie alla Sopa Records.
Disco non stratosferico, ma si fa ascoltare.

lunedì 17 dicembre 2012

Classic Rock Lifestyle

Copincollo da Media-Trek:

"E' uscito in Italia un nuovo mensile musicale, Classic Rock Lifestyle. Versione italiana del Classic Rock inglese. Salutiamo con gioia l'arrivo di un mensile musicale in un paese dove di musica si legge sempre di meno. Auguri."

Ora: in copertina solo notizie di stretta attualità: Led Zeppelin, The Beatles, Jimi Hendrix, Guns n'Roses, Jon Lord, AcDc.
In Italia si legge sempre meno di musica?
Beh, meno male, direi: se l'offerta per chi volesse farlo è questa[1]...


Note e links:
[1] E senza scordare la "concorrenza": Mucchi Selvaggi, Buscaderi e Suoni vari.

martedì 11 dicembre 2012

Pubblicità - Peluqueria Hernandez

La band veronese Peluqueria Hernandez sta organizzando la realizzazione del nuovo disco per il 2013. Il primo "Peluqueria Hernandez" del 2007 e il secondo "Amaresque" del 2011 sono dei piccoli cult nell'ambiente della musica indipendente italiana.
Sul sito ufficiale del gruppo è possibile leggere le molte recensioni positive riservate alle uscite discografiche oltre che collegarsi alla pagina Bandcamp ufficiale per ascoltare il genere musicale proposto.
Il nuovo album vede allargarsi gli orizzonti musicali con inserti di Exotica e Jazz ancora più marcati che in precedenza.

Per finanziare il progetto si possono acquistare quote del valore di 5 €.

Se partecipate con una quota vi assicurerete il disco in versione mp3 + una citazione nella copertina del disco.

Se partecipate con due quote, oltre al ringraziamento in copertina avrete in omaggio una copia del CD

Se partecipate con tre quote, la vostra copia del CD sarà AUTOGRAFATA!

Se partecipate con quattro quote, avrete in omaggio una copia AUTOGRAFATA del CD + una copia di "Amaresque"


Note e links:
[1] Pubblicità gratuita e non richiesta, l'unica che avrei mai potuto fare qui.
Peluqueria Hernandez è il gruppo in cui suona Joyello, quindi vedete di contribuire: sembra che per il momento la raccolta non sia partita nel migliore dei modi, ma le cose si possono sempre cambiare.
Oltretutto, il meccanismo di crowdfunding scelto è forse il migliore possibile per chi decide di partecipare: solo una volta raggiunto l'obiettivo vi sarà chiesto di versare effettivamente i soldi, quindi non c'è nemmeno il rischio di spendere soldi "inutilmente".

giovedì 6 dicembre 2012

Le parole creano la realtà

Dare un nome alle cose è importante: nella Bibbia è una parte della creazione, affidata direttamente da Dio all'uomo, che con le parole, dando un nome alle cose, partecipa di e definisce la loro esistenza.
E' ovviamente una metafora, ma non è una metafora da poco.
Le parole sono importanti, e le cose senza nome non esistono: sono inconoscibili e inconosciute.

Usare le parole giuste non è un optional, ma è un preciso dovere e impegno di chiunque scriva, e ancor di più se lo fa in modo "professionale".
Nel campo della musica mi sembra ancora più importante: le “etichette”, tanto spesso vituperate, non sono un semplice espediente dettato da manie classificatorie, ma sono (state?) il mezzo essenziale per capire (o meglio, per farsi un idea preliminare su) quello che succede in un disco prima di ascoltarlo.
E se è vero che oggi, in particolare qui sul web, la cosa è diventata quasi del tutto secondaria, fino a pochi anni fa era invece fondamentale.
Perchè ai bei tempi del vinile, o eri amico fraterno del negoziante, oppure col cavolo che ti faceva ascoltare un disco prima di comprarlo, soprattutto se la confezione era ancora sigillata.

Usare termini sbagliati o poco accurati, definire sperimentale un disco di rock tradizionale o definire country un disco di drone ambientali, a che serve?

Poi certo, le parole sono evidentemente convenzioni.
Ma sono convenzioni rispettate da tutti, e proprio in quanto tali sono da tutti comprensibili.
Se parliamo di musica, abbiamo a disposizione parole ancora più precise, che ci permettono di condividere attraverso di loro un'esperienza di ascolto. Ma devono essere parole precise e condivise, altrimenti torniamo a ballare di architettura.

Perchè si può parlare di musica, ed è una delle cose che più si fanno qui in giro.
Ma sarebbe bello riuscire a parlarne meglio che si può.


Note e links:
[1] Lo spunto per questo post viene da una riflessione di Ursus e dai commenti relativi su Facebook, questa:
"Dire ROCK,oramai,significa ben poco...la parola viene troppo spesso usata per seguire stereotipi,mode,forme obsolete di composizione e di espressione (non solo nei suoni,ma anche nel look,nella cultura...).
Gran parte dei "cultori" del rock sono solo nostalgici,prigionieri dei loro stessi musei mentali,costruiti come patiboli dove sacrificare le loro ultime evanescenti lucidità,ultimi guizzi di qualcosa che era già marcito nei decenni da poco conclusi. Dello spirito ribelle e semi-incosciente (a volte persino ingenuo o ridicolo) di quelle note,non resta che l'apparenza : il continuo glorificare cimiteri,mummie incartapecorite...
Il ROCK sarà morto ? Sarà vivo ? MAHHH...di sicuro non gode di buona salute e se qualcuno mi dice che è l'unico modo di fare musica,senza sputtanarsi in derive troppo "commerciali",mi lascia ancora più perplesso,per non dire proprio indifferente.
Al rock non mi ci sono mai sposato e se mai mi dovesse chiedere FEDELTA' assoluta,cambierei decisamente religione (molto meglio una laicità creativa,che un laicismo da cartolina)"

martedì 4 dicembre 2012

Chitarra e voce: ovvero, l'importanza dell'arrangiamento

Che cosa rende una canzone rock[1] quella canzone rock?

Purtroppo c'è il vecchio malinteso del "un pezzo è bello se suona bene anche solo chitarra e voce", attribuita di volta in volta a chiunque, da Bob Dylan a Papa Giovanni XXIII.

Invece.
Come dice anche Franco Fabbri, un pezzo chitarra e voce è "un pezzo arrangiato per chitarra e voce", non è una sorta di idea platonica del pezzo.

L'arrangiamento non è una cosa brutta e cattiva che alcuni malintenzionati fanno contro la volontà dell'autore: è una cosa che fa qualunque gruppo nel momento in cui prova una nuova canzone.

L'arrangiamento non è il sovra-arrangiamento, concetto tra l'altro figlio della malintesa ideologia pauperistica [2] che esiste da sempre a proposito del rock, e che ha raggiunto il suo apice ai tempi dello scontro ideologico progressive contro punk.
Lì si combattono sui due angoli del ring l'arrangiamento del pezzo prog contro la purezza del pezzo punk, ma il malinteso rimane: il pezzo prog è arrangiato per suonare prog e quello punk, per suonare punk.

Perchè in ogni caso il batterista esegue una parte che deve suonare bene insieme a quello che sta suonando il basso, che a sua volta deve suonare bene insieme con quello che sta suonando la chitarra etc.
Il pezzo chitarra e voce, la stessa cosa: la parte di chitarra è arrangiata in modo diverso da quando viene suonata insieme ad altri strumenti, proprio perchè sta suonando solo con la voce.

L'arrangiamento è quello che fa la differenza tra un pezzo punk e un pezzo samba, che possono tranquillamente essere fatti dalla stessa sequenza di accordi.
L'arrangiamento è quello che permette a un gruppo di suonare una cover in maniera personale. [3]
L'arrangiamento non è qualcuno che scrive delle parti da appiccicare alla canzone finita per farla suonare più "pop".

L'arrangiamento fa assolutamente parte della procedura di composizione di una canzone rock: per una canzone rock l'originale non è la partitura ma la registrazione[4] e quindi ne fanno parte, oltre all'arrangiamento, la scelta dei suoni e il lavoro di studio fatto durante la registrazione.[5]


Note e links:
[1] Avrei dovuto scrivere, meglio e in riferimento al più volte nel seguito citato Franco Fabbri, “popular music”.

[2] Che è, ancora una volta, una cosa diversa dal minimalismo (che tanto mi piace).
Perchè anche un pezzo minimalista, indovinate un po’, è arrangiato per essere minimalista.
L’arrangiamento è come la burocrazia in una qualsiasi organizzazione: posto che senza le cose non funzionano, i difetti che vengono volgarmente attribuiti a entrambi sono in realtà difetti derivanti dalla loro cattiva applicazione.

[3] Ma questo sarà argomento di un prossimo post.

[4] Confrontare ancora una volta Franco Fabbri per la differenza tra originale di un’opera di musica accademica e una di popular music.

[5] Vedere ad esempio il post su Strawberry Fields dei Beatles.

venerdì 30 novembre 2012

Ascolti recenti - novembre 2012 (parte 2)

Sylvain Chauveau - Abstractions (2012)
giudizio: B

Bello, più "facile" dell'ultimo album: sono tutti remix di cose collegate a uno dei vari progetti musicali di Chauveau.
Brano migliore, il suo "A_".


