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giovedì 11 aprile 2013

20 canzoni - nona parte

Penultima puntata e ultimo estratto da Alta Fedeltà.
Il discorso di ieri tra Rob e Laura continua, e per Rob finalmente è arrivato il momento di riconoscere che le cose possono cambiare, e che la musica è importante sì, ma in fondo non è l’unica cosa importante al mondo.

"Una volta le cose tipo Solomon Burke ti stavano molto più a cuore", le dico.
"Beh, sì. Un po’. E certo allora più di ora. Ma così va il mondo, no?"
"Però, vedi... per me quello è tutto. Non esiste nient’altro. Se non ti interessa più la musica, allora non c’è altro che possa interessarti. E allora che senso ha stare insieme?"
"Lo pensi davvero?"
"Sì. Guardami. Pensa alla mia casa. Cos’altro c’è, a parte i dischi e i cd e le cassette?"
"E ti piace che sia così?"
Scrollo le spalle. "In realtà no."
"Ecco che senso ha stare insieme. Tu hai un certo potenziale. E io sono qui per farlo emergere."
"Che potenziale?"
"Come essere umano. Hai tutti gli ingredienti base. Sei molto simpatico, quando ti ci metti. Fai ridere la gente, quando te ne prendi il disturbo, e sei gentile, e quando decidi che una ti piace, sai farla sentire come se fosse il centro dell’universo, e questa è una sensazione molto erotica. È solo che per la maggior parte del tempo non te ne prendi il disturbo."
"No", è tutto quello che riesco a dire.
"Il fatto è che tu non fai mai niente. Ti perdi dentro la tua testa, e te ne stai seduto lì a pensare, invece di impegnarti in qualcosa, e per la maggior parte del tempo pensi a delle scemenze. Sembra sempre che tu ti perda quello che succede davvero."



PJ Harvey - Civil War Correspondant
Le parole sono interessanti: parlano di quanto siano inutili le parole...

"Words leave my heart dry
Words can't save life
Love has no place here
No joy, no tears"


PJH è una delle poche grandi artiste uscite dagli anni ‘90: bellissima in quel suo modo strano, nonostante quel viso quasi cubista e i capelli sporchi del video di "Henry Lee" con Nick Cave.
Partita dai pezzi con la sua chitarra arrabbiata simil-grunge e reinventatasi più volte, questo è uno dei suoi pezzi che preferisco: due-accordi-due per tutta la canzone, ma interpretati e arrangiati impeccabilmente.




David Sylvian - Orpheus
Questo invece è il mio pezzo degli anni '80, quello che mi aveva fatto scoprire per la prima volta la bellezza di una chitarra acustica negli anni subito dopo il punk e il post-punk.
David Sylvian è uno dei pochi per cui l’etichetta di grande non è sprecata.
Non c’è molto da dire su "Orpheus": è una canzone perfetta.


martedì 15 gennaio 2013

Ascolti recenti - gennaio 2013

Jerome R. Alexander - Moments EP (2012)
giudizio: A

Jerome Alexander è più conosciuto (ahem...) con lo pseudonimo di Message to Bears. e questo è il primo lavoro pubblicato a suo nome.
Scoperto e ordinato, mentre aspetto la copia del cd dalla Grecia mi sento gli mp3 scaricati da Bandcamp.
Se avete un minimo di fiducia nei mie giudizi, fatelo anche voi.
E’ la solita edizione limitata in 300 copie, quindi fate in fretta...

Le canzoni di “Moments” sono la versione appena appena più “elettronica” dei MtB, nel senso che c’è una traccia ritmica sempre presente, ma lo spleen delle musiche è sempre quello.
In pratica è uno sviluppo nella direzione già accennata in un pezzo come “Found You and You’re Safe”, già presente nel primo lavoro dei MtB, EP1 del 2007.


David Sylvian & Stephan Mathieu - Wandermüde (2012)
Giudizio: C

Lavoro nato come remix delle basi strumentali di “Blemish”, ma potrebbe essere qualsiasi altra cosa, allo scopo di creare una colonna sonora per una app per iOS, una raccolta delle foto digitali di Sylvian.
Nell’ultimo brano del disco, “Deceleration”, è ospite Christian Fennesz.
In sintesi, lavoro anche interessante qui e là, genere ambient/drone non fantastico ma superiore alla media.
E’ anche vero che se non ci fosse il nome di Sylvian in ditta, avrei tranquillamente ignorato il disco: Mathieu è uno di quelli che hanno una discografia sterminata, solo su what ho trovato tipo 20 album e ho rinunciato.


