mercoledì 28 novembre 2012

Nick Drake - Pink Moon Deluxe Vinyl Box Set (secondo tentativo)

C'è un limite al peggio?
Perchè questo è molto peggio del box dei Velvet Underground.
Eticamente, voglio dire.

Riproduzione della prima stampa del 1972 di "Pink Moon", su vinile vergine da Audiofili, con copertina apribile, rimasterizzato dall'originale produttore/ingegnere del suono John Wood presso gli studi di Abbey Road.
Cotillons: il poster promozionale dell'epoca per i negozi e la riproduzione del manoscritto dei testi di quattro canzoni.
Il tutto inserito in un box di cartone che riproduce la confezione del master-tape.
In omaggio, il codice per scaricare una versione digitale a 24 bit.

Ora.
Anche senza voler considerare che l'ultima versione rimasterizzata è quella del 2003, e che forse una rimasterizzazione ogni 10 anni è un po' eccessiva.
Sapere che la musica di Nick Drake è disponibile in ben due "formati audiofili" per una cricca di coglioni che ascolta il suono dei piedini del giradischi, mi mette adosso una tristezza infinita.
Sarò fatto male io.
Ma questa volta, credo proprio di no.

Note e links:
[1] Prentazione in inglese, per chi credesse che mi sto inventando qualcosa:
"Deluxe/Heavyweight Box Set with an authentic reproduction of the 1972 first pressing, Includes digital download voucher redeemable from the label, with various formats including 24 bit** On February the 25th 1972 Island Records released Nick Drake's third, and what was to be his final, album Pink Moon to a largely disinterested press and public. 40 years on since its birth, Universal re-presents the album in an exactly replicated vinyl pressing, re-mastered by the original co-producer and engineer; John Wood at Abbey Road and pressed on Audiophile virgin vinyl with the original gatefold sleeve, inner sleeve, paper labels, the promotional shop-poster and a facsimile of Nick's handwritten lyrics to four of the songs, all gathered together in a box showing the original master tape box from which the vinyl was mastered. Purchasers also get access to a free electronic downloadable version in 24 bit digital."
L'originale lo trovate qui.

[2] Secondo tentativo, il primo ha generato una discussione davvero poco interessante... per la prima volta ho deciso di censurarla completamente.

31 commenti:

SigurRos82 ha detto...

Già. Il poster è l'unica nota positiva ;)

allelimo ha detto...

In effetti, a soli 50 euro circa, il poster è quasi regalato!

TonyFace ha detto...

E attenzione che a breve arrivano 12 inediti di Jimi Hendrix !!!!

allelimo ha detto...

Boh, degli inediti di Jimi Hendrix?
Sono molto più rari i pezzi editi, nel suo caso.
:)

fuzz ha detto...

no non c'è fine.
sto giusto cercando di capire come han fatto a tirare fuori da Mellon Collie and the infinite... una versione a 5CD+DVD. Ok era un buon disco, ma da li a farne 5 CD sai le martellate sulle palle (a 125€ poi). Poi Live at Leeds 40th anniversary, Screamadelica Limited Edition, e dopo Bat Chai Puller che ha un senso ecco pronto Son of Dust Sucker: Captain’s Tapes of Bat Chain Puller, in pratica i nastri degli scarti degli scarti.
Insomma tutte operazioni per collezzionisti di reliquie, io colleziono musica quindi passo.
Almeno Pink Moon lo trovi su Amazon a 36€ cifra non eccessiva se si propone come alternativa alla prima stampa usata.
Ma che suono fanno i piedini dei giradischi? i miei (6 piedini in tutto) sono muti.

brazzz ha detto...

basta basta basta...a quando una deluxe dei genesis?con 7000 versioni live con dvd di peter gabriel mascherato come uno scemo?

giusy ha detto...

