martedì 21 maggio 2013

Ray Manzarek

Odio i coccodrilli, e odio la banalità del "son sempre i migliori che se ne vanno".
Perchè ovviamente se ne vanno tutti, indistintamente.
Dei migliori ce ne accorgiamo, degli altri no.

Ma di Ray Manzarek non posso non scrivere qualcosa: lui era almeno il 50% dei Doors.
(Jim era l'altro 50%, gli altri due non han mai contato un cazzo)
E i Doors per me sono stati IL gruppo della mia adolescenza. 

Se n'è andato, e umanamente mi dispiace, molto.
Ma se non altro adesso la pianteranno con quelle puttanate delle riunioni dei Doors con cantanti sempre meno credibili...

venerdì 3 maggio 2013

Briuuùùùùùss!

Beh ma insomma, come non andarci?
Il Boss a Milano il 3 giugno prossimo, bastano quattro soldi: 63 euro per un terzo anello di S. Siro, 150 per il prato, 200 per un secondo anello e da 280 a 725 per un primo anello.
Prezzi popolari, alla portata di tutte le famiglie che sono ormai il pubblico naturale per i concerti dell'anziano giovinotto statunitense.
Con moglie e due figli, ve la cavate con una modica spesa compresa tra i 250 e 2900 euro.
Uno spettacolo per tutti, insomma.

Se lo chiedete a me: di fronte a questi prezzi, se il pubblico avesse un minimo di intelligenza il Boss suonerebbe in uno stadio deserto.
Non è eticamente accettabile chiedere tutti questi soldi per un qualsiasi spettacolo, fossero pure i Beatles resuscitati e riuniti con Jim Morrison e Janis Joplin a fare i cori e Jimi Hendrix alla chitarra, figuriamoci per il buzzurro del New Jersey.

A meno che il rock non sia definitivamente diventato uno spettacolo per ricchi, alla faccia di chi parla di crisi.

lunedì 29 aprile 2013

Diaframma: anche in digitale

Poichè ne avevo parlato male quando era uscita la notizia, mi sembra giusto rettificare ora che ci sono novità.
L'etichetta Synthetic Shadows di Pierpaolo de Iulis approda su Bandcamp, per il momento solo con il disco "Demos 1982" dei Diaframma, ma si spera a breve anche con tutte le altre sue interessantissime realizzazioni.

Nel post precedente avevo detto, in sintesi, che molto mi dispiaceva non poter ascoltare questi dischi pubblicati esclusivamente su vinile.
In una conversazione via Facebook Pierpaolo aveva risposto che, qualora fosse stato possibile, avrebbe reso disponibili i dischi anche per il download digitale.
Ha mantenuto la promessa: non posso che applaudire e, coerentemente con quanto già detto, acquistare al più presto il disco in formato digitale: il prezzo di 9,90 euro mi sembra piuttosto equo.

Non parlo qui del disco perchè lo ascolterò nei prossimi giorni, ma come già nel post precedente, la qualità della proposta musicale non è in discussione.
Bello o brutto che sia, nulla ha a che fare con il discorso sui formati nei quali il disco è disponibile.
Ora che c'è la scelta tra formato fisico in vinile e download digitale, ognuno può scegliere liberamente il formato che più gli aggrada, e io ne sono contento.

martedì 16 aprile 2013

20 canzoni - appendice

Appendice alle puntate di 20 canzoni, perchè vedo ovunque fili che si intrecciano, si aggrovigliano, rimandano gli uni agli altri, proprio come succede nella vita: è tutto legato.
Quelli facili da annodare sono le relazioni che esistono tra gli autori delle 20 canzoni: c'è ad esempio un filo che parte da una sala prove di Via Piemonte a Monza, e lega insieme gli Afterhours e Cesare Malfatti, e poi Mauro "Joe" Giovanardi e Nick Cave, e poi Nick Cave a Blixa Bargeld degli EN e PJ Harvey, fino a collegare tutti gli autori delle 20 canzoni.

Poi c'è un altro filo, ma più cerco di tirarlo e più mi rimane in mano, senza portarmi da nessuna parte.
Quando ho cominciato a scrivere delle 20 canzoni, sono andato a riprendere "Alta fedeltà" perchè volevo citarne un paio di paragrafi.
Poi mi sono messo a rileggerlo velocemente, e ho trovato i paragrafi che ho poi citato negli ultimi post.

E questi ultimi estratti (puntate 7, 8 e 9) introducevano un tema: quanto è davvero importante la musica nella nostra vita?
Le conclusioni di Nick Hornby sono che sì, è importante, ma in fondo non è così importante.
C'è altro oltre alla musica.

Ora.
Io sono d'accordo eh.
Però: con riserva.
Perchè qualsiasi cosa ti sembri importante, è sempre possibile dire che c'è qualcosa di altro che importa veramente.
Il problema è che dipende da qui e ora, e da quale prospettiva si vogliono guardare le cose.
La musica, certo.
Ma anche la vita, l'amore, la famiglia, l'arte, la religione, la politica, quello che volete.