Note e links:
[1] E' un periodo un po' così, il lavoro mi assorbe troppo tempo e la voglia di scrivere su questo e altri blog, per fare da zimbello alla solita cricca di idioti anonimi e non, latita alquanto.
Tiremm innanz, ma che stanchezza.

lunedì 22 ottobre 2012

Ascolti recenti: Ottobre 2012

Dunque: riprendo a postare appunti su dischi ascoltati, vecchi e nuovi (vedi la prima puntata per motivazioni e vecchiaia incalzante)
Siccome scrivere recensioni è difficile, noioso e fondamentalmente inutile, le lascio così, nude e crude: fotografie, link e approfondimenti, troppa fatica.
A me servono come memoria, a voi non so.


Aceta - Sketches (2010)
giudizio: D

Post rock piuttosto anonimo, sa dio perchè l'avevo considerato degno di nota un annetto fa.
Avevo anche provato a procurarmi la copia del cd.
Boh

Akron Family - Set'em Wild, Set'em Free (2009)
giudizio: D

Su consiglio appassionato di Alberto, non li ho mica capiti.
E l'ho ascoltato un tre volte buone.
Boh

Album Leaf - An Orchestrated Rise to Fall (1999)
giudizio: C

Carino, ma non rimane nulla in mente per più di qualche istante.

David Sylvian - A Victim of Stars (2012)
giudizio: C

Compilation classica con le canzoni "più famose", senza inediti o curiosità.
Bella per chi non lo conoscesse, inutile per tutti gli altri.

Giardini di Mirò - Good Luck (2012)
giudizio: A

Rivalutato non poco il nuovo GdM, che all'uscita mi aveva lasciato piuttosto indifferente.
Ci sono belle canzoni e aperture più anni '80 del solito: una via di mezzo tra il post-rock smandolinato e la new wave, e a me piacciono molto.

June Miller - I couldn’t be with you even if I wanted (2012)
giudizio: A

Finalmente è uscito anche fisicamente il nuovo cd dei June Miller, già ascoltabile su Bandcamp da qualche tempo.
Loro sono uno dei miei gruppi italiani preferiti.
In questo disco mi manca tantissimo la voce di Federica, che ci posso fare?
Era la marcia in più del loro ultimo lavoro: questo nuovo è molto bello, ma quello era straordinario.
Questo parte con due brani cantati con splendide linee vocali (che evidentemente quindi vengono scritte dal gruppo e non da Federica), poi tre brevi variazioni e una seconda parte con diversi interventi acustici.
Cd ordinato.

A proposito di Federica e del suo gruppo, gli Antigone: non ne ho saputo più nulla.
Il loro sito MySpace, coem anche il profilo su Facebook, non sono più aggiornati da più di un anno (giugno 2011).
Non so se il loro disco sia uscito anche fisicamente.
Se qualcuno ne sapesse qualcosa...

Have a Nice Life - Deathconsciousness (2008)
giudizio: C

Non è un disco.
E non solo perchè sono due.

Più che altro, è un demo di "come non si usa il riverbero quando si registra un disco".
Purtroppo oggi un riverbero software non costa più nulla...
Mi immagino la scena.
L'ingegnere del suono pensa: "Qui ci vorrebbe un etto di riverbero, per sicurezza ce ne metto due".
Poi passa il chitarrista, guarda e pensa: "Se il tecnico ci ha messo due etti di riverbero (che è così importante per il nostro sound) ne aggiungo un po', facciamo tre etti".
Poi passa il cantante, guarda e pensa: "Se ci hanno messo tre etti di riverbero, per sicurezza facciamo quattro".
Poi passa il bassista, il produttore, un paio di ospiti (il batterista no, lui non ha nessuna idea di cosa sia un riverbero o, più in generale, di come funzionino quelle maledette macchine che ci sono nello studio di registrazione).
Alla fine, ci sono un paio di chili di riverbero su ogni maledetta traccia registrata, dalle chitarre alla batteria (qui ce l'hanno messo gli altri, allì'insaputa del batterista), dalla voce al basso, dai synth alle percussioni.
Più alcuni altri chili sul mixdown stereo.
Probabilmente anche il campanello della casa dove abitano gli Have a Nice Life è collegato in serie a un paio di Midiverb II d'epoca.
Che musica si intravede sotto il riverbero?
New Wave/Dark, giri di basso in primo piano e melodie primi anni '80, chitarre fastidiose e batterie elettroniche.