Ancora!Non se ne può più :-(
E' evidente la tendenza in atto: le case discografiche che spremono fino all'ultimo le loro ultime risorse discografiche, per la gioia di fans consumati e incalliti e di feticisti del vinile.
Tuttavia, non sono così retrograde come sembrano: etichette e distributori stanno imparando a sfruttare la multicanalità e a differenziare i loro target. Quando, anche loro, avranno capito come sfruttare al meglio gli aspetti "social" e l'interattività per penetrare il mercato, è probabile che riescano a sopravvivere all'estinzione. O almeno, che riescano ad estinguersi più tardi dei loro clienti tradizionali (gli amanti del vinile che amano il suono delle puntine che "friggono" sul LP). Questa di Nick Drake è l'ennesima "operazione-nostalgia" che ha un suo target ben definito. Ma, è evidente, le label si stanno muovendo in tutte le direzioni: da un lato, sfruttando l'esistenza dei formati tradizionali (finché dureranno), dall'altro, conquistando fette di mercato tra chi consuma la musica in modo diverso o, ancora, "dirottando" i consumatori di CD verso il digitale, oppure facendo del nuovo formato un "benefit" o il valore aggiunto, abituando i clienti a pensare che ci sia un formato adatto per ogni luogo in cui la musica si può ascoltare.
Il problema è che, purtroppo, ripropongono sempre la stessa roba.
Troppa "masterizzazione" fa male: dicono che si diventi ciechi... :-)

giusy ha detto...

differenziando formati e canali, mantengono (o cercano di mantenere) il monopolio sulla produzione e sulla distribuzione, perché l'intera filiera ancora esiste e, per quanto sia ormai frammentata, complicata e più articolata che mai, è impensabile che sparisca: tutti gli artisti, se vogliono avere delle prospettive, hanno bisogno di qualcuno che li produca e di qualcuno che investa su di loro. L'importante (per le major soprattutto) è che altri soggetti non si intromettano soffiando loro il monopolio della produzione/distribuzione/diffusione (perché devono campare di copyright pure loro...)

Anonimo ha detto...

Caspita addirittura dirottare un consumatore di cd verso il digitale. Quasi come direttore un carnivoro verso le bistecche.

allelimo ha detto...

fuzz, a parte "Mellon Collie", che a mio avviso è una canzone-capolavoro ("1977") annegato in un mare di pezzo tra il brutto e il mediocre (tutti gli altri), gli altri sono anche buoni dischi, ma basta: come dici tu, è roba per collezionisti di reliquie.
Che suon facciano i piedini non lo so, però so che esistono, qui alcuni modelli intorno agli 80 euro (a piedino), e qui modelli di migliore qualità (?) tra i 150 e i 200 euro a piedino.
Se esistono e costano così tanto, o migliorano il suono (e quindi è possibile ascoltare il miglioramento da loro prodotto) oppure sono una presa per il culo.
Per quanto mi riguarda, quando sono un po' depresso faccio un giro sui siti di Hi-Fi esoterico e trovo sempre qualcosa che mi fa morire dal ridere.

brazzz, ormai sparano nel mucchio: qualcuno lo colpiscono ogni volta.
La deluxe dei Genesis non so, quella di Peter Gabriel di "So" è appena uscita e più o meno è come quella di cui parli tu, dvd compreso...

giusy, questa di Nick Drake a me sembra eticamente peggio di molte altre perchè si rivolge espressamente agli "appassionati audiofili".
Com edizione in vinile e suo contraltare digitale in alta risoluzione (?) di un disco fatto con chitarra e voce (e un po' meno di quindici note di piano), registrato di corsa in due notti, da mezzanotte alle due.
Cioè una cosa che, anche tecnicamente, non ha un senso audiofilo (posto che l'audiofilia abbia un senso, e per me non ce l'ha)

anonimo, eh?

giusy ha detto...

@anonimo: nel senso che l'amante del disco (un pezzo industriale fabbricato in diversi materiali in fabbrica) si "abitua" a fruire la musica digitale, così come un carnivoro, che può scegliere, impara a distinguere il filetto dalla bistecca... Dal digitale al mp3 il salto è più corto perché di quel file il backup te lo fai da solo (non incidi la tua musica sul vinile). Per molte persone, sembrerà strano, il cd è solo un disco più piccolo di quell'altro e che ti permette di avere le stesse cose di un vinile, soprattutto a livello grafico. Il cd, se ci pensi, è l'anello di passaggio tra la musica prodotta industrialmente e quella "immateriale" (ok: avevo sbagliato la parola prima...)

giusy ha detto...

e lo so @Alle. Avevo capito e condivido ciò che dici. qualche anno fa ho trovato il remastered (del 2003, credo) a 3.95 euro...

giusy ha detto...