Oren Ambarchi - Audience of One (2012)
giudizio: C

Lui è uno che mi piace: chitarra e laptop, fa musiche quasi sempre interessanti.
Ha anche pubblicato tre dischi in meno di un anno, e questa è una cosa che mi piace meno.
E' un modo di fare piuttosto comune in alcuni ambiti, ne avevo già accennato parlando dei Nadja, che hanno prodotto qualcosa tipo 50 dischi in 5 anni: una specie di sfida all'incomunicabilità totale.
Quale fan potrà mai ascoltare e amare 50 dischi di uno stesso gruppo?
E in qualsiasi lasso di tempo, eh, figuriamoci in 5 anni...
Per quanto riguarda Ambarchi, i tre dischi di quest'anno sono tre dischi notevoli, che hanno pochissimo in comune e testimoniano una grande vivacità compositiva.
Ma a questi ritmi si fa in fretta a cominciare a pubblicare roba ignorabile...


Library Tapes - Sun Peeking Through (2012)
giudizio: C

Ci sono tutti gli elementi che in questo momento mi interessano di più: pianoforte, archi, chitarre via laptop.
La musica si colloca tra post rock, ambient e modern classical.
I pezzi sono però carini e nulla più.
Scolasticamente parlando, hanno le possibilità ma non si applicano abbastanza.


MV & EE - Space Homestead (2012)
giudizio: D

Me li aspettavo più ostici, e invece sono molto "rock", chitarre e batteria, con qualche divagazione folk/sperimentale, ad eccezione del devastante ultimo pezzo, “Porchlight>Leaves”.
Non male, ma basta.


Nils Frahm & Anne Muller - 7Fingers (2012)
giudizio: C

Nils Frahm in versione "mista", modern classical in alcuni pezzi e glitch/elettronico in altri.
Più facile di altri suoi lavori, ma anche meno interessante.


Julie’s Haircut - The Wildlife Variations (2012)
giudizio: D

Ep con quattro brani, ho cercato ripetutamente di farmelo piacere.
Comincia con un brano vagamente kraut, prosegue con una ballata barrettiana, poi ci sono due pezzi anonimi. Peccato, perchè mi piacciono diverse cose dei Julie’s e soprattutto il loro modo di essere gruppo. Sto disco, mah.


Barbara de Dominicis & Julia Kent - Parallel41 (2012)
giudizio: D

Modern classical più ambient più voce che recita in inglese/tedesco/italiano, per un paio di brani può essere interessante, tutto l’album no.


Brian Eno - Lux (2012)
giudizio: C

Eh...
Boh.
Ambient di classe?
Cioè sempre la solita zuppa fatta da uno che conta e di cui non si può dire male, tipo Donald Fagen, diciamo, o i Sonic Youth degli anni 2000?
Grazie, faccio senza volentieri.


Dirty Projectors - Swing Lo Magellan (2012)
giudizio: C

E' più che evidente: il massimalismo non fa per me.
Ho ascoltato Sweet Lo Magellan dei Dirty Projectors.
Non è male, ma sono quelle cose che difficilmente riascolto.
Come, per dire, gli Akron Family.
C'è dentro tanto: tante cose diverse, forse troppe per i miei gusti.
Troppi ingredienti, come in quei piatti troppo ricchi di contrasti.
Preferisco cose più semplici.
Sia in cucina che in musica, sono tendenzialmente uno che apprezza il minimalismo.
Che non vuol dire banalità, ma un modo di fare le cose diverso da quello dei Dirty Projectors.


Garth Stevenson - Flying (2012)
giudizio: C

Modern classical, tra Sylvian Chauveau e Nils Frahm (non neo-classical, eh, per quello mi vengono in mente i Dead Can Dance che qui non c’entrano nulla).
Bello.
Magari sarà difficile che lo riascolti, ma bello e interessante, nel suo mescolare archi e glitch in maniera non banale.


Joe Meek And The Blue Men - I Hear a New World (1959)
giudizio: E

Ne avevo letto bene da qualche parte su Facebook, come di musica in anticipo sui tempi.
Boh.
Non sono andato oltre il terzo pezzo, e non mi capita spesso di abbandonare un disco senza ascoltarlo tutto almeno una volta.


Max Richter - Vivaldi’s Four Seasons Recomposed by Max Richter (2012)
giudizio: D

Ah, qui sono in difficoltà: Vivaldi
Delle 4 stagioni “originali” conosco praticamente solo il maledetto pappà-parapà-pàppàppà che ci tormenta da innumerevoli centralini telefonici e publicità televisive.
Questa di Max Richter non è un’esecuzione, ma una riscrittura della partitura, secondo la sua sensibilità.
Non essendo in grado di paragonarla a un originale che non ho mai sentito, posso dire che mancano quasi tutte le parti zumpappeggianti che nel mio immaginario associo da sempre alla musica classica, e spesso c’è un accenno di drone in sottofondo che rende la cosa piuttosto moderna.
Interessante, anche, ma è un ascolto che sicuramente non riaffronterò: troppe sono le parrti che non mi dicono nulla.


Vanessa Rossetto - Exotic Exit (2012)
giudizio: E

Dove cazzo ne ho letto bene? non ricordo, malediz.
Per segnarmi il nome e non seguirne mai più il parere.
Disco inutile di non-musica.
Troppo anche per me.


Note e links:
Novità a partire da questa puntata: il giudizio sintetico.
A - Sicuramente lo riascolterò più volte.
B - Prima o poi lo riascolterò.
C - Lo lascio sull'iPod, ma difficilmente lo riascolterò.
D - Cancellato dall’iPod.
E - Cancellato dall’iPod e dal disco rigido.

mercoledì 28 novembre 2012

Nick Drake - Pink Moon Deluxe Vinyl Box Set (secondo tentativo)

C'è un limite al peggio?
Perchè questo è molto peggio del box dei Velvet Underground.
Eticamente, voglio dire.

Riproduzione della prima stampa del 1972 di "Pink Moon", su vinile vergine da Audiofili, con copertina apribile, rimasterizzato dall'originale produttore/ingegnere del suono John Wood presso gli studi di Abbey Road.
Cotillons: il poster promozionale dell'epoca per i negozi e la riproduzione del manoscritto dei testi di quattro canzoni.
Il tutto inserito in un box di cartone che riproduce la confezione del master-tape.
In omaggio, il codice per scaricare una versione digitale a 24 bit.

Ora.
Anche senza voler considerare che l'ultima versione rimasterizzata è quella del 2003, e che forse una rimasterizzazione ogni 10 anni è un po' eccessiva.
Sapere che la musica di Nick Drake è disponibile in ben due "formati audiofili" per una cricca di coglioni che ascolta il suono dei piedini del giradischi, mi mette adosso una tristezza infinita.
Sarò fatto male io.
Ma questa volta, credo proprio di no.

Note e links:
[1] Prentazione in inglese, per chi credesse che mi sto inventando qualcosa:
"Deluxe/Heavyweight Box Set with an authentic reproduction of the 1972 first pressing, Includes digital download voucher redeemable from the label, with various formats including 24 bit** On February the 25th 1972 Island Records released Nick Drake's third, and what was to be his final, album Pink Moon to a largely disinterested press and public. 40 years on since its birth, Universal re-presents the album in an exactly replicated vinyl pressing, re-mastered by the original co-producer and engineer; John Wood at Abbey Road and pressed on Audiophile virgin vinyl with the original gatefold sleeve, inner sleeve, paper labels, the promotional shop-poster and a facsimile of Nick's handwritten lyrics to four of the songs, all gathered together in a box showing the original master tape box from which the vinyl was mastered. Purchasers also get access to a free electronic downloadable version in 24 bit digital."
L'originale lo trovate qui.

[2] Secondo tentativo, il primo ha generato una discussione davvero poco interessante... per la prima volta ho deciso di censurarla completamente.

mercoledì 21 novembre 2012

Del collezionismo, dei giovani musicisti e della morte del rock

Tesi:
Tutti noi maschietti siamo fondamentalmente collezionisti.
Cominciamo da bimbi con le figurine.
Ma anche (quando ero piccolo io) i tappi delle bottiglie, le biglie, i soldatini dell’Atlantic, le macchinine di formula uno, le squadre del Subbuteo, i fumetti, tutto.

E con la musica, per quelli di noi che si sono di essa ammalati, uguale: perchè se un gruppo ti piace, devi avere tutto.
Tutti i dischi ufficiali, che magari quel lato b di quel singolo uscito solo in Giappone è la canzone che ti cambia la vita (o almeno i cinque minuti in cui la ascolti).
Tutti i dischi non ufficiali dal vivo, che magari quella volta dal vivo hanno suonato una versione di quel pezzo che ti cambia la vita (o almeno i cinque minuti etc.)
Tutti i dischi con le prove rubate o le versioni scartate, che magari etc.