Donald Fagen - Sunken Condos (2012)
giudizio: E

Gran classe e zero idee.
Musica da intrattenimento. Se vi basta....

Goodsped You! Black Emperor - Allelujah! Don’t Bend! Ascend! (2012)
giudizio: C

Tra Spacemen 3, post-rock smandolinato e pastrocchi etnici.
Registrato in modo orribile.
Boh.

Dexy's Midnight Runners - Searching For The Young Soul Rebels (1980)
giudizio: B

Tre/quattro pezzi killer, un bel po' di fuffa e uno stile canoro affettato ed eccessivo.
In ogni caso il migliore dei loro lavori.

Death in Venice - tutto (1983-1986)
giudizio: D

Trovata su Blogspot tutta la loro produzione: il primo demo e i due ep.
Uno di quei gruppi che, se non avessi scaricato i lavori, avrei ricordato con l'aura del mito.
Invece, non c'è un pezzo che abbia retto al passare del tempo.
Peccato.

Nick Cave - Kicking Against the Pricks (1986)
giudizio: A

Grandissimo disco di cover di Nick Cave, che all'epoca mi era piaciuto molto e adesso ancora di più.
Gemello diverso di "Your Funeral, My Trial", che è ancora il mio album preferito di Nick.

Nick Mason - Fictitious Sport (1981)
giudizio: C

L'avevo comprato all'epoca, non me lo ricordavo per nulla (a parte il fatto che fosse in pratica un album di Carla Bley e che Nick Mason fosse lì come specchietto per le allodole)
Avendone letto recentemente una recensione che ne parlava bene e che faceva notare come il tutto fosse cantato da Robert Wyatt, ho pensato di riascoltarlo.
Musica strana per chitarre e tromboni.
Ma strana di quella che mi viene in mente, questi vogliono proprio essere strani, ma di per sè, che senso ha?

Christopher Willits & Ryuichi Sakamoto - Ancient Future (2012)
giudizio: D

Piano + ambient guitar
Molto gusto, bei suoni.
I pezzi lasciano un po' il tempo che trovano.
Sakamoto non ha bisogno di presentazioni, direi; Willits è uno dei guru di Ableton Live.
Le sue lezioni di uso del programma sono imperdibili per chiunque voglia suonare la chitarra con quel software.
Sono anche una testimonianza della sua lotta (perduta) con i suoi capelli, che lo abbandonano progressivamente durante le lezioni, nonostante pettinature a schiaffo in avanti, cappelli e trucchi vari...

mercoledì 7 marzo 2012

Ascolti recenti - Marzo 2012

David Sylvian - A Victim of Stars 1982-2012 (2012)
Sylvian realizza compilation come se piovesse, tra raccolte di collaborazioni uscite su dischi non a suo nome, raccolte di soli strumentali, raccolte di pezzi vari ed eventuali, e sono quasi sempre interessanti.
Questa volta invece "A Victim of Stars 1982-2012" è una raccolta tradizionale, standard, con i pezzi in rigoroso ordine cronologico e il classico pezzo inedito ad "arricchire" (ahem...) il tutto, più un paio di remix/alternate version.
A me interessavano il remix di "Ghosts", un pezzo del 1981(!) che era avanti di almeno 30 anni, e l'inedito.
Il remix di "Ghosts" è in realtà la versione con la voce reincisa che era su "Everything and Nothing", l'inedito è caruccio.
Compilation completamente inutile, se non per le casse della casa discografica e il portafoglio del David: scelta dei pezzi buona, un vero "Greatest Hits" con quasi tutti i pezzi più "orecchiabili", ma non la comprerei nemmeno per sbaglio... si può farla precisa identica se si hanno già i dischi originali.


Emerald Park - For Tomorrow (2010)
Prodotto da Ola Frick dei Moonbabies, sono anche loro svedesi e suonano un indie-pop molto simile appunto a quello dei Moonbabies, sin dall'impostazione del gruppo con le due voci maschile/femminile che si alternano nei pezzi.
Alcune canzoni piacevoli (ad esempio "The Commonfield" e "Ume"), ma quattordici pezzi sono troppi, il disco diventa noioso dopo i primi venti minuti.
Scaricabile gratuitamente da Jamendo e dal sito della netlabel 23seconds.