...e in ogni caso, più che bistecche, questi dischi analogici/digitali mi sembrano come le cipolle: ogni volta si aggiunge un nuovo strato che riveste il cuore dell'offerta (la musica è sempre quella ma se ci metto il poster oppure i manoscritti dell'autore, che non c'erano nell'uscita precedente, l'offerta è diversa dalla precedente, è obiettivamente nuova, vale di più perché contiene più cose rispetto alla versione precedente): ciò basta a giustificare ogni nuova uscita. Con un mp3 tutto ciò non lo puoi fare...
e non è etico costringere la gente a comprare tutto quello che c'è intorno a quella musica...

Saluzzi'SHRC ha detto...

Da ascoltatore di vinile posso assicurare che é veramente difficile trovare lp di Nick Drake a prezzi decenti (gli originali hanno prezzi folli e le ultime ristampe degli anni '80 costano comunque più del cofanetto in questione).
Non per difendere le case discografiche (che fra un po' si venderanno anche la madre di Peter Gabriel ai beduini) ma secondo me questa ristampa é meno insensata di tante altre che stanno tirando fuori.

fuzz ha detto...

Concordo con Saluzzi, alla fine cercando una versione in vinile di Pink Moon (di certo non lo compro in CD) questa del 2012 è quella piu a buon mercato.
Infatti lo ho appena ordinato.

allelimo ha detto...

Saluzzi'SHRC e fuzz, come dicevo prima: sparano nel mucchio, qualcuno prendono sempre.
In questo caso voi, a volte anche me: per esempio, l'ultimo cofanetto dei Velvet prima o poi me lo prendo...

La categoria "ascoltatore di vinile", domando scusa, mi sembra un'aberrazione.
Io non ce la faccio proprio ad ascoltare "il vinile" o "il cd" o "gli mp3": questi sono il mezzo.
Quello che si ascolta (che io ascolto) è il contenuto, e rispetto a esso il mezzo mi è davvero indifferente.

Un "ascoltatore di vinili" preferisce il 45 giri originale (prima edizione) di "Daniela" di Christian alla versione in mp3 di "Pink Moon"?

E non riesco a capire perchè non si possa comprare "Pink Moon" in cd, la rimasterizzazione del 2003 si sente benissimo.

Io avevo comprato, anno 1984 circa, il box (usato) di "Fruit Tree".
Quello che usciva dai solchi era più o meno:
"When I (crack) was yo(frsscc)ung (click)(click) younger than (frsccc-click) to(ssscc)day".
Qualche anno dopo l'ho ricomprato nella versione cd, e ho potuto sentire per la prima volta la musica di Nick Drake senza rumorini accessori.

giusy ha detto...

Ma sai, ale, è una questione di valore: dipende tutto da quello che secondo te (ascoltare) è più importante. Se parti dal presupposto che conti l'opera musicale in sé, a prescindere dal suo supporto, ovviamente, preferirai ascoltarla in mp3, piuttosto che su 45 giri.
Inoltre: non è vero che il supporto non influenzi (a livello psicologico) l'approccio e l'ascolto della musica: generalmente, un mp3 ti permette un ascolto istantaneo, la musica ti accompagna dove vuoi; puoi selezionare i tuoi brani, ascoltarli in maniera casuale e puoi dimenticartene dopo il primo (ed unico) ascolto. I dischi invece, soprattutto per noi della "generazione del disco", sono fatti per essere conservati, ripresi a distanza di tempo, ricordati, rivalutati. La musica, messa su disco, diventa soltanto uno degli elementi che lo compongono: non è più soltanto una canzone, è l'album, con la sua copertina e tutto il resto del contenuto. Per un ascoltatore di dischi ha molto valore i DISCO, tutto insieme. Le case discografiche speculano sulle passioni degli ascoltatori e puntano ancora sul desiderio di quest'ultimi di possedere il disco.
Pescando nel mucchio... molti abboccano. Altri scelgono e da consumatori, ovviamente valutano cosa dovrebbero/potrebbero comprare e cosa no, secondo il valore che attribuiscono a quel prodotto.
E poi c'è la questione che molti di quelli che ascoltano mp3 decidano comunque di comprare il cd originale (tanto cmq un backup lo devono fare per sicurezza, no?). E poi c'è il disco del "brontosauro": era uscito in vinile. Ok. Allora bisogna rimasterizzarlo, perché così l'audio è migliore. Ok. Ma poi... ci si accorge che, in fondo, il cd non ha più valore di quel pezzo d'antiquariato e allora si punta ad arricchire il prodotto con materiale inedito oppure con qualcosa che dia una "dignità storica" a quell'opera, mettendo l'acquirente nelle condizioni di percepirne il valore aggiunto che, in questo caso, è quello di una versione rara, originale e più preziosa di quella del passato.
Io di pink moon ho L'LP. Ho anche il CD. Ma capisco il punto di vista di chi i dischi (vinili, cd, ecc)di un determinato artista non li ha e li vorrebbe. Il disco conta e vale come (a volte di più) dell'ascolto del brano in sé stesso

allelimo ha detto...