Devi avere tutto, sentire tutto.
Magari anche una sola volta, ma tutto.
Una volta era, più o meno, impossibile: per trovare tutto di un gruppo, dovevi sobbarcarti investimenti consistenti in vinile, cassette e cd, senza parlare della bieca e ricattatoria sopravvalutazione dei pezzi rari ad opera dei furbi spacciatori di vinile.

Oggi, accontentandosi della parte della conoscenza (e rinunciando - magari a fatica - alla parte del possesso) si può fare più o meno tranquillamente per quasi tutti i gruppi.
Sul web (maledetto!) è possibile rintracciare senza grosse difficoltà (e soprattutto senza spendere nulla) l’opera omnia di praticamente chiunque.

E per i meno avvezzi alla navigazione negli oscuri meandri della rete, ci son sempre le edizioni Mega De Luxe, con imperdibili raccolte di scarti discografici accoppiate ai “classici” che a tutti piacciono.
Perchè i dirigenti delle case discografiche son mica del tutto rincoglioniti, e questa cosa la sanno bene e ne aprofittano, eh...

Antitesi:
Tutti i giovani musicisti godono, per fortuna, di una sana ignoranza: conoscono poche cose, ma credono di conoscerle tutte.
Quantomeno, quelle importanti.

E quindi non hanno paura a scrivere i loro pezzi, e non hanno paura se non sono abbastanza tecnicamente competenti per suonarli in modo impeccabilmente “professionale”.
Non si possono mettere le dita sulla chitarra in quel modo, perchè quell’accordo non esiste? E chissene, mi piace come suona.

E quindi 2, riescono a essere geniali e a fare cose che, di lì a pochi anni, non riusciranno più a fare.
Perchè nel frattempo saranno cresciuti, e anche senza parlare delle bollette da pagare, avranno cominciato a menarsela con il mantenimento della posizione.
Finite le idee e la voglia di rischiare, avranno cominciato a menarsela con “valori” quali professionalità, esperienza e mestiere.
E la cosa più divertente è che ‘sti valori del cazzo qui, li prenderanno sul serio, e con loro li prenderanno sul serio i loro ormai attempati fan.
Anche i gruppi e i fan che, all’inizio, apprezzavano esattamente il contrario.

Sintesi
La solita, così popolare sul web tra i 40/50 enni.
“Il rock è morto quando eravamo giovani noi, e la musica di adesso fa schifo al cazzo.”
“Ascolto solo i dischi degli anni [decennio a piacere], meglio un loro disco di scarti che un disco di oggi”
Lo so che l’ho già scritto innumerevoli volte, ma santa polenta: se continuo a leggere in giro la solita tesi, continuo noiosamente a controbattere...

Anche se, in realtà, oggi un problema nuovo c’è.
Ed è quello opposto, semmai: è possibile ascoltare con facilità troppe cose.

Ad esempio, io mi informo sulle nuove uscite tramite alcune fonti.
Alcuni blog (sono tutti nel blog-roll qui di fianco)
Alcune riviste on-line (SentireAscoltare, Ondarock)

Su SentireAscoltare ci sono una media di 5 recensioni al giorno.
Fanno circa 150 al mese.
Diciamo che solo una su dieci mi stimola ad ascoltare un disco.
Fanno 15 dischi al mese.
Solo da SentireAscoltare.

Se ci aggiungiamo i dischi consigliati dai blog, tra nuovi e "riscoperte", e magari qualche disco che scarico perchè all'epoca non l'avevo trovato e mi è rimasta la curiosità, si arriva tranquilli tranquilli a 30 dischi al mese.
E’ impossibile starci dietro.
Così si accumula spazzatura digitale sull’hard disk, e per sentire tutto dovresti darti una disciplina che è un po' in contrasto con il piacere un po’ anarchico dell'ascolto musicale "per piacere".

Dovresti sentire un album al giorno, diciamo almeno un paio di volte che se no è inevitabile essere un pelino troppo superficiali nei giudizi.
E non riascoltare più quello che ti piace, altrimenti non riesci a star dietro alle nuove uscite.

Come uscirne?
Non ho la risposta.
Io alterno periodi in cui cerco di ascoltare un disco nuovo al giorno a periodi in cui ascolto lo stesso disco per una settimana di fila.
Naturalmente i periodi del secondo tipo contribuiscono ad aumentare a dismisura la quantità di spazzatura digitale accumulata.
Spazzatura non come giudizio di merito, ma come semplice constatazione: magari lì dentro ci sono dischi bellissimi, ma non troverò mai il tempo di ascoltarli.

mercoledì 14 novembre 2012

Ascolti recenti - novembre 2012

Belong - Common Era (2011)
giudizio: C

Ascoltati su consiglio di Pericle.
Bravi eh.
Però i Cure ci sono già stati, come ci sono già stati i gruppi che suonavano come loro in quegli stessi anni, ed erano la serie B dei Cure.
Questi cosa sono, la serie C?
Alcuni pezzi son anche carini, ma qual è lo scopo di questo disco?
Domando scusa, ma io non riesco ad accontentarmi della serie C...


The Black Angels - Passover (2006)
giudizio: B

Gli Spacemen 3 suonavano così, però senza il cantante che voleva essere Jim Morrison (a volte in maniera quasi imbarazzante).
Buon gruppo derivativo, con pezzi superiori alla media.
Senza infamia e senza lode.


Dresda - Diluvio (2012)
giudizio: A

Ottimo ep, tra post rock e noise.
Sono di Genova e incidono per Marsiglia Records, il che è garanzia di qualità.
Scaricato da Bandcamp, ordinata anche la copia fisica...


Fabrizio Paterlini - Autumn Stories (2012)
giudizio: C

Un disco di pianoforte solo, con rari interventi di synth e di field recordings.
Bello, ma dopo tre/quattro pezzi scende inesorabile una noia profonda e sonnifera, e visto che, come al solito, ascolto in macchina, non posso che passare ad altro.


Giardini di Mirò - Unluck ep (2012)
giudizio: A

Da ascoltare: tre brani ottimi, uno completamente inedito e due che erano già sulla versione iTunes di "Good Luck".
Niente smandolinate, ma una deriva fatta mix di drone, ambient, post-punk e anni '90, batteria affogata nel riverbero e suoni impeccabili: sono il mio gruppo preferito di adesso, punto.
In download anche gratuito da Bandcamp.


Khonnor - Handwriting (2004)
giudizio: A

L'ho scoperto per caso.
Sembra avesse 17 anni quando ha inciso questo disco, preceduto e seguito da alcuni EP.
Non c'è molto da dire: è un CAPOLAVORO ASSOLUTO, e l'ho scritto in lettere maiuscole.
Tra folk, glitch, ambient, elettronica e molto altro, un disco che da un senso compiuto all'espressione "folktronica".
Indispensabile come pochi altri.


Paper Cranes - Oh, Love! (2012)
giudizio: E

Delle volte mi trovo sull'iPod dei gruppi che non mi ricordo come e perchè ci sono finiti sopra.
Questi ne sono un esempio: devo averne letto bene da qualche parte e scaricato il loro lavoro da Bandcamp, ma è un folk-pop carino ed innocuo.
Ascoltato una volta, rimosso.


Tame Impala - Lonerism (2012)
giudizio: C

Primo ascolto: sono i Beatles, versione John Lennon zuccherosa.
Psichedelia beatlesiana impeccabile, la batteria suona come quella di Ringo e il basso spesso sembra quello di Paul.
Nel complesso, un gruppo troppo derivativo per i miei gusti attuali.


twoas4 - In Pain English (2012)
giudizio: B

Gran bel disco, lo trovate su Bandcamp in download a 2 euro, ma c'è anche la copia fisica.
Certo, la voglia di essere i Sonic Youth è grande, ma siccome ce l'ho avuta anch'io mi tocca essere più buono del solito.
Loro lo fanno molto bene, con alcune canzoni al limite del capolavoro.
E poi sono prodotti da Paolo Mauri, che suona anche il basso, e così ho DOVUTO ordinare anche il cd...


Umberto Maria Giardini - La dieta dell'imperatrice (2012)
giudizio: C

Non è male, ma boh, di questo disco non mi piace mai niente fino in fondo.


The Velvet Underground & Nico - De Luxe Mega etc. (1967/2012)
giudizio: B

E va bene, l'ho scaricato: lo sapevo che non avrei resistito.
Togliamo subito di mezzo le due versioni mono e stereo, e il disco di Nico: roba bellissima, ma non ho nè voglia nè tempo di fare il paragone con gli originali oppure tra le due diverse versioni mono e stereo precedenti.
Suonano bene, tanto mi basta.

Le Scepter Sessions: i pezzi sono grosso modo indistinguibili dagli originali, a parte alcune variazioni davvero minime (alcuni mix leggermente diversi, alcune takes alternative, una voce con più o meno riverbero, etc.)
La variazione più grossa in assoluto è l'inizio di "Heroin": in tutte le versioni qui presenti diverse da quella ufficiale, Lou canta "I just know where I'm going" invece di "I don't know just where I'm going".
Volendo stare a menarsela, lo spostamento di senso del testo è notevole, visto l'argomento: nella prima versione Lou Reed sa solamente dove sta andando, in quella pubblicata non sa davvero dove sta andando.
La realtà però (secondo me etc.) è che metricamente la versione pubblicata rende meglio.

