"Dov'eri tu nel '77?" è un volumetto, pubblicato nel 2006 da Coniglio Editore e scritto da Federico Fiumani[1], che contiene una serie di veloci pensieri e poesie. C'è dentro una pagina in cui si parla di De Andrè che mi ha lasciato di stucco: sapete, quando qualcun altro scrive/dice esattamente quello che pensi tu, e lo fa così bene che non c'è nulla da aggiungere?[2]
Ecco allora il pensiero di Fiumani sull'intoccabile Fabrizio:
"[Fabrizio De Andrè]...viene dipinto come colui che ha dato voce a chi non ce l'aveva: gli umili, i mascalzoni, le puttane, gli emarginati. Fustigatore dei soprusi e delle ingiustizie, portatore di valori morali alti e avversario di ogni potere.
Tutto vero, tutto giusto.
Ma per chi cantava "veramente" De Andrè?
I proletari annusarono subito che non era uno dei loro, gli preferirono Celentano, Battisti, Vasco persino Tiziano Ferro e Gigi D'Alessio. Cioè chi, partendo dal basso, ce l'ha fatta a diventare ricco e famoso. Il sogno del proletario è un avvenire piccolo-borghese, egli vuole favole a lieto fine.
De Andrè era un borghese, figlio di borghesia ricca. Il suo stile era borghesissimo, limpido e ricercato.
Quando negli ultimi concerti tracciava un parallelo tra le migliori istanze degli studenti del '68 e il verbo di Gesù Cristo (davanti a una platea fintamente contrita e ingioiellata) forse dimenticava che quella era una contestazione fatta da studenti contro valori borghesi e mantenuti, gli studenti, in gran parte da genitori borghesi. I figli dei proletari stavano dall'altra parte, erano quelli che si beccavano le molotov, i poliziotti. Molti di questi contestatori poi diventarono la classe dirigente dei famigerati anni '80.
De Andrè è stato il cantante della borghesia, una borghesia senza orgoglio e senza tradizioni (tranne poche dinastie di capitani d'industria) salita al potere grazie al protezionismo e agli intrallazzi della politica.
Consapevole di questo, se la gode a sentirsi insultare. Molti di loro sono masochisti: appena possono mostrano simpatia con chi vuol distruggere il loro potere, si dicono comunisti e i loro salotti sono aperti agli intellettuali di sinistra. Questo genere di borghesia bisognosa di svuotarsi la coscienza è stata devota a De Andrè; egli è stato il fornitore di schiaffi, calci e pestate di calli a una borghesia che domandava questo genere di piaceri."
Note e links:
[1] Personificazione dei Diaframma, dei quali ho già molto parlato in questo blog, basta fare una ricerca con la parola "Diaframma".
[2] In realtà una cosa veloce da aggiungere ce l'ho: De Andrè, che è uno di quelli di cui sembra impossibile non dire bene, non mi ha mai convinto. Non è che non apprezzi alcune delle cose che ha fatto, ma in generale boh. Deve essere stato l'imprinting da bimbo con la tristissima e mortifera "Canzone di Marinella", ma non sono mai riuscito a farmi davvero piacere i suoi dischi, nemmeno quelli dove (per fortuna) la musica gliela scriveva qualcun'altro.
Blog a chiusura estemporanea
("A mio parere, secondo me, io penso che, credo ma potrei sbagliarmi, la mia umile opinione è che, se non è troppo disturbo
mi azzarderei a sostenere che" - distribuire a piacere in ogni cosa da me scritta!)
Visualizzazione post con etichetta federico fiumani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta federico fiumani. Mostra tutti i post
martedì 29 maggio 2012
venerdì 9 marzo 2012
Cose intelligenti dette sulla musica - sesta parte
Nuova puntata, come promesso si parla di Federico Fiumani/Diaframma (le due cose sono difficilmente scindibili).
D - Ho letto che nel 1986 andasti in analisi: le conseguenze del successo?