giusy, il valore aggiunto alla musica da vinile, copertina e cartoncino, direi zero. Per me, ovvio.
Il valore aggiunto dal cd, idem.
Di un'opera musicale a me interessa ascoltare, ohibò, la musica.
Tutto il resto (la cipolla, come dici tu) è marketing e collezionismo, se non fanatismo e idiozia quando si spendono cifre assurde per "gli originali" di un'opera seriale.
Chi se ne fotte della prima edizione del disco XXX in sole 1000 copie perchè c'era un errore di stampa sull'etichetta, poi corretto nella seconda edizione. Che è uguale in tutto e per tutto ma costa magari 20 volte di meno. E la musica che c'è sopra è sempre la stessa, uguale ad ogni edizione futura.

La musica non cambia, cambiano solo le puttanate accessorie che hanno valore per i collezionisti di puttanate cui la musica non interessa.
E che collezionano dischi come collezionerebbero tappi di bottiglie, orologi d'epoca o Ferrari di Formula 1.
Ma io del collezionismo ho una bassissima opinione...

La fruizione del disco, del cd o dell'mp3, boh.
Puoi selezionare i tuoi brani e ascoltarli in maniera casuale anche col cd e col vinile (mai fatte le "compilation" su cassetta o su cd?), e puoi ascoltare l'opera completa anche con un lettore mp3.

Io di "Pink Moon" ho l'opera.
Memorizzata su diversi supporti fonografici, dei quali non m'importa nulla...
:)

silvano ha detto...

Sulle ristampe delle ristampe e le rimasterizzazioni delle rimasterizzazioni del master originale, ormai è come sparare sulla croce rossa - troppo facile.

Si dovrebbero dedicare le case discografiche, a cercare e pubblicare (se volessero fare una seria operazione "filologica" su qualche artista del passato) del materiale inedito che abbia un suo senso e dignità artistica (ove ce ne sia) al posto degli scarti che cerca di vendere a peso d'oro.

Il problema è che gli appassionati di musica considerano o vorrebbero la musica anche come espressione artistica e dall'altra parte, da molto tempo, non vi è più la consapevolezza di un'industria che produce anche cultura, ma solo saponette.

Quanto agli audiofili più o meno fessi, che +/- ascoltano i piedini o il mat del giradisci...mi astengo da ogni giudizio essendo parte interessata.

:-D

enri1968 ha detto...

E' il marketing discografico, bellezza!

Poco da aggiungere però mi fa piacere scrivere un commento: ho il CD di Pink Moon e mi nteressa ascoltare l'arte di Nick Drake.

Per Alle: "When I (crack) was yo(frsscc)ung (click)(click) younger than (frsccc-click) to(ssscc)day". forse non avevi pulito bene il vinile, scommetto che ci sono dei prodotti adatti! ;-)

allelimo ha detto...

enri1968, no, era proprio il vinile rovinato oltre ogni speranza.
Però l'avevo pagato poco...
I prodotti per la pulizia, ma certo.
All'epoca avevo la spazzolina per togliere la polvere, in fibra di salcazzo quale materiale antistatico.

I veri appassionati però oggi possono sbizzarrirsi sbattendo via soldi, in ordine crescente di spesa:
- in prodotti specifici per la pulizia del disco
- in servizi professionali di pulizia del disco
- nell'acquisto di un apparecchio professionale dedicato alla pulizia del disco.

silvano, a me sull'audiofilia piace scherzare.
Però non prendo di mira chi (pur se inspiegabilmente, a mio parere) cerca di ascoltare in modo per lui decente la musica, spendendo cifre (che pur non condivido) in amplificatori e casse.
Quello che mi fa morire dal ridere è pensare agli eccessi dell'audiofilia, e i piedini in carbonio (215 euro l'uno, per "piedinare" un giradischi ne servono quattro, spesa totale: 860 euro) sono fantastici.

Le case discografiche invece hanno sempre venduto saponette.
Negli anni '70 era di moda rivestirle di "cultura", perchè quello domandava il mercato.
Ma per loro erano sempre saponette.
:)

silvano ha detto...