C'è una cosa "strana", ma non avendo il libretto del cd non so se magari lì è spiegato.
Alcuni dei pezzi delle Scepter Sessions sono indicati come "tape sourced", altri come "vinyl sourced".
I primi si sentono molto meglio dei secondi, come è ovvio: quelli vinyl sourced hanno rumorini vari ed eventuali: fruscii, click e pop.
Però io avevo capito che le Scepter Sessions originali erano "perdute", e l'unica testimonianza fosse il vinile "ritovato" qualche anno fa (la storia è in giro ovunque sul web, non la ripeto)
O avevo capito male io, o sono stati ritrovati anche i nastri (ma non tutti?), boh.

Seguono le prove alla Factory, e queste sono piuttosto interessanti, soprattutto "Miss Joanie Lee", che è una specie di prova generale per Sister Ray.
Divertente la prova con Nico che tenta di cantare "There she goes again" ("I have to learn that!") che sembra esattamente quello che è, un nastro di quelli che ogni gruppo registra in sala prove per riascoltare quello che sta facendo.
Bellissimo il punto in cui Nico sbaglia, gli altri si fermano ma non tutti insieme e batteria e basso continuano con il riff - ho decine di cassette in sala prove in cui facciamo le stesse identiche cose!
Il che può voler dire due cose: noi eravamo uguali ai Velvet (ahem), oppure i Velvet erano un gruppo come tutti gli altri - solo molto più bravi.
Direi buona la seconda.

Il live al Valleydale Ballroom, Columbus, Ohio, esticazzi!
Comincia con "Melody Laughter", che c'era già sul cofanetto con la banana di qualche anno fa, ed è ancora un pezzo che sembra avanguardia 45 anni dopo.
Poi c'è Nico dal vivo, ma si sente appena appena cosa succede: la qualità sonora migliora con i pezzi seguenti.
A parte "Nothing song", pallosa, ma forse era la base per un'esibizione/balletto/cazzo-ne-so, il resto è un vero documento sonoro dei Velvet pre-primo disco.

giovedì 8 novembre 2012

Parole e musica

A grande (ahem) richiesta, proviamo a riparlare dei testi delle canzoni.
In realtà, non ho nulla di nuovo da dire rispetto alle altre volte in cui ne ho già scritto, qui, qui e qui, in tre dei post meno commentati di questo blog...

Rimango dell'idea che la frase di gianCarlo Onorato (vedi il link al secondo "qui") sia il modo perfetto di rapportarsi al testo di una canzone, niente di più e niente di meno:

"Le parole sono incarnate nelle composizioni e vivono della musica di cui fanno parte".

E' tutto lì: le parole hanno senso solo nell'unione con la musica, da sole non valgono nulla.
Fosse per me, i testi non li stamperei nella confezione del disco.
Perchè stiamo parlando di dischi, e la musica è molto più importante del testo.
Più importante di diversi ordini di grandezza, eh.
E il testo, per fortuna, non è una poesia.
Forma espressiva che, per inciso, neppure mi piace molto.
Forse ne ho studiata troppa a scuola, ma è una cosa che mi sembra non rispecchi il nostro tempo.
Sicuramente, non il mio.
Faccio fatica a leggerla, non mi appassiona e non la capisco.

I cantanti cosidetti poeti, boh.
Già quando scrivono in italiano mi provocano un profondo senso di noia: su tutti, De Andrè.
E l'altrettanto intoccabile Gaber.
Anzi, Gaber di più, che lui non ha mai davvero scritto canzoni, quanto scuse per recitarci sopra le sue parole.
Bellissime, probabilmente.
Ma non mi interessano.

Se poi sono di lingua inglese, diciamo altri due intoccabili come Bob Dylan e Leonard Cohen, ma anche i dischi di reading di Nick Cave, grazie no.
Neppure li capisco al volo: contrariamente alla quasi totalità dei blogger italiani, che parlano l'inglese meglio dell'italiano, io parlo meglio l'italiano.
Con l'inglese, faccio più fatica.
Quindi i testi in inglese diventano una cosa tutt'altro che immediata, anzi.
Sono una cosa che deve essere sempre mediata da una traduzione.

Poi certo che sì: in astratto, meglio una canzone con una bella nusica e un bel testo che una con una brutta musica e un brutto testo.
(Monsiuer De Lapalisse ringrazia)
Ma nella realtà, del testo mi frega pochissimo.
E dei due casi intermedi (musica bella e testo brutto oppure musica brutta e testo bello), il primo lo posso apprezzare senza nessuno sforzo.
Esistono centinaia di belle canzoni con testi brutti, ma tanto i testi brutti si possono ignorare.

Canzoni brutte con testi belli, boh.
Ci saranno anche.
Ma se la musica è brutta, non sto certo a interessarmi del testo, quindi è come se non esistessero.
Perchè se non ti interessa scrivere la musica, ma usarla come veicolo per far sentire i tuoi testi, allora prendi il coraggio a due mani: non fare un disco.
Pubblica un libro di poesie, così evito di comprarlo e non ne parliamo più...


Note e links:
[1] Nei tre post precedenti sullo stesso argomento, molto probabilmente ho sostenuto cose in contraddizione con quanto affermo qui.
Perchè a volte un testo è così bello che ti fa cambiare idea sulla sua non rilevanza, soprattutto quando è unito a una musica che ti piace moltissimo.
D'altronde, mai affermato di essere immune alle contraddizioni...

lunedì 5 novembre 2012

Tough boys don't dance

Allora.
La disco-music.[1]
Anzi, più in generale: la musica da ballo.
A me 'sta roba qui non piace.
Limite mio nr. 1, sicuramente.
Ma non mi piace.
Non riesco ad ascoltare un disco di "disco" (battutona!)
Non ci trovo niente di abbastanza interessante per ascoltarlo fuori da una discoteca.

E' musica fatta per ballare, benissimo: usiamola per ballare.
Attività peraltro onorevolissima, e antica quanto la musica.
Da ragazzo andavo in discoteca anch'io.
Ma non per ascoltare la disco: ci andavo per cuccare.
E in effetti, visti gli scarsi risultati, ho smesso abbastanza presto.
Ma della musica che si ascoltava lì, mai fregato un cazzo.

Di tutta la musica "limitrofa" alla disco, limite mio nr. 2, penso grosso modo le stesse cose: funk, r'n'b, soul.
Musica per ballare.
Come il r'n'r eh, o il liscio, la house, l'hip-hop e il tango e la mazurka, la lambada e il "latino-americano".

E allora, balliamole 'ste musiche.[2]
Son fatte per quello, e non c'è nulla di male.
Però capisco perchè dovrei ascoltare queste musiche nella mia (metaforica) cameretta con il mio (metaforico) stereo.
Non ci trovo nulla di abbastanza interessante per giustificarne l'ascolto puro, non finalizzato al ballo.

Esistono le eccezioni, ci mancherebbe: musica per il corpo e per la mente.
Ma è così poca roba...


Note e links:
[1] Questo è un post difficile, perchè alcuni di quelli che frequentano questo blog la pensano in maniera completamente opposta da me.
Quindi, il rischio di polemica è giusto qui dietro l'angolo.
Anzi, forse non è nemmeno necessario girarlo, l'angolo...

[2] C'è però una cosa che non capisco: perchè sia necessario attribuire loro meriti, ambizioni e valenze culturali che non vi appartengono.
Io le ricordo, le discoteche negli anni '70.
Che vi devo dire: non è che ci andassero le persone più intelligenti che conoscevo.
Al contrario, ci andavano quelli più stupidotti.
Quelli che si facevano meno problemi, che avevano meno dubbi
E magari si divertivano di più, eh.
Ma tipo che si divertono di più quelli che vanno al cinema a vedere Boldi e De Sica.

Ricordo pure le discoteche negli anni '80.
Ci andavano i paninari, a ballare "Wild Boys" con il braccio simpaticamente teso, che fare i fascistelli era già tornato di moda.

Le discoteche degli anni successivi, non me le ricordo.
Ma tanto lì c'era il rap, la techno, la trance, e queste musiche vengono simpaticamente dileggiate dai cultori della disco anni '70, quindi possiamo tranquillamente ignorarle.

Sono stereotipi?
Boh, forse, almeno un po'.
Però come tutti gli stereotipi mica sono nati dal nulla.
Nelle discoteche degli anni '70 e '80 c'era il peggio di quegli anni, dai fascistelli sanbabilini in poi, passando per paninari, yuppies, milano da bere e imbecillità varie.
Chi vuole rivalutare quel periodo lì, prego si accomodi: se posso, preferisco non seguire la strada della rivalutazione dell'irrivalutabile.
Donna Summer, Bee Gees, Duran Duran... no grazie.

venerdì 26 ottobre 2012

Contemporaneità, ora e allora

Non è la prima volta che succede: anche questo post nasce da un commento lasciato qualche giorno fa sulla "Teiera Volante" di Lucien.
Perchè a volte si comincia un discorso che a me sembra interessante e si abbandona troppo presto o senza raggiungere nessuna conclusione.
L’argomento è "come i contemporanei parlano del loro stesso tempo", come è ovvio con particolare riferimento ai discorsi sulla musica.
Ovvero: per quello che ricordo io[1] negli anni '70 si parlava di quegli stessi anni come dei peggiori per la musica, dopo i fasti degli anni '60.
Trent’anni dopo, gli anni '70 sono diventati "leggendari" come il decennio precedente.
E quello successivo.
E come è successo a quello precedente a quello precedente, e come succederà a quello successivo a quello successivo, (ad. lib.)
Magari mi ricordo male.