Ci sarà sempre qualcuno che ti dirà, con aria annoiata: si però, in fondo, è davvero così importante?
E allora, la mia risposta è: boh.
Non ce l'ho una risposta.
Qualcuno ne ha una?


Note e links:
[1] Per chi volesse invece ascoltare comodamente le 20 canzoni, la compilation esiste anche sotto forma di mp3, scaricabili da qui:
[2] Già che c'ero, ho messo lì anche il pdf di Alta fedeltà.

venerdì 12 aprile 2013

20 canzoni - decima parte

Siamo alla fine di questo viaggio in 20 canzoni.
Proprio perchè è l'ultima puntata, faccio la seconda eccezione alla regola del "mai mettere due canzoni di seguito dello stesso artista".
E sempre perchè siamo alla fine, metto uno di quelli più importanti in assoluto per me: Stefano Giaccone.
Sono due pezzi tratti dal suo disco del 1997 a nome Tony Buddenbrook che in realtà ho già messo una volta qui sul blog, ma li rimetto pari pari.


Perchè anche "Il sarto" è una canzone d'amore.
Magari di amore quieto, senza più rabbia ma con ancora un briciolo di speranza:

"è solo un gioco di specchi, un gioco di specchi
un'altra estate che finirà
un altro temporale che passerà"




"Cosa ci siamo persi" è amore misto a rabbia e rancore. E mentre "Dio da lassù si mette a gridare", mentre riflettiamo su cosa ci siamo persi, c’è anche qui ancora un po’ di speranza:  

"è l'amore che ci graffia e ci fa ammalare 
o è la paura di non poterci lasciare 
vedrai che domani anche questo cielo andrà bene 
anche questo andrà bene, lo sai"  

 



Sono due pezzi non facili, ma se dovessi tenerne solo due di tutta la compilation sceglierei questi due.
Che sono qui, alla fine, anche perchè dopo i diciotto precedenti magari non suonano così alieni come avrebbero potuto farlo all’inizio.

giovedì 11 aprile 2013

20 canzoni - nona parte

Penultima puntata e ultimo estratto da Alta Fedeltà.
Il discorso di ieri tra Rob e Laura continua, e per Rob finalmente è arrivato il momento di riconoscere che le cose possono cambiare, e che la musica è importante sì, ma in fondo non è l’unica cosa importante al mondo.

"Una volta le cose tipo Solomon Burke ti stavano molto più a cuore", le dico.
"Beh, sì. Un po’. E certo allora più di ora. Ma così va il mondo, no?"
"Però, vedi... per me quello è tutto. Non esiste nient’altro. Se non ti interessa più la musica, allora non c’è altro che possa interessarti. E allora che senso ha stare insieme?"
"Lo pensi davvero?"
"Sì. Guardami. Pensa alla mia casa. Cos’altro c’è, a parte i dischi e i cd e le cassette?"
"E ti piace che sia così?"
Scrollo le spalle. "In realtà no."
"Ecco che senso ha stare insieme. Tu hai un certo potenziale. E io sono qui per farlo emergere."
"Che potenziale?"
"Come essere umano. Hai tutti gli ingredienti base. Sei molto simpatico, quando ti ci metti. Fai ridere la gente, quando te ne prendi il disturbo, e sei gentile, e quando decidi che una ti piace, sai farla sentire come se fosse il centro dell’universo, e questa è una sensazione molto erotica. È solo che per la maggior parte del tempo non te ne prendi il disturbo."
"No", è tutto quello che riesco a dire.
"Il fatto è che tu non fai mai niente. Ti perdi dentro la tua testa, e te ne stai seduto lì a pensare, invece di impegnarti in qualcosa, e per la maggior parte del tempo pensi a delle scemenze. Sembra sempre che tu ti perda quello che succede davvero."



PJ Harvey - Civil War Correspondant
Le parole sono interessanti: parlano di quanto siano inutili le parole...

"Words leave my heart dry
Words can't save life
Love has no place here
No joy, no tears"


PJH è una delle poche grandi artiste uscite dagli anni ‘90: bellissima in quel suo modo strano, nonostante quel viso quasi cubista e i capelli sporchi del video di "Henry Lee" con Nick Cave.
Partita dai pezzi con la sua chitarra arrabbiata simil-grunge e reinventatasi più volte, questo è uno dei suoi pezzi che preferisco: due-accordi-due per tutta la canzone, ma interpretati e arrangiati impeccabilmente.