Hakobune - A Yearlong Thought (2011)
Scaricato dopo aver visto un video dal vivo molto interessante in cui realizza droni di loop chitarristici spettacolari.
Il disco (questo almeno) è di un piatto e noioso mortale. Boh.


Hood - Cold House (2001)
Anche questo scoperto via tweet da Daniel di dpr, tra indie ed elettronica un po' troppo leggerina per i miei gusti attuali.
Non ne avevo mai sentito parlare prima, sembra siano (stati?) un gruppo importante una decina di anni fa, in corrispondenza con il mio periodo sabbatico di allontanamento dalla musica. Probabilmente avrebbero avuto più impatto se conosciuti "in diretta", ascoltati adesso mi dicono poco.


Janitor of Lunacy - Crimes on the Dancefloor (2012)
Ristampa su vinile di due cassette della prima metà degli anni '80 a cura della Mannequin di Alessandro Adriani.
I Janitor of Lunacy erano un gruppo di Brescia che suonava quella via di mezzo tra post-punk ed elettronica oggi nota come "cold-wave". Bel disco, ma mi piacciono molto di più i sei pezzi dell'83 dei quattro dell'85.
Disponibile come vinile + download o anche in solo download digitale da Bandcamp.


Lullabies Under A Grey Sky - Autumn (2011)
Disco di solo pianoforte, dal suono completamente senza dinamica - che per un pianoforte è tutto, minchia, lo dice anche il nome.
Probabilmente un VST o un piano campionato suonato con una tastiera non dinamica oppure programmato alla cazzo da uno che non ha idea di come si fa a suonare un pianoforte.
La cancellazione dall'hard-disk è troppo poco per una schifezza come questa.


Sad Souls - Forest Loops (2011)
Loop di chitarra noiosissimi e banali. Evitare con cura.
(E avrei anche potuto fare a meno di ascoltarlo se mi fossi fidato della prima impressione: un disco con una copertina così brutta non può essere altro che brutto...)


The Soft Moon - The Soft Moon (2010)
Bel gruppo, consigliato via Facebook da Pericle: mescola con ottimi risultati Joy Division, Neu! e Suicide.
Basso, batteria elettronica e synth, con qualche raro intervento vocale, si amalgamano in un concentrato minimale/rumoroso che è una buona spanna sopra il mero revival degli anni '80.
Unico difetto, una sostanziale uniformità compositiva: mancano le canzoni che si fanno ricordare facilmente, alla fine dell'ascolto mi è rimasta la sensazione di un buon disco con canzoni poco definite.


Note e links:

mercoledì 3 marzo 2010

I dischi che vi hanno cambiato la vita - parte 2


Seconda parte, la prima è qui sotto. E' venuta un po' lunghetta, ma volevo concludere l'argomento ;)

1987 – David Sylvian – Secrets of the Beehive
O la fine del periodo new-wave/dark.
Un disco con arrangiamenti di archi che suonano “bene”, che fanno parte delle canzoni e non sono appiccicati lì per far finta che si tratti di musica classica. Con un assolo di filicorno, persino – un vero cambio a 360° rispetto a quello che avevo ascoltato negli ultimi 4 anni.
E poi: chitarre acustiche! E chi aveva mai preso in considerazione una chitarra acustica dopo il punk? Subito comprata per cercare di imparare a suonarla…

1987 - Spacemen 3 – The Perfect Prescription
1987 - Flaming Lips – Oh my Gawd
1987 - Opal – Happy Nigthmare Baby