E allora, leggiamo ad esempio l'introduzione dell'articolo[2] intitolato "Il cimitero degli elefanti", scritto da Blue Bottazzi[3] sul Mucchio Selvaggio nr. 24, Novembre 1979.

"Gli scaffali della mia discoteca sono più o meno polverosi a seconda di quanto sono frequentati. L'angolo più polveroso, è quello dei dischi di soft britannico, il rock sinfonico inglese della prima metà dei settanta. Forse ancora più polveroso di quello dei dischi tedeschi.
Se soltanto sto a confrontare questi dischi con il beat, o il blues revival, tutta musica inglese più antica anagraficamente ma ben più longeva e stimolante, mi domando se tutto il materiale registrato all'epoca '69 - '75 sia stato inutile, una mera perdita di tempo nei confronti del rock.
A parte che è meglio rinunciare a perdere il tempo domandandoci se qualche cosa sopravviverà di questa nostra musica che per la gran parte è solo pop di consumo, è vero che i risultati musicali dell'epoca, tradotti in canzoni, sono già inascoltabili oggi."


Poi passa a parlare più o meno male di Moody Blues, King Crimson, Genesis, Yes, Pink Floyd, ELP, Van Der Graf Generator, Gentle Giant, Jethro Tull, del jazz-rock degli allievi di Miles Davis e della "vecchia" Grace Slick.

Bene.
Io di articoli di questo tenore ne ricordo a decine.
Ricordo il clima generale,[4] che è ben riassunto dall'articolo di Blue Bottazzi.

E ricordo, mutatis mutandis, che gli stessi discorsi che si fanno adesso si sono fatti negli anni '80 e '90 e '00: che musica di merda che c'è adesso, prima sì che.
Probabilmente anche negli anni '60, ma lì non posso ricordarmi: c'ero ma non avevo ancora imparato a leggere.

Ad avere tempo e voglia, potrei citare decine di articoli delle riviste che ho ancora in cantina (Mucchio Selvaggio, Rockerilla e altre) che parlano degli anni '70 e '80 e '90 e... allo stesso identico modo.
Io sono sicuramente noioso, ma possibile che a nessuno venga il dubbio che questa costante, incessante ripetizione delle stesse "posizioni critiche" sia irrimediabilmente stupida?


Note e links:
[1] Io sono nato nel 1963, perciò quando parlo dei "miei" anni '70 musicali faccio riferimento alla seconda metà, che nella prima ero troppo piccolo per interessarmi di musica (anzi, in realtà per interessarmi di qualsiasi cosa diversa dal giocare. A pallone, possibilmente. Ma andava bene anche tutto il resto)
Nel '77 finisco le medie, comincio il ginnasio, insomma "cresco" (sempre ammesso che etc.)
Di lì a poco comincio a interessarmi di musica "seriamente".

[2] L'originale è liberamente scaricabile da questo link, insieme a decine di altri articoli dei primi anni del Mucchio Selvaggio.

[3] Di cui su questo blog si è parlato male, certo, ma quando era giovane mica scriveva su "Suono" come adesso...

[4] E il clima generale[5] era grosso modo questo: il punk e la new wave come reazione alla pessima musica degli anni precedenti: glam, tardo hippismo, hard rock tamarro, progressive, disco-music (la febbre del sabato sera, cazzo!) e via dicendo.
Per la riscoperta del funk, del soul e della disco music, ripassare più tardi. Al momento, gli idioti andavano in discoteca, gli altri compravano i dischi rock.

[5] Non sto dicendo che questo modo di vedere le cose fosse senz'altro giusto: questo è il clima che ricordo io e che ritrovo nell'articolo di cui si parla nel post.

lunedì 22 ottobre 2012

Ascolti recenti: Ottobre 2012

Dunque: riprendo a postare appunti su dischi ascoltati, vecchi e nuovi (vedi la prima puntata per motivazioni e vecchiaia incalzante)
Siccome scrivere recensioni è difficile, noioso e fondamentalmente inutile, le lascio così, nude e crude: fotografie, link e approfondimenti, troppa fatica.
A me servono come memoria, a voi non so.


Aceta - Sketches (2010)
giudizio: D

Post rock piuttosto anonimo, sa dio perchè l'avevo considerato degno di nota un annetto fa.
Avevo anche provato a procurarmi la copia del cd.
Boh

Akron Family - Set'em Wild, Set'em Free (2009)
giudizio: D

Su consiglio appassionato di Alberto, non li ho mica capiti.
E l'ho ascoltato un tre volte buone.
Boh

Album Leaf - An Orchestrated Rise to Fall (1999)
giudizio: C

Carino, ma non rimane nulla in mente per più di qualche istante.

David Sylvian - A Victim of Stars (2012)
giudizio: C

Compilation classica con le canzoni "più famose", senza inediti o curiosità.
Bella per chi non lo conoscesse, inutile per tutti gli altri.

Giardini di Mirò - Good Luck (2012)
giudizio: A

Rivalutato non poco il nuovo GdM, che all'uscita mi aveva lasciato piuttosto indifferente.
Ci sono belle canzoni e aperture più anni '80 del solito: una via di mezzo tra il post-rock smandolinato e la new wave, e a me piacciono molto.

June Miller - I couldn’t be with you even if I wanted (2012)
giudizio: A

Finalmente è uscito anche fisicamente il nuovo cd dei June Miller, già ascoltabile su Bandcamp da qualche tempo.
Loro sono uno dei miei gruppi italiani preferiti.
In questo disco mi manca tantissimo la voce di Federica, che ci posso fare?
Era la marcia in più del loro ultimo lavoro: questo nuovo è molto bello, ma quello era straordinario.
Questo parte con due brani cantati con splendide linee vocali (che evidentemente quindi vengono scritte dal gruppo e non da Federica), poi tre brevi variazioni e una seconda parte con diversi interventi acustici.
Cd ordinato.

A proposito di Federica e del suo gruppo, gli Antigone: non ne ho saputo più nulla.
Il loro sito MySpace, coem anche il profilo su Facebook, non sono più aggiornati da più di un anno (giugno 2011).
Non so se il loro disco sia uscito anche fisicamente.
Se qualcuno ne sapesse qualcosa...

Have a Nice Life - Deathconsciousness (2008)
giudizio: C

Non è un disco.
E non solo perchè sono due.

Più che altro, è un demo di "come non si usa il riverbero quando si registra un disco".
Purtroppo oggi un riverbero software non costa più nulla...
Mi immagino la scena.
L'ingegnere del suono pensa: "Qui ci vorrebbe un etto di riverbero, per sicurezza ce ne metto due".
Poi passa il chitarrista, guarda e pensa: "Se il tecnico ci ha messo due etti di riverbero (che è così importante per il nostro sound) ne aggiungo un po', facciamo tre etti".
Poi passa il cantante, guarda e pensa: "Se ci hanno messo tre etti di riverbero, per sicurezza facciamo quattro".
Poi passa il bassista, il produttore, un paio di ospiti (il batterista no, lui non ha nessuna idea di cosa sia un riverbero o, più in generale, di come funzionino quelle maledette macchine che ci sono nello studio di registrazione).
Alla fine, ci sono un paio di chili di riverbero su ogni maledetta traccia registrata, dalle chitarre alla batteria (qui ce l'hanno messo gli altri, allì'insaputa del batterista), dalla voce al basso, dai synth alle percussioni.
Più alcuni altri chili sul mixdown stereo.
Probabilmente anche il campanello della casa dove abitano gli Have a Nice Life è collegato in serie a un paio di Midiverb II d'epoca.
Che musica si intravede sotto il riverbero?
New Wave/Dark, giri di basso in primo piano e melodie primi anni '80, chitarre fastidiose e batterie elettroniche.

Donald Fagen - Sunken Condos (2012)
giudizio: E

Gran classe e zero idee.
Musica da intrattenimento. Se vi basta....

Goodsped You! Black Emperor - Allelujah! Don’t Bend! Ascend! (2012)
giudizio: C

Tra Spacemen 3, post-rock smandolinato e pastrocchi etnici.
Registrato in modo orribile.
Boh.

Dexy's Midnight Runners - Searching For The Young Soul Rebels (1980)
giudizio: B

Tre/quattro pezzi killer, un bel po' di fuffa e uno stile canoro affettato ed eccessivo.
In ogni caso il migliore dei loro lavori.