David Sylvian - Orpheus
Questo invece è il mio pezzo degli anni '80, quello che mi aveva fatto scoprire per la prima volta la bellezza di una chitarra acustica negli anni subito dopo il punk e il post-punk.
David Sylvian è uno dei pochi per cui l’etichetta di grande non è sprecata.
Non c’è molto da dire su "Orpheus": è una canzone perfetta.


mercoledì 10 aprile 2013

20 canzoni - ottava parte

Penultimo estratto da Alta Fedeltà: i due protagonisti (Rob e Laura) si sono lasciati, hanno avuto altre storie, si sono rimessi insieme.
Adesso stanno tirando insieme i fili della loro relazione a tre: lui, lei, la musica.
E Rob non è ancora convinto che esistano altre cose importanti oltre alla musica:

"Lascio passare un attimo prima di ricominciare a combattere quella che probabilmente sarà la più aspra di tutte le battaglie fra uomini e donne.
"Come è possibile che ti piacciano Art Garfunkel e Solomon Burke? È come dire che stai dalla parte degli israeliani e dei palestinesi."
"Che paragone campato in aria, Rob. Art Garfunkel e Solomon Burke fanno dischi di musica pop, gli israeliani e i palestinesi no. Art Garfunkel e Solomon Burke non sono impegnati in un aspro conflitto territoriale, gli israeliani e i palestinesi sì. Art Garfunkel e Solomon Burke..."
"Ok, ok. Ma..."
"E poi chi ti ha detto che mi piace Solomon Burke?"
Questo è troppo.
"Solomon Burke! "Got to get you off my mind"! La nostra canzone! Se stiamo insieme lo dobbiamo a Solomon Burke!"
"Davvero? Per caso hai il suo numero di telefono? Mi piacerebbe dirgli una parolina."
"Ma non ti ricordi?"
"Mi ricordo la canzone, ma non chi la cantasse."
Scuoto la testa, incredulo.
"Vedi, questo è uno di quei momenti in cui un uomo si sente proprio cascare le braccia. Davvero non riesci a capire la differenza fra "Bright eyes" e "Got to get you off my mind"?"
"Sì, certo. Una parla di conigli e nell’altra suona una banda..."
"Una banda! Una banda! È una sezione di fiati, cazzo!"
"Quel che sia. Lo capisco, sai, perché ti piace più Solomon che Art. Sul serio. E se mi chiedessero quale dei due è meglio, direi senza dubbio Solomon. È autentico, è nero, è una leggenda, e così via dicendo. Però mi piace anche "Bright eyes". Penso che abbia una bellissima melodia, e per giunta, non me ne importa granché. Ci sono così tante altre cose di cui preoccuparsi. Lo so che sembro tua madre, ma in fondo si tratta solo di dischi di musica pop, e preoccuparsi se un disco è migliore di un altro o no, beh, chi vuoi che lo faccia, davvero, a parte te, Barry e Dick? Per me, è come disquisire sulla differenza fra McDonald’s e Burghy. So che deve essercene una, ma chi se ne frega di scoprirla?"
La cosa terribile è che, ovviamente, io so perfettamente qual è la differenza fra McDonald’s e Burghy, e sull’argomento ho delle opinioni precise e complesse. Ma se mi metto a confrontare gli hamburger dell’uno con quelli dell’altro, sarà un po' come darle ragione, così lascio perdere.
Tuttavia la discussione prosegue, svolta gli angoli, attraversa la strada, torna su se stessa e alla fine termina in un punto dove né lei né io siamo mai arrivati prima - o almeno, non da sobri, e non nelle ore diurne."



Robert Wyatt - Shipbuilding
Robert Wyatt è una leggenda.
Underground e alternativa, certo, e quindi non "di moda".
Però è un personaggio di invidiabile coerenza e onestà, che ha sempre fatto grosso modo quello che voleva (almeno, questa è l’impressione che mi arriva dall’esterno) fottendosene allegramente di quello che gli sarebbe convenuto fare dal punto di vista commerciale.
Un personaggio che è diventato un verbo: in inglese "wyatting" descrive chi in un locale pubblico sceglie le canzoni più strane disponibili su un juke-box per disturbare gli altri clienti.
E i suoi dischi sono normalmente perfetti per lo scopo: strani e disturbanti per molte orecchie.
Lui l'ha presa bene: "Sono davvero onorato all'idea di essere diventato un verbo, è davvero una cosa divertente".
Sulla pratica del wyatting invece ha detto: "Davvero, non mi piace sconcertare la gente, ma anche quando cerco di essere normale la gente rimane ugualmente sconcertata"
"Shipbuilding" è una canzone di Elvis Costello, Wyatt si limita a cantarla.
Più che una canzone d’amore è una riflessione amara sulla guerra (è stata pubblicata al tempo della guerra delle Falkland), ma tanto è tutta la sua storia ad essere piena di tanti tipi di amore.
Canzone bellissima, nonostante i suoni siano leggermente datati, un po’ troppo pop-jazz anni ‘80.



Yo la Tengo - The Summer
Gli Yo la Tengo sono tre persone normali, ormai di mezza età, che suonano rock.
Normali nel senso che potrebbero essere davvero i tuoi vicini di casa: nessun atteggiamento da rockstar, immagine inesistente e ironia sparsa a piene mani nei loro video e nel loro modo di essere. Li adoro.
"The Summer" è uno dei loro pezzi che preferisco, e non casualmente è tratto da un loro album che è sicuramente appropriato definire "minore".
E’ un pezzo che suona come l’estate quando sta per finire, e tu cominci a pensare "tra poco ricomincia la scuola" (che è una sensazione completamente diversa da "tra poco ritorno a lavorare")