…ma la fase acustica è breve – perchè nel frattempo cominciano ad apparire cose ancora più nuove, e si confonde con, diciamo, la rinascita del “rock” fatto con chitarre elettriche e amplificatori a palla.
E allora via tutti i pedali Boss, via anche il distorsore, tra la chitarra e l’ampli al massimo c’è un wha-wha, il suono deve venire solo dalla saturazione del pre – magari a valvole, ad avere i soldi per un Twin Reverb della Fender o per un AC-30 della Vox.
Psichedelia moderna per Spacemen 3, devastanti dal vivo. Ma davvero. Un impatto che su disco si poteva solo intuire, tonnellate di feedback e rumore.
Psichedelia virata hard per i Flaming Lips, mica quelli patinati e furbini di adesso, ma quelli veramente innovativi che fino a “Transmission from Satellite Earth” non sono stati capaci di fare un disco brutto.
Psichedelia con ricordi anni ’60 per gli Opal di David Roback e Kendra Smith, forse il punto più alto raggiunto da tutto quello che fu definito Paisley Underground – poi diventeranno Mazzy Star e a me continueranno a piacere lo stesso.
Nel frattempo sta per nascere il “grunge”, e nell’area milanese il Bloom di Mezzago diventa il posto dove andare a sentire musica dal vivo. [1]
E subito dopo…

1990 – Sonic Youth – Goo
… esce questo dischino qui. Non è sicuramente tra i primi 5 dei Sonic Youth [2], ma è il primo da alcuni anni il cui tour tocca anche l’Italia. [3]
Suonano al Rolling Stone di Milano 24 settembre 1990.
L’ho già scritto un paio di volte: alla fine del concerto quasi tutti erano ammutoliti (un po’ per il rimbombo nelle orecchie visto il volume), ci si guardava dicendo “Ma che cosa abbiamo sentito stasera? Come è possibile suonare così?”.
Perché un conto è ascoltare un disco, un conto è vedere dal vivo i Moore e Ranaldo che reinventano la chitarra come strumento, almeno tanto quanto ha fatto Jimi Hendrix.
Non so quanti gruppi siano nati in seguito a quel concerto, ma immagino tanti (e di almeno uno ho notizie certe...)

1993 – Flaming Lips – Transmission from Satellite Earth
1993 – Mazzy Star – So Tonight that Might See

Dopo anni di noise-rock, grunge, e suoni duri vari, un ritorno a sonorità più “pop” con i Flaming Lips di “She don’t use jelly” e i Mazzy Star di “Fade into You”.

1995 – PJ Harvey – To Bring You My Love
La riscoperta della produzione come parte centrale nella realizzazione di un disco: abbassiamo un po’ il gain dell’ampli e cerchiamo un equilibrio diverso tra chitarre e altri strumenti.

1996 – 2000
Anni musicalmente bui per me… un periodo di stanchezza. A 35 anni forse non è più il caso di andare a suonare in giro nei “locali alternativi”. Basta con il gruppo, allora. Compro come al solito Rockerilla ma al terzo numero che non riesco praticamente a leggere per noia e mancanza di interesse decido che si può anche smettere di comprare riviste per un po’.
Poi cambio lavoro, faccio anche un figlio – le priorità cambiano, il tempo diminuisce.
Quando all’improvviso: internet.

2001 – Audiogalaxy
Che non è un disco, ma è il primo programma p2p in cui era possibile trovare di tutto. C’era già stato Napster, vero – ma lì l’accento era sulle canzoni [4], qui c’è una miniera, c’è tutto – basta cercarlo e metterlo in lista (e aspettare giorni per completare il download, vabbè…).
Con Audiogalaxy rinasce per me l’interesse per la musica – soprattutto però per il recupero di tutte quelle cose che non ero riuscito ad ascoltare nei 20 anni precedenti, per problemi di disponibilità monetaria o disponibilità fisica dei dischi, lasciando in disparte la scena contemporanea.
Morto Audiogalaxy si passa a WinMX, dove comincia a essere possibile la ricerca di album completi, e il discorso qualità comincia ad avere una certa importanza…

2005 - Bittorrent
… fino alla nascita dei Bittorrent – ed in particolare di quelli che diventeranno in seguito le comunità private, dove si entra per invito, dove si scaricano gli album completi [5], dove la qualità tecnica diventa fondamentale, dove insieme all’ADSL si comincia a parlare ad esempio di file FLAC - un nome per tutti è Oink. [6]

2003 – David Sylvian - Blemish
2004 – Fennesz – Venice

E finalmente, ricominciamo con la musica “di oggi”.
“Blemish” è una rivelazione quasi immediata: musiche finalmente nuove. Mai sentite prima, davvero.
Da lì nasce la curiosità per Fennesz, che si occupa direttamente di un pezzo come “Fire in the forest”. E quando esce “Venice” cominci a capire da dove viene l’ispirazione per “Blemish”.
Da qui ricomincia l’esplorazione [7], e naturalmente diventa difficile fermarsi: si trovano etichette come la Not Not Fun (Robedoor e Pocahaunted), la scena DIY inglese (Dead Pilot e Sustain-Release), la scena delle net labels. [8]