Death in Venice - tutto (1983-1986)
giudizio: D

Trovata su Blogspot tutta la loro produzione: il primo demo e i due ep.
Uno di quei gruppi che, se non avessi scaricato i lavori, avrei ricordato con l'aura del mito.
Invece, non c'è un pezzo che abbia retto al passare del tempo.
Peccato.

Nick Cave - Kicking Against the Pricks (1986)
giudizio: A

Grandissimo disco di cover di Nick Cave, che all'epoca mi era piaciuto molto e adesso ancora di più.
Gemello diverso di "Your Funeral, My Trial", che è ancora il mio album preferito di Nick.

Nick Mason - Fictitious Sport (1981)
giudizio: C

L'avevo comprato all'epoca, non me lo ricordavo per nulla (a parte il fatto che fosse in pratica un album di Carla Bley e che Nick Mason fosse lì come specchietto per le allodole)
Avendone letto recentemente una recensione che ne parlava bene e che faceva notare come il tutto fosse cantato da Robert Wyatt, ho pensato di riascoltarlo.
Musica strana per chitarre e tromboni.
Ma strana di quella che mi viene in mente, questi vogliono proprio essere strani, ma di per sè, che senso ha?

Christopher Willits & Ryuichi Sakamoto - Ancient Future (2012)
giudizio: D

Piano + ambient guitar
Molto gusto, bei suoni.
I pezzi lasciano un po' il tempo che trovano.
Sakamoto non ha bisogno di presentazioni, direi; Willits è uno dei guru di Ableton Live.
Le sue lezioni di uso del programma sono imperdibili per chiunque voglia suonare la chitarra con quel software.
Sono anche una testimonianza della sua lotta (perduta) con i suoi capelli, che lo abbandonano progressivamente durante le lezioni, nonostante pettinature a schiaffo in avanti, cappelli e trucchi vari...

giovedì 18 ottobre 2012

The Doors - Live at Hollywood Bowl

I Doors, pensa te.
C'è tutto un loro concerto del 1968 all'Hollywood Bowl, su Youtube.

Che quando avevo sedici anni e volevo essere Jim Morrison (il primo che lo chiama Jimmone, sparo!) ci si sognava di mettere le mani su un bootleg dei Doors, altro che filmati dei concerti.

Ricordo che dal mio spacciatore di vinili del tempo, Il Carillon di Monza, c'era un bootleg doppio (Live in Svezia, forse? Con una copertina nera e azzurrina) dal prezzo assurdo per le mie finanze di studente.

Mai comprato, ma quanto tempo speso a sognare di farlo, e a sognare di poter ascoltare i Doors dal vivo senza trucchi.
Anche se avevo già naturalmente "Absolutely Live", ma l'idea dei bootleg era che ci si sarebbe potuto scoprire chissà quale segreto, quale variazione, quale pezzo sconosciuto.
Nel bootleg ci doveva essere qualcosa di non costruito, di vero, di rubato.

Più avanti sarebbe venuto il film di Stone, iconograficamente perfetto, ma che dipingeva un Jim Morrison mentecatto e praticamente idiota, e anche Samuele Bersani con la sua "Freak" e "tanto so già che metterai su i Doors, oh no, metti un bolero", perchè nel frattempo i Doors erano diventati il gruppo dei fighettini fricchettoni.

Mentre scrivo sto guardando il video.
Jim ha un orrido paio di pantaloni di pelle marroni (!) che io avevo sempre immaginato fossero neri, e un gilerino ricamato ad alamari francamente inguardabile, come il suo taglio di capelli.

Lui è praticamente fermo davanti al microfono, cui si aggrappa come se avesse paura di perdersi.

Uno spettacolo che dire statico è dire poco - eppure loro (lui) non era/no famosi per le performance infuocate e ribelli?
Boh.
Inquadratura laterale quasi fissa su Jim, di tanto in tanto Manzarek di fronte, con la testa reclinata di tre quarti, che suona in simil-trance artistica, e qualche inquadratura di Krieger di nero vestito che si confonde con lo sfondo.
Densmore, con la sua batteria, troneggia altissimo, sopra la testa di Jim.

Cioè, al confronto un gruppo shoegaze era uno spettacolo vario e coinvolgente.

E’ proprio vero che i miti giovanili si dovrebbero lasciare là dove li hai conosciuti, nella tua gioventù.
Perchè difficilmente sopravvivono allo scorrere del tempo.

Ho smesso di guardare il video a 17:54.
Preferisco affidare la memoria dei Doors ai miei ricordi e alla mia fantasia, nei quali sorpavviveranno meglio se non finisco di guardare sto video qui...

lunedì 15 ottobre 2012

La musica è una cosa meravigliosa

Come dice il titolo: la musica è una cosa meravigliosa.
Sì, era l'amore.
Ma qui si parla di musica, e allora parafrasiamo.

Pensate ad esempio a quanti tipi di passione permette di sviluppare, uno diverso dall'altro, e tutti così forti.

C'è l'audiofilo che ascolta l'impianto, per godere della potenza dei bassi e della setosità dei medi.

C'è il vinilomane che ascolta il supporto, per godere dello scricchiolio della puntina e del fruscio dei solchi, mentre annusa la copertina e lecca la busta interna.

C'è il collezionista che non ascolta (si rovina!) il suo ultimo acquisto (magari la copia è ancora incellofanata, mai aperta!), limitandosi a rigirarselo estasiato tra le mani, prima di riporlo intonso assieme ai suoi mai ascoltati colleghi.

C'è l'appassionato di tecnica strumentale che misura quantità e velocità delle note emesse da (di solito) un chitarrista dall'aspetto estetico quantomeno discutibile.

C'è il musicista appassionato di tecniche di registrazione, che cerca di capire se il riverbero usato sul rullante è un Lexicon degli anni '80 o una sua replica software dell'anno scorso, ammirando tipicamente le singole foglie senza riuscire a cogliere la foresta che vi sta dietro.

C'è il nostalgico ad ogni costo, che qualunque cosa ascolti non importa, perchè l'unica cosa che gli interessa è la nostalgia che gli provoca il riascolto di musiche conosciute per la prima volta quando non aveva la pancia e aveva ancora tutti i suoi capelli.

C'è il musicista aspirante che di una canzone cerca di carpire i segreti compositivi, i trucchi e il mestiere di chi l'ha composta e registrata, provando a ricrearne la magia in una sua canzone.

C'è il rocker pentito che ormai ascolta solo l'opposto di quello che gli piaceva in gioventù (preoccupandosi però di rimanere sulla stessa lunghezza d'onda snobistica: cose all'opposto ma non troppo famose o di successo, che va bene tutto ma se no come cazzo faccio a distinguermi dalla massa)

Poi, per fortuna, ci sono io...
:)


Note e links:
L'immagine del collezionista di dischi l'ho presa dal bel blog The Evil Monkey's Records.
(Click per ingrandirla)

giovedì 11 ottobre 2012

I soliti accordi

Non ce la faccio, ormai ce l'ho tra i bookmark e di tanto intanto ci capito sopra...
Però avevo deciso di non parlarne più.
Poi leggo oggi sul blog di Joyello questa introduzione:
"Il crescente disinteresse per i dischi (intesi come oggetti fisici) da parte delle giovani generazioni, è inversamente proporzionale a quello per la musica. Semplicemente si cercano strade diverse, modi alternativi di produrla e distribuirla."

E allora, mi torna in mente che qualche giorno fa ho letto dell'uscita del nuovo numero di "Suono", e questo è il nuovo editoriale di Max Stefani.
Come faccio a non riportarne alcuni passaggi?[1]

"Come può un ragazzo di 20 anni, col testosterone a palla, ascoltare con la dovuta concentrazione Dylan, Knopfler ma anche Bob Mould o i Calexico? Oddio, io lo facevo (e come me molti altri), ma erano altri tempi e sicuramente noi eravamo diversi. Più curiosi, più aperti, con meno barriere mentali. Il che sembra anche strano visto quanto eravamo ingabbiati. Vero che apprezzavo Stones, Animals o Stevie Winwood, ma ero anche curioso di ascoltare i loro eroi. E poco m’interessava l’età di Muddy Waters o Johnny Cash. E come non dare ragione a una persona matura, che ha vissuto la giovinezza negli anni Sessanta o Settanta (senza dubbio alcuno gli anni migliori e irripetibili del rock), quando sostiene che quello che esce da vent’anni a questa parte è quasi sempre fuffa?"[2]

C'è tutta la banalità del rocker post-cinquantenne nelle parole del condirettore del simpatico giornaletto, da quanto eravamo meglio noi dei giovani d'oggi alla musica che è morta negli anni '70.
Figuratevi un po' quale può essere la linea editoriale conseguente a queste idee: una sorta di Buscadero senza negozio di dischi da promuovere.
"Strade diverse, modi alternativi di produrre e distribuire la musica", nemmeno ne sospettano l'esistenza.
Sconfortante.