R - Non saprei, stavo male e per me era necessario cercare di uscire da quella situazione. Poi c'è da dire che nel 1986 la new wave declinò paurosamente, quello era il nostro habitat naturale e improvvisamente tutti si convertirono alla psichedelia e ai Metallica. Non potevo crederci.
D - Cosa ascolta oggi Federico Fiumani? E' ancorato agli amori del passato oppure ama mettersi a caccia di gustose novità?
R - Fiumani è saldamente e orgogliosamente ancorato alla musica del passato. Le deluxe edition con bonus e Dvd troneggiano nel mio reparto delle novità. Ogni volta che esce una ristampa punk, post o wave, è festa grande dalle mie parti. Finalmente un modo sano, mi dico, per spendere i miei euro.[1]
Oddio, qui più che a una cosa intelligente siamo di fronte a una cosa di una sincerità disarmante, contrapposta immediatamente a una cazzata grande come una casa.
La parte sul 1986 è, per chi c'era, paurosamente vera.
Ci siamo passati tutti, e per chi al momento era coinvolto in prima persona in qualcosa (musica, gruppi, locali, fanzine) è stato un punto di non ritorno.
Nel suo piccolo, VM muore quell'anno, insieme a tante cose molto più grandi e importanti. I Weimar Gesang, ad esempio, non sopravvivono a lungo oltre quell'anno: all'improvviso non solo la moda era cambiata, ma si faceva direttamente a gara a chi parlava peggio di quello che solo sei mesi prima veniva incensato. Vero Rockerilla? Vero Claudio Sorge?[2]
A me non è capitato di andare in analisi (più prosaicamente, sono andato a fare il servizio civile proprio quell'anno), ma ho avuto un certo "sbandamento" musicale: il post-punk, di punto in bianco, non esistva più, e io sono passato dai primi dischi solisti di David Sylvian a tentazioni jazz (Paolo Fresu, John Surman, l'ECM), per fortuna rientrate in fretta: in Inghilterra ed in USA stavano nascendo cose davvero nuove, dai Dinosaur Jr ai J&MC, dai Sonic Youth ai MBV, e di lì a poco avrei cominciato a suonare la chitarra invece del basso...
E' stato comunque un periodo di confusione, di cui avevo già parlato nel post a proposito di Vinile. Io personalmente ne sono uscito (musicalmente parlando) a forza di chitarre in feedback...
Passando alla cazzata grande come una casa, nella seconda risposta dell'intervista citata si cade rovinosamente sull'orgoglio di essere ancorati al passato.
Detto da uno nato con la new-wave, parola non per nulla composta con il termine "nuovo", mi sembra una brutta cosa. Probabilmente l'analista cui si era rivolto Fiumani non era tra i migliori.
E anche ammettendo che "new" era solo il 50% del termine new-wave, e anche ammettendo che non siamo al livello quasi incredibile dei mods di oggi che parlano di "future in the past", e anche ammettendo tutto quello che volete: che delusione.
La raccolta di figurine, sia pure in cd/dvd e DeLuxe Edition, mi mette adosso una tristezza incredibile. Così, approfitto dell'umore e vado a riascoltarmi "Altrove"...
Note e links:
[1] Intervista tratta da Ondarock.
[2] Qui ci sta una spigolatura da "Vinile", anzi due, dal numero 4.
Rockerilla n.102
Nel numero del febbraio 1989 della gloriosa rivista ligure, la parola STOOGES compare 26 volte, di cui 13 in un articolo dedicato ai gruppi italiani "emergenti". Ci si lamenterà ancora in futuro sulle stesse pagine della scarsa originalità della scena nazionale? Spero di no. (Stella Lux)
Garage-Rock
Genere musicale morto e sepolto ma artificialmente resuscitato, sta passando di moda un'altra volta. L'ultima, si spera. (Stella Lux)
D - Ho letto che nel 1986 andasti in analisi: le conseguenze del successo?