2009 – Message To Bears – Departures
2009 – Richard Skelton – Landings
2009 – David Sylvian – Manafon

L’ultima citazione non poteva che essere per questi tre dischi – con i quali vi ho già tediato abbastanza nei post precedenti :)


Note e links:
[1] Quasi tutti i concerti importanti tra la fine degli anni ’80 e la metà degli anni ’90 si tengono qui: a memoria Spacemen 3, Loop, Shamen, Nirvana (2 volte), Tad, Dinosaurs Jr., Screaming Trees, Opal, Young Gods, Motorpsycho, Carnival of Fools, Afterhours e tutti quelli che non ricordo adesso.

[2] Cito in ordine sparso: Daydream Nation, Evol, Sister, Bad Moon Rising, Confusion is Sex

[3] Avevano già suonato anche a Milano alcuni anni prima, credo al Leoncavallo nel 1986. Io purtroppo non c’ero.

[4] Anche perché tutta ‘sta storia degli mp3 era proprio nuova: la qualità dei file era un concetto ancora sconosciuto, le limitazioni tecniche dei collegamenti erano enormi.
Chi si ricorda i modem a 28k? Poi la rivoluzione dei 56k, e negli uffici le linee ISDN accoppiate andavano veloci come la luce, 128k!

[5] E non si fanno più pastrocchi assemblando le canzoni di un album prese da fonti diverse, magari con diversi bit-rate (!)

[6] Ed è anche l’unico nome che farò qui… Oink è il primo ed il più importante, chiuso nel 2007. C’è un link nella colonna qui di fianco, chi volesse saperne di più può partire da questo articolo di Wikipedia. Ma la comunità creata da Oink non si è dispersa…

[7] Touch e Mego due etichette cardine per capire dov’è la “musica nuova” di questi anni.

[8] Di tutto questo si è già parlato qui – netlabels a parte, rimedieremo quanto prima, non preoccupatevi (o anche sì...)

martedì 2 marzo 2010

David Sylvian - Manafon


Avvertenza: qui si parla dell’ultimo disco di David Sylvian. Non è un disco facile e non ci sono “canzoni” nel senso tradizionale del termine. Se siete tra quelli che a un disco di Richard Skelton preferiscono Radio DeeJay, lasciate pure perdere – molto probabilmente non c’è nulla che vi possa piacere qui :)

Per me invece, Manafon è un lavoro straordinario.
Ma molto più difficile del precedente “Blemish”, di cui porta all’estremo le tematiche sonore: Manafon non è un lavoro minimalista, non è un lavoro sulla sottrazione, è un lavoro sull’assenza.

Il primo brano è “Small Metal Gods”, e la prima frase cantata da Sylvian è questa:
“It's the farthest place I've ever been, it's a new frontier for me” cioè “E’ il posto più distante in cui io sia mai stato, è una nuova frontiera per me”
E Manafon è proprio così – un posto nuovo. Ed è facile sentirsi spiazzati all’inizio, perché mancano i riferimenti a cui si è abituati, manca il senso di “familiarità” che ci fa sentire più o meno a casa quando ascoltiamo per la prima volta il 99% degli altri dischi.

Qui invece ci aggiriamo per la prima volta in un posto che non conosciamo affatto – l’unica cosa familiare è la voce, quasi sempre “nuda” [1] – ma non sta veramente cantando. Sta “quasi” cantando, la melodia c’è ma è difficile coglierla.
Perché ci sono anche degli strumenti, ma sono in sottofondo, suonano note scarne ed appena accennate, integrandosi con i rumori dell’ambiente in una tessitura che a volte diventa, appunto, puramente ambientale.
E magari quando c’è la voce non ci sono gli strumenti, e viceversa. [2]
Strutturalmente siamo dalle parti della musica “drone”, con pochissimi accordi per ogni “canzone”, ma senza quella ricchezza timbrica data da una struttura fatta di decine e decine di ripetizioni e variazioni minimali. [3]

Qui invece siamo di fronte a quella che definirei come “estetica dell’assenza”: musica improvvisata in diverse sessioni, con diversi musicisti, poi smontata e rimontata dal solo David Sylvian, rielaborata in particelle sonore di quella che forse potrebbe essere descritta come “musica da camera” contemporanea.
E soprattutto la voce, che rende impossibile “imitare” questo disco – perché non puoi ispirarti a quella voce – puoi solo averla. Se ti chiami David Sylvian.