Ma "Suono" è anche tecnologia: c'è la nuova puntata del sistema "Pono" di Neil Young, che ha presentato il prototipo di un lettore ad "alta definizione".
In evidenza nella foto di apertura di questo post (click per ingrandire) è quel coso giallo triangolare di dimensioni assurde, il cui nome deve essere stato scelto per intercettare tutti i click di chi sbaglia a scrivere "Porno" su un motore di ricerca.
Un altro motivo non può esserci!

Che dire.
Aspetto solo che sia disponibile sul mercato per avere il sottile piacere di non comperarlo...


Note e links:
[1] Lo so, lo so, sono sempre gli stessi tre argomenti.
Mi piacerebbe essere più originale e trovare una cosa nuova da dire ogni giorno, ma non ne sono capace, e così scrivo di quello che mi interessa o che mi fa girare le scatole, abbiate pietà.

[2] Parti in grassetto mie, poi continua parlando male delle altre riviste di musica italiane e confessando che anche il Mucchio faceva recensioni-marchette in cambio di pubblicità... boh.
Ecco un altro estratto (grassetti sempre miei):
"Da una parte si sostiene dunque che "i vecchi" regalano ancora emozioni su disco (il caso di Dylan è un esempio lampante - Duquesne Whistle è una delle sue migliori canzoni, così come il blues elettrico, sferragliante, cattivo di Narrow Way), ma soprattutto dal vivo; dall’altra si sostiene che quello che esce di nuovo è davvero poca cosa. E mi dispiace per tutti quei lettori che si perdono dietro le centinaia di recensioni mensili positive dei vari mensili italiani come Blow Up, Rumore, Mucchio.
C’è molto fumo e pochissimo arrosto, è un dato di fatto, e spesso ci si prende gioco di chi legge. Perché comprare riviste che fanno quasi solo "marchette"? Forse, e dico forse, le uniche riviste che hanno un senso oggi sono cose tipo Mojo o Classic Rock che si occupano dei grandi del passato con uno sguardo intelligente al presente.
Nel momento in cui ho pensato a come impostare la parte musicale di questo giornale, mi sono prefisso come obiettivo che le recensioni di nuovi dischi non fossero più di una ventina al mese. Quando dirigevo il Mucchio eravamo anche noi caduti nel perverso sistema che ci obbligava a recensire positivamente più dischi possibile per soddisfare le case discografiche che in cambio acquistavano qualche pagina pubblicitaria (peraltro a prezzi scontatissimi), ci davano la possibilità di fare interviste e di avere le anteprime e così facendo non perdevamo il treno con le riviste concorrenti. Una lenta corsa verso il suicidio, un vendersi per niente, un appiattirsi senza motivo."

lunedì 8 ottobre 2012

Hook vs. Sumner

Questa è una cosa che mi rende davvero triste: i litigi tra gli ex-Joy Division e New Order.
Ne trovate un riassunto a tutt'oggi su questo articolo di SentireAscoltare.

Hanno cominciato da un paio di anni a farsi pure i dispetti: Peter Hook fa i concerti suonando gli album interi dei Joy Division e prossimamente dei New Order, Bernard Sumner fa una reunion senza invitare il bassista e annuncia nuove registrazioni dei New Order per il 2013.

Senza la minima eleganza: sono purtroppo (come dice Peter Hook) due grassi signori ormai di mezza età che non sanno far altro che litigare, come due vecchie zitelle, per gli scampoli della fama e della gloria legati a due gruppi davvero storici.
Anche se sembra (non li ho evidentemente mai conosciuti di persona) siano sempre stati due discrete teste di cazzo, adesso sono diventati nè più nè meno di due Pink Floyd qualsiasi...

Naturalmente, oltre agli scampoli di cui sopra, c'è pure la questione tutt'altro che marginale dei diritti economici, ma mi fa davvero tristezza pensare al chitarrista e al bassista dei Joy Division che litigano per qualche soldo.

Io, come tutti, avrei voluto che almeno la mia generazione, almeno i miei "eroi" fossero un pochino migliori degli altri.
Anche senza arrivare all'esagerazione teorizzata da Simon Reynolds: "ogni generazione invecchiando vorrà vedere la propria gioventù musicale trasformata in mito e monumento".
Mi sarebbe bastato, al posto di miti e monumenti, un po' più di coerenza tra il punto di arrivo e le idee da cui si era partiti.
Non è mai successo, eh.
Ma sarebbe stato bello se ci fosse stata una prima volta.

venerdì 5 ottobre 2012

Alanjemaal - Dalla ruggine

Degli Alanjeemal ho già parlato un paio di volte; ora è finalmente uscito il loro sospirato primo cd, "Dalla ruggine".
Che è un disco strano, per come e per quando è nato[1], cioè una decina di anni fa, registrato con Fabio Magistrali al mixer e con ospiti illustri come i Perturbazione, e poi rimasto nel cassetto fino ad oggi. Un biglietto da visita temporalmente un po' fuori fuoco, che sarà seguito a breve da un nuovo lavoro, attualmente in fase di completamento.

Il disco è liberamente ascoltabile e scaricabile, nella sua versione digitale, su Bandcamp.
Se siete interessati ad una copia fisica da lì si può ordinare a partire da 5 euro, mentre la versione digitale è ad offerta libera: anche zero, ma non fate i pitocchi...

Stavo cercando di dimenticarmi del fatto che sono amici per poter parlare liberamente del disco, quando mi è venuto in mente che la conversazione che ho avuto via mail con Alberto[2] qualche giorno fa era meglio di qualsiasi recensione potessi scrivere. E così, eccola qui:[3]

Alberto Casiraghi a me
Alessandro Limonta ha scritto:
Sentito il cd una prima volta in macchina, prime impressioni:
- belli i suoni delle chitarre e del basso
- non mi piace il mixaggio, poca batteria e strumenti un po' impastati (però non è facile mixare i vostri pezzi, le due chitarre, il basso distorto e le tastiere si "mangiano" quasi sempre gli stessi spazi a vicenda)
Infatti: tieni conto che anche il poco tempo che ci siamo potuti permettere per mixare è determinante.
E' necessario però ascoltare ad alto volume. Tenendo il livello basso il suono rimane più impastato.

Come mai così poco cantato?
Uscivamo dal nostro periodo post rock :-) A parte gli scherzi, i nostri pezzi strumentali erano quelli che al magister piacevano di più, e sono per quelli che lui ha voluto fare questo lavoro. Forse oggi faremmo diversamente, ma sono appunto passati dieci anni.
Da allora, mai più pezzi strumentali.

Non so se è un pro o un contro, ma non riesco mai a incasellarvi in un genere o un'ispirazione ben definita: la vostra musica è sempre difficile da classificare, e a volte può essere un problema.
Per noi è una cosa voluta e positiva. Ci rendiamo conto che in questo modo ci seghiamo le gambe sia con il pubblico che con le etichette discografiche.
Ma che ci vuoi fare: la libertà ha il suo prezzo.

Troppi pezzi troppo complessi, con continui cambi di ritmo (ma questa è un'allergia mia)
Io sono allergico al contrario, guarda un po'
Nel complesso mi siete piaciuti molto di più nei vostri ultimi live.
Tieni conto che negli ultimi live abbiamo suonato solo tre di quei pezzi
La vita agra, Memoria eidetica e Allucinazione Ipnagogica
Il nuovo repertorio è di certo più lineare e di facile lettura (per dire, eh)

Pezzi che mi hanno colpito al primo ascolto: "Via Corelli" e "Memoria eidetica", con un bel giro di basso distorto molto motorpsychiano.
Strano che citi Via Corelli che è il brano più lungo, più articolato che abbiamo. E' vero, il ritmo è quasi sempre quello dall'inizio alla fine e l'ispirazione deriva dalla lunghe suite dei Motorpsycho. E' un pezzo che ci piace molto ma dal vivo devi avere due palle così per proporlo. Data la lunghezza (più di 10 minuti) c'è il pericolo che ci si possa addormentare. Però oggi la griderei a squarciagola.
Lo riascolto almeno un altro paio di volte prima di parlarne sul blog.
Sii clemente :-)
Ho riascoltato e oltre ai due pezzi citati prima mi è piaciuto in particolare anche "Allucinazione ipnagogica", molto compatto e noise.
E' un pezzo che ha richiesto un po' di lavoro sulla definizione della ritmica. Cercavamo di coniugare i nostri ascolti post-rock (siamo alla fine degli anni '90) con la condivisa passione per la psychedelia.
Certo, dire che sia un pezzo psychedelico è forse un po' troppo, visto che è molto noise, come giustamente dici. Però la ripetizione degli stessi temi nella parte finale, il groove del basso, l'uso dei wha-wha e le tastiere, tutto rimandano a una concezione moderna del genere.
Pensiamo ancora a distanza di anni che sia ben riuscito, tanto che è un brano fisso nei nostri live.