R - Non saprei, stavo male e per me era necessario cercare di uscire da quella situazione. Poi c'è da dire che nel 1986 la new wave declinò paurosamente, quello era il nostro habitat naturale e improvvisamente tutti si convertirono alla psichedelia e ai Metallica. Non potevo crederci.
D - Cosa ascolta oggi Federico Fiumani? E' ancorato agli amori del passato oppure ama mettersi a caccia di gustose novità?
R - Fiumani è saldamente e orgogliosamente ancorato alla musica del passato. Le deluxe edition con bonus e Dvd troneggiano nel mio reparto delle novità. Ogni volta che esce una ristampa punk, post o wave, è festa grande dalle mie parti. Finalmente un modo sano, mi dico, per spendere i miei euro.[1]
Oddio, qui più che a una cosa intelligente siamo di fronte a una cosa di una sincerità disarmante, contrapposta immediatamente a una cazzata grande come una casa.
La parte sul 1986 è, per chi c'era, paurosamente vera.
Ci siamo passati tutti, e per chi al momento era coinvolto in prima persona in qualcosa (musica, gruppi, locali, fanzine) è stato un punto di non ritorno.
Nel suo piccolo, VM muore quell'anno, insieme a tante cose molto più grandi e importanti. I Weimar Gesang, ad esempio, non sopravvivono a lungo oltre quell'anno: all'improvviso non solo la moda era cambiata, ma si faceva direttamente a gara a chi parlava peggio di quello che solo sei mesi prima veniva incensato. Vero Rockerilla? Vero Claudio Sorge?[2]
A me non è capitato di andare in analisi (più prosaicamente, sono andato a fare il servizio civile proprio quell'anno), ma ho avuto un certo "sbandamento" musicale: il post-punk, di punto in bianco, non esistva più, e io sono passato dai primi dischi solisti di David Sylvian a tentazioni jazz (Paolo Fresu, John Surman, l'ECM), per fortuna rientrate in fretta: in Inghilterra ed in USA stavano nascendo cose davvero nuove, dai Dinosaur Jr ai J&MC, dai Sonic Youth ai MBV, e di lì a poco avrei cominciato a suonare la chitarra invece del basso...
E' stato comunque un periodo di confusione, di cui avevo già parlato nel post a proposito di Vinile. Io personalmente ne sono uscito (musicalmente parlando) a forza di chitarre in feedback...
Passando alla cazzata grande come una casa, nella seconda risposta dell'intervista citata si cade rovinosamente sull'orgoglio di essere ancorati al passato.
Detto da uno nato con la new-wave, parola non per nulla composta con il termine "nuovo", mi sembra una brutta cosa. Probabilmente l'analista cui si era rivolto Fiumani non era tra i migliori.
E anche ammettendo che "new" era solo il 50% del termine new-wave, e anche ammettendo che non siamo al livello quasi incredibile dei mods di oggi che parlano di "future in the past", e anche ammettendo tutto quello che volete: che delusione.
La raccolta di figurine, sia pure in cd/dvd e DeLuxe Edition, mi mette adosso una tristezza incredibile. Così, approfitto dell'umore e vado a riascoltarmi "Altrove"...
Note e links:
[1] Intervista tratta da Ondarock.
[2] Qui ci sta una spigolatura da "Vinile", anzi due, dal numero 4.
Rockerilla n.102
Nel numero del febbraio 1989 della gloriosa rivista ligure, la parola STOOGES compare 26 volte, di cui 13 in un articolo dedicato ai gruppi italiani "emergenti". Ci si lamenterà ancora in futuro sulle stesse pagine della scarsa originalità della scena nazionale? Spero di no. (Stella Lux)
Garage-Rock
Genere musicale morto e sepolto ma artificialmente resuscitato, sta passando di moda un'altra volta. L'ultima, si spera. (Stella Lux)
Iscriviti a:
Post (Atom)