@Ale: lo so che ci scherzi sopra, ed anche a me piace scherzare sui miei ed altrui tick.

Se ti vuoi fare due grasse e grosse risate visita questo sito:

http://www.combak.net/

della serie polli e spennapolli.
Sembra purtroppo che il mondo funzioni così.

ciao, silvano.

giusy ha detto...

ma sì lo so e infatti te lo dicevo ieri: io sono d'accordo con te!
Anche per me conta l'ascolto dell'opera. Sulla questione del valore aggiunto (ma sarebbe meglio dire del "valore percepito" da chi compra): nel gioco della domanda e dell'offerta, lo sappiamo tutti che le etichette discografiche, oltre ai prodotti che immettono sul mercato, veicolano anche le scelte (e le richieste) dei compratori. I collezionisti ossessivi sono i clienti migliori, perché creano mercato di massa. La "cipolla" serve perché ogni tipo di ascoltatore è diverso e decide di comprare un disco per ragioni diverse: tra chi colleziona reperti, chi scopre l'artista per la prima volta, chi si compra il cd perché il disco gracchia, chi lo fa perché gli piacciono il poster o la copertina, chi perché deve potersi vantare di avere un pezzo unico (di serie limitata), ecc, ognuno si attacca allo strato di cipolla che più gli piace. E quella cipolla si vende e fa mercato di massa.
Un'operazione "filologica", al contrario, richiederebbe notevoli investimenti (di denaro, ricerca, ecc) ed avrebbe un mercato più selettivo in quanto il target di riferimento si restringerebbe e limiterebbe soltanto a chi vuole esclusivamente quella determinata cosa.
Le "operazioni culturali", guardate nell'ottica del marketing della "cipolla", lasciano il tempo che trovano, poiché, più è vario ed eterogeneo il target a cui ti rivolgi, più è numeroso. E dico una banalità se affermo che le industrie decidono di vendere solo quei prodotti che sanno (suppongono) che possano avere un mercato (meglio se il più vasto possibile).
E poi la questione etica è sempre la stessa: una speculazione "sentimentale"? Un modo per "gonfiare" il prezzo dei dischi?
Una maniera per adagiarsi su un mercato sicuro e un target ben definito rispetto ad una mancanza di volontà di investire (e di rischiare) su musica "nuova"? E' pigrizia, mancanza di idee, incapacità di rinnovarsi?
(le domande sono retoriche...)

allelimo ha detto...

silvano, su combak.net ci sono alcuni prodotti favolosi, tipo l'accordatore di testine per giradischi.
Con l'avvertenza di "non applicare l'accordatore direttamente sullo stilo", bellissima.
E lo schema di applicazione: ce ne vogliono due, uno sulla testina e uno sul contrappeso del braccio.
Però manca l'elemento fondamentale per scatenare l'ilarità: il prezzo.
Se 'sti cazzo di accordatori costano 10 euro l'uno, sono solo stupidi, se costano 100 o 1000 euro l'uno allora si che fanno ridere. Cioè, non tanto loro, quanto chi li compra...
:)

giusy, non avevo capito bene se stavi esponendo le tue idee o una serie di considerazioni che non condividevi, adesso è più chiaro.
Sulle tue considerazioni a proposito della "cipolla" sono perfettamente d'accordo.
A parte forse il "mercato di massa", che ormai è sempre più ridotto a un insieme di mercati di nicchia.
Sempre più piccoli: i consumatori che ne fanno parte, per ragioni anagrafiche hanno si più soldi di quando erano giovani, ma non necessariamente continuano a spenderli in dischi. E stanno invecchiando, qualcuno ha già cominciato a morire...
:)

giusy ha detto...

Mercato di massa (come insieme eterogeneo di mercati di nicchia) o una moltitudine di micro-mercati sempre più segmentati: dipende.
Come sai, le major sono quelle che più delle altre ragionano (ancora) in un'ottica di "mercato di massa" (e perciò amano le cipolle). I loro artisti, di solito, hanno un maggior peso economico ed un successo popolare stratosferico. Per ragioni economiche, si rivolgono agli anziani (gli "ex giovani" che hanno soldi da spendere per acquistare i dischi, biglietti per i concerti, ecc, e se questi sono già passati al download, si rivolgono ai collezionisti) i quali approcciano il consumo musicale con la stessa logica del secolo passato. Oltre a questo, nelle proposte c'è una frammentazione totale, come nelle modalità di consumo (dai concerti al filesharing) ed è verissimo che quel target sta invecchiando e morendo. Sta accadendo soprattutto perché, proprio quelle major di cui dicevo, nonostante si stiano dirigendo verso la multicanalità e la diversificazione dell'offerta, non riescono a tenere il passo con la realtà odierna, del consumo attuale.