Nel complesso devo dire che non sono sicuro di avere capito il perchè del cd.
Mi spiego: è bello ma senza esagerare, soprattutto perchè è abbastanza inferiore a quello che riuscite a fare dal vivo adesso. Io avrei invertito l'ordine di pubblicazione: prima il cd con le nuove registrazioni e dopo, casomai, quelle vecchie. Oppure le vecchie registrazioni come bonus di quelle nuove, qualcosa del genere insomma.
Perchè chi arrivasse a conoscere gli Alanjemaal attraverso questo cd potrebbe farsi un'idea che non corrisponde a come siete adesso, dieci anni dopo: più compatti, più asciutti, più decisi.
L'obiezione è più che pertinente.
Del resto pure noi eravamo indecisi se aspettare la pubblicazione del nuovo album e in seguito fare uscire Dalla ruggine.
Sarebbe in effetti stato più logico, se il nostro obbiettivo fosse stato solo far conoscere gli Alanjemaal di oggi. E' così vero questo concetto che fatichiamo a promuovere il cd. E non solo per una questione di qualità, ma proprio perché le redazioni sono ingolfate di cd nuovi da recensire.
Tutto vero, tutto giusto.
Mancano però due elementi.
Il primo, diciamo di carattere "personale/sentimentale" è quello di parlare a noi stessi, al gruppo che eravamo più di dieci anni fa, a quello che siamo stati in tutto questo periodo fino ad oggi.
E per fare questo, per poter ripartire con una nuova consapevolezza dovevamo per forza farlo da dove ci eravamo fermati, dall'ultima volta che ci siamo sentiti una vera band con un vero progetto, con una solida identità.
Non dico che il decennio seguente sia passato invano.
Questo mai.
Dico solo che gli Alanjemaal per troppo tempo sono stati visti come il diversivo, come la via di fuga, come la panic-room necessaria per controbilanciare tutto quello che stava succedendo nel privato di ognuno di noi. Chiariamoci, fosse solo questo lo scopo di suonare in un gruppo è già importantissimo. Stare assieme per tutti questi anni (il nucleo fondante è del 1993) è per forza una scuola di vita. Quindi, si doveva partire da lì, a costo di bruciarci i pochi contatti e di sentirci dire che stavamo sbagliando tutto.
La seconda questione è strettamente musicale.
Neanche il prossimo disco, che stiamo registrando sempre con Fabio Magistrali e che uscirà nel 2013, è così fedele ai live che hai visto tu. Sicuramente suonerà più compatto; sicuramente ha più cantato e quasi nulla di strumentale; sicuramente suonerà meno datato.
Ma nonostante questo ha molti pezzi più riflessivi, più sognanti e, se vuoi, più leggeri, per quanto leggero possa essere un brano degli Alanjemaal.
Quindi, non è detto che il nuovo cd avrebbe fotografato gli Alanjemaal che hai visto live nel 2012, perché è per scelta che i nostri concerti, che hanno scalette che sono un po' il riassunto di 13 anni di vita, siano molto carichi e compatti.
Come è una nostra scelta costante, cercare, coi limiti della nostra imperizia musicale, di trovare vie nuove e ogni tanto cambiare, sempre cercando di mantenere uno stile riconoscibile.
Per dire, sarà molto difficile scrivere per noi un altro pezzo come "Allucinazione ipnagogica". Quel territorio di scrittura lo abbiamo già battuto ed è per noi naturale andare oltre.


Niente da aggiungere, direi.
Certo, se qualcuno degli amici bloggers volesse far girare la voce, la cosa sarebbe molto apprezzata...


Note e links:
[1] Trovate una esauriente biografia del gruppo su Rockit.

[2] Voce e chitarra degli Alanjeemal, nonchè collaboratore assai poco prolifico di questo blog...

[3] Oh intendiamoci, rivista e corretta, tolti gli errori di battitura e un paio di cose private, integrata con una mail successiva.
Non è esattamente un falso, ma nemmeno una vera mail...

mercoledì 3 ottobre 2012

Ho visto le migliori menti di ogni generazione...

Ho scoperto, su un forum dedicato ai Beatles, una serie di articoli tratti da giornali italiani dell'epoca dei loro concerti in Italia.

Sono quasi tutti piuttosto divertenti da leggere, soprattutto quelli che parlano dei fan dei quattro "urlatori di Liverpool" ("uomini e donne, tutti molto giovani, zazzeruti, accaldati, frenetici e pronti alla bagarre per stringersi intorno ai loro idoli") o dei resoconti dei concerti ("Strillano le ragazzine, dimenandosi come ossessi. Tutti in piedi sulle sedie. È un crescendo che mette i brividi. La polizia fa cordone, accorre dove può, calma, minaccia, picchia.")(Notare in quest'ultima la polizia che "picchia" i pericolosi soggetti che ballavano in piedi sulle sedie)

Ma il migliore di tutti è questo, tratto dal Corriere della Sera del 28 giugno 1965, a firma C.L.:
"Opinioni di alcuni personaggi famosi sui Beatles.
Pier Paolo Pasolini: «Non mi so spiegare il successo dei Beatles, questi quattro giovanotti completamente privi di fascino che suonano una musica belluina».
Franca Valeri: «Per me il trionfo dei Beatles è un mistero, sebbene sia convinta che chi riesce ad emergere deve avere le carte in regola per farlo».
Milva: «Non riesco a rendermi conto della loro bravura, eppure c’è gente che impazzisce per loro».
Strehler: «Questi Beatles non mi dicono molto, ma ci deve essere una ragione se vanno tanto forte»."


A me verrebbero delle simpatiche considerazioni su come vengono recepiti i gruppi musicali dei 'ggiovani dai loro contemporanei, in particolare da quelli di qualche anno più anziani, ma direi che è meglio, elegantemente, soprassedere.[1]


Note e links:
[1] Certo, se mi abbandonasse l'eleganza, potrei parlare di come anche le menti migliori di ogni generazione possano non capire un cazzo di quello che succede tra chi ha pochi anni meno di loro.
Potrei parlare anche di come non basti essere tra gli attori più raffinati e brillanti, o tra i più stimati uomini di teatro per capire automaticamente le altre forme d'arte, specialmente se fatte da 'sti famigerati 'ggiovani.
Potrei parlare di come tra chi fa lo stesso mestiere più che la curiosità di capire quello che succede esista la preoccupazione di tenersi stretto il proprio orticello, sparlando se possibile degli altri.
Guardate un po' quante cose cattive avrei potuto dire se non avessi scelto, con qualche difficoltà, lo ammetto, la strada dell'elegante svicolamento...

lunedì 1 ottobre 2012

Angelis Labor Gabriel

Fantastico.

Stavo cercando un'immagine per il post precedente, quello sulla musica che gira, e ho trovato questo incredibile giradischi.
Il Gabriel della Angelis Labor.

Che fa concorrenza all'inneffabile Horomusic WJE 168 Arte, di cui si è parlato diverso tempo fa.

Per la modica cifra di 64.000 dollari.
E non è neppure il più costoso al mondo, sebbene sia ben piazzato nei primi dieci: il primo costa 300.000 dollari.

Ma qual è il colpo di genio?
I quattro braccetti.

Perchè si sa, differenti testine "suonano" in maniera differente.
E io mi chiedo, machecazzo, alta fedeltà a che cosa allora, se ogni pezzettino dell'impianto suona diversamente?
In teoria, se l'alta fedeltà è riprodurre esattamente un modello, tutti i prodotti non dovrebbero tendenzialmente suonare allo stesso modo, e non avere ognuno le proprie caratteristiche?
Boh.

Dicevamo, i quattro braccetti.
Con le loro belle quattro testine, risparmiandoti così il fastidio di dover montare la testina più adatta al disco o al genere di musica che vuoi ascoltare in un dato momento.

Perchè chi non l'ha mai fatto?
Io ho passato ore intere da ragazzo a cambiare la testina del giradischi tra un disco dei Pink Floyd e uno dei Genesis, come tutti, no?

In alternativa, potrebbero essere utili per ascoltare quattro canzoni diverse contemporanemante.

Oppure, "mixare" una canzone con un'altra dello stesso disco.

Gli usi creativi son millelmila, e visto il costo esiguo, cosa aspettate a sperimentare un po' nella vostra casetta?

Poi ci sono altre caratteristiche tecnico-fuffiche di tutto rispetto:

Costruito in allumino, bronzo e acciaio inossidabile, i braccetti sono prodotti a Modena, in una non meglio precisata fabbrica che "produce parti per la ferrari" (probabilmente gli stabilizzatori termoionici dell'impianto di trasduzione negativo del turbo-compressore)

Il piatto è a sospensione magnetica, così da ridurre le vibrazioni, che potrebbero ridurre la qualità del suono.
Praticamente levita, come i treni maglev giapponesi.
Non so quale sia la velocità del Gabriel, però i treni maglev viaggiano a oltre 500 Km/h.

Il telaio è costruito su misura, per ridurre ulteriormente le vibrazioni, e il tutto viene installato dai tecnici della Labor Angelis in una mezza giornata di laboro.

La ditta, dice il suo CEO Pappalardo (parente?) non ha interesse a vendere sul web, ma solo attraverso negozi che possano dimostrare il prodotto direttamente ai clienti.

Insomma, un prodotto italiano del quale andare fieri, una ditta che rientra nel campo delle eccellenze tricolori, nel solco dei venditori della Fontana di Trevi o del Colosseo.
Chiunque ami seriamente la musica, non può che procurarsene uno.