Note e links:
[1] Non è vero che è “nuda” nel senso tecnico del termine, la voce è registrata con i soliti accorgimenti (riverbero, compressore, de-esser, etc.), a volte è doppiata o armonizzata con se stessa, ma quello che la registrazione vuole –e riesce - a trasmettere è un senso di naturalezza, di “nudità”, qui ben raggiunto attraverso l’uso della miglior tecnologia disponibile…

[2] E volendo essere fighi si potrebbe citare il decostruttivismo di Jacques Derrida applicato alla musica – e così in effetti l’ho citato, ma prendendone allo stesso tempo le distanze – ancora più figo :)

[3] Il “normale” pezzo pop/rock è costruito per addizione, generalmente a partire da una semplice sequenza di note eseguite da un solo strumento, cui vengono via via addizionati altri strumenti e/o complementi armonici o contrappuntistici.
La ballata classica, diciamo, comincia con un arpeggio di chitarra, poi arriva un’altra chitarra (o un piano) a suonare gli accordi, poi arriva la voce, fino ad avere un pezzo “completo” di sezione ritmica - ed infine arriva la parte contrappuntistica (l’assolo).
Spesso il finale di una canzone viene risolto procedendo al contrario, ovvero togliendo elementi fino a rimanere con il solo tema iniziale, in una sorta di chiusura di un circolo.

Invece un esempio di costruzione per sottrazione sono i Breathless di “All My Eye And Betty Martin” (d’accordo, non esattamente il pezzo o il gruppo più famosi del mondo…)
A metà canzone sfuma la batteria, e rimangono una texture di synth e chitarra, mentre il basso continua a reiterare il suo giro, fino a quando non rientra la batteria. Ogni volta che lo sento (dal 1986…) mi sembra un’idea meravigliosa, probabilmente “trovata” per caso durante il missaggio del pezzo…

Un pezzo ambient/drone è invece normalmente costruito per accumulazione, una continua espansione che a partire da un semplicissimo tema (a volte anche una sola nota) costruisce micro-variazioni timbriche date dallo stratificarsi di suoni simili ma non identici.

giovedì 14 gennaio 2010

Ghosts



Per lo stesso David Sylvian "Ghosts"[1] più che l'ultima canzone incisa con i Japan è la prima della sua produzione solista - tanto è vero che l'ha inserita nella raccolta "Everything and Nothing", proprio a rimarcare il significato di punto di svolta tra le due fasi musicali.

In "Ghosts" forse solo lo stile vocale è ancora un po' troppo enfatico (tanto è vero che nella raccolta "E&N" è presente una versione con la voce sovraincisa nel 2000 alla traccia strumentale originale), ma il pezzo è comunque straordinario, sia per la costruzione armonica (fatta quasi completamente di accordi minori) che per la tessitura strumentale - i suoni dei synth sono perfetti, rifiniti in maniera maniacal-certosina.
E rimanendo in tema di synth, nel video si vede Richard Barbieri che suona un Prophet 5, un vero mito per gli appassionati di elettronica analogica vintage: se avessi i soldi per acquistarlo (e mantenerlo, secondo le testimonianze già all'epoca era un incubo farlo funzionare, figuratevi 30 anni dopo..) sarebbe l'unico synth che vorrei avere in casa :)

Da "Ghosts" nasce quindi tutta la successiva carriera solistica di David Sylvian, che a mio avviso trova i suoi episodi migliori nella perfezione formale di un disco come "The Secrets of the Beehive" ("Orpheus" è una canzone che ha spinto a comprare non so quante chitarra acustiche dopo anni di solo elettriche) e - molti anni dopo - "Blemish"[2], testimonianza che un musicista intelligente non si ferma ma continua a cercare strade nuove.


Note e links:
[1] Questo video l'ho trovato su "La Teiera Volante", in un post di un paio di anni fa. Non l'avevo mai visto prima, quindi grazie a Lucien per il link :)

[2] Con la fondamentale collaborazione di Christian Fennesz, nel cui album "Venice" David ricambia il favore.