Probabilmente mi sbaglierò a vere la situazione in questo modo ma, data l'enorme confusione che esiste nel mercato in questo momento, il mercato discografico oggi è un brontosauro che ha una testa minuscola (le major, i suoi artisti di successo e di culto, i best of, ecc) ed una coda lunghissimaaaaaaaaaaaaaaaa (dove sono tutti i piccoli mercati di nicchia)

Evil Monkeys ha detto...

Di fatto non sono dischi (o CD, o MP3 o Cassette..) sono "oggetti regalo"; il fatto che dentro possa anche esserci musica diventa quasi irrilevante con tutto quel po' po' di roba che c'è fuori; tanto che ti danno anche il buono per scaricare gli mp3; come dire: "bene, l'hai comprato e puoi tenerlo in bella mostra sul comò...adesso però se sei interessato alle canzoni passa dal web che fai prima!"))

allelimo ha detto...

Evil Monkeys, oggetti regalo, esatto.
Come il disco annuale doppio di Mina o quello di Celentano.
Si usano come regalo per i parenti in mancanza di altre idee, ma nessuno li ascolta davvero.
Che un disco di Nick Drake possa far parte di questa categoria, boh, a me mi rende un bel po' triste.

Poi qui non ti regalano "gli mp3" ma file in "alta risoluzione" a 24 bit, cioè patafisica per audiofili.

giusy ha detto...

Che vuoi farci ale: certi artisti sono come lo champagne che si regala a natale. Ovviamente nella confezione regalo è compreso anche il panettone.
La musica diventa un pretesto per far aumentare il valore di un prodotto seriale che, quando andrà fuori produzione, si trasformerà in una mummia di valore. Come i quadri dei grandi pittori (solo che quelli erano davvero unici ed originali) :o)

fuzz ha detto...

@alle: certo che si puo comprare il cd di pink moon, IO non concepisco di comprare il cd di pink moon. Io pink moon lo ho da una vita, prima in cassetta e poi in flac. Cosa aggiunge il formato cd rispetto al flac dello stesso cd? nulla. Il vinile invece è realizzare un antico desiderio, ai tempi non potevo permettermelo (non potevo comprare tutti i dischi che desideravo dovevo operare delle scelte e pink moon era rimasto fuori avendo la cassetta) adesso posso.
Stesso motivo per cui ho comprato il vinile di Ege Bamyasi, subisco una strana attrazione dai vinili di opere del 1972.
E comunque per i giradischi di piedini ne bastano 3, che è un bel risparmio del 25%.

Evil Monkeys ha detto...

Però sono interessanti gli effetti diversi che certe uscite possono avere con artisti diversi.
Chi se frega di un mega-box-deluxe dei Queen o degli Europe?
In effetti con Nick Drake sembra di violare la privacy di un anima che fu tormentata e sempre distantissima dall'aspetto "monetario" della musica.
L'idea che abbiamo di un cantante arriva a condizionare anche il rapporto che abbiamo con "oggetti" in qualche modo a lui collegati...(?)

allelimo ha detto...

fuzz, d'accordo che il cd non aggiunge nulla al Flac, e che subisci una strana attrazione, ma cosa aggiunge musicalmente il vinile rispetto al cd/flac?
Io direi nulla anche qui, semmai toglie... :)

Per il giradischi bastano tre piedini, eh no!
Il tripode non è esattamente noto per la sua stabilità ("te sett un tripè de maiolica" si dice di qualcosa che non ha equilibrio, che non sta bene in piedi)
Un vero audiofilo al limite ce ne mette cinque o sei, tre mai!

giusy ed Evil Monkeys, l'avete detto benissimo: è l'idea che ho/abbiamo di Nick Drake a rendere questa operazione fastidiosa.
I pacchi regale di Mina o Celentano, le speculazioni su Queen o Europe, ma anche su Springsteen e Pink Floyd, non me ne frega nulla, anzi.
Se qualcuno si fa fregare i suoi soldi per quelle cose lì, infantilmente: "gli sta bene".
:)