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venerdì 5 ottobre 2012

Alanjemaal - Dalla ruggine

Degli Alanjeemal ho già parlato un paio di volte; ora è finalmente uscito il loro sospirato primo cd, "Dalla ruggine".
Che è un disco strano, per come e per quando è nato[1], cioè una decina di anni fa, registrato con Fabio Magistrali al mixer e con ospiti illustri come i Perturbazione, e poi rimasto nel cassetto fino ad oggi. Un biglietto da visita temporalmente un po' fuori fuoco, che sarà seguito a breve da un nuovo lavoro, attualmente in fase di completamento.

Il disco è liberamente ascoltabile e scaricabile, nella sua versione digitale, su Bandcamp.
Se siete interessati ad una copia fisica da lì si può ordinare a partire da 5 euro, mentre la versione digitale è ad offerta libera: anche zero, ma non fate i pitocchi...

Stavo cercando di dimenticarmi del fatto che sono amici per poter parlare liberamente del disco, quando mi è venuto in mente che la conversazione che ho avuto via mail con Alberto[2] qualche giorno fa era meglio di qualsiasi recensione potessi scrivere. E così, eccola qui:[3]

Alberto Casiraghi a me
Alessandro Limonta ha scritto:
Sentito il cd una prima volta in macchina, prime impressioni:
- belli i suoni delle chitarre e del basso
- non mi piace il mixaggio, poca batteria e strumenti un po' impastati (però non è facile mixare i vostri pezzi, le due chitarre, il basso distorto e le tastiere si "mangiano" quasi sempre gli stessi spazi a vicenda)
Infatti: tieni conto che anche il poco tempo che ci siamo potuti permettere per mixare è determinante.
E' necessario però ascoltare ad alto volume. Tenendo il livello basso il suono rimane più impastato.

Come mai così poco cantato?
Uscivamo dal nostro periodo post rock :-) A parte gli scherzi, i nostri pezzi strumentali erano quelli che al magister piacevano di più, e sono per quelli che lui ha voluto fare questo lavoro. Forse oggi faremmo diversamente, ma sono appunto passati dieci anni.
Da allora, mai più pezzi strumentali.

Non so se è un pro o un contro, ma non riesco mai a incasellarvi in un genere o un'ispirazione ben definita: la vostra musica è sempre difficile da classificare, e a volte può essere un problema.
Per noi è una cosa voluta e positiva. Ci rendiamo conto che in questo modo ci seghiamo le gambe sia con il pubblico che con le etichette discografiche.
Ma che ci vuoi fare: la libertà ha il suo prezzo.

Troppi pezzi troppo complessi, con continui cambi di ritmo (ma questa è un'allergia mia)
Io sono allergico al contrario, guarda un po'
Nel complesso mi siete piaciuti molto di più nei vostri ultimi live.
Tieni conto che negli ultimi live abbiamo suonato solo tre di quei pezzi
La vita agra, Memoria eidetica e Allucinazione Ipnagogica
Il nuovo repertorio è di certo più lineare e di facile lettura (per dire, eh)

Pezzi che mi hanno colpito al primo ascolto: "Via Corelli" e "Memoria eidetica", con un bel giro di basso distorto molto motorpsychiano.
Strano che citi Via Corelli che è il brano più lungo, più articolato che abbiamo. E' vero, il ritmo è quasi sempre quello dall'inizio alla fine e l'ispirazione deriva dalla lunghe suite dei Motorpsycho. E' un pezzo che ci piace molto ma dal vivo devi avere due palle così per proporlo. Data la lunghezza (più di 10 minuti) c'è il pericolo che ci si possa addormentare. Però oggi la griderei a squarciagola.
Lo riascolto almeno un altro paio di volte prima di parlarne sul blog.
Sii clemente :-)
Ho riascoltato e oltre ai due pezzi citati prima mi è piaciuto in particolare anche "Allucinazione ipnagogica", molto compatto e noise.
E' un pezzo che ha richiesto un po' di lavoro sulla definizione della ritmica. Cercavamo di coniugare i nostri ascolti post-rock (siamo alla fine degli anni '90) con la condivisa passione per la psychedelia.
Certo, dire che sia un pezzo psychedelico è forse un po' troppo, visto che è molto noise, come giustamente dici. Però la ripetizione degli stessi temi nella parte finale, il groove del basso, l'uso dei wha-wha e le tastiere, tutto rimandano a una concezione moderna del genere.
Pensiamo ancora a distanza di anni che sia ben riuscito, tanto che è un brano fisso nei nostri live.

Nel complesso devo dire che non sono sicuro di avere capito il perchè del cd.
Mi spiego: è bello ma senza esagerare, soprattutto perchè è abbastanza inferiore a quello che riuscite a fare dal vivo adesso. Io avrei invertito l'ordine di pubblicazione: prima il cd con le nuove registrazioni e dopo, casomai, quelle vecchie. Oppure le vecchie registrazioni come bonus di quelle nuove, qualcosa del genere insomma.
Perchè chi arrivasse a conoscere gli Alanjemaal attraverso questo cd potrebbe farsi un'idea che non corrisponde a come siete adesso, dieci anni dopo: più compatti, più asciutti, più decisi.
L'obiezione è più che pertinente.
Del resto pure noi eravamo indecisi se aspettare la pubblicazione del nuovo album e in seguito fare uscire Dalla ruggine.
Sarebbe in effetti stato più logico, se il nostro obbiettivo fosse stato solo far conoscere gli Alanjemaal di oggi. E' così vero questo concetto che fatichiamo a promuovere il cd. E non solo per una questione di qualità, ma proprio perché le redazioni sono ingolfate di cd nuovi da recensire.
Tutto vero, tutto giusto.
Mancano però due elementi.
Il primo, diciamo di carattere "personale/sentimentale" è quello di parlare a noi stessi, al gruppo che eravamo più di dieci anni fa, a quello che siamo stati in tutto questo periodo fino ad oggi.
E per fare questo, per poter ripartire con una nuova consapevolezza dovevamo per forza farlo da dove ci eravamo fermati, dall'ultima volta che ci siamo sentiti una vera band con un vero progetto, con una solida identità.
Non dico che il decennio seguente sia passato invano.
Questo mai.
Dico solo che gli Alanjemaal per troppo tempo sono stati visti come il diversivo, come la via di fuga, come la panic-room necessaria per controbilanciare tutto quello che stava succedendo nel privato di ognuno di noi. Chiariamoci, fosse solo questo lo scopo di suonare in un gruppo è già importantissimo. Stare assieme per tutti questi anni (il nucleo fondante è del 1993) è per forza una scuola di vita. Quindi, si doveva partire da lì, a costo di bruciarci i pochi contatti e di sentirci dire che stavamo sbagliando tutto.
La seconda questione è strettamente musicale.
Neanche il prossimo disco, che stiamo registrando sempre con Fabio Magistrali e che uscirà nel 2013, è così fedele ai live che hai visto tu. Sicuramente suonerà più compatto; sicuramente ha più cantato e quasi nulla di strumentale; sicuramente suonerà meno datato.
Ma nonostante questo ha molti pezzi più riflessivi, più sognanti e, se vuoi, più leggeri, per quanto leggero possa essere un brano degli Alanjemaal.
Quindi, non è detto che il nuovo cd avrebbe fotografato gli Alanjemaal che hai visto live nel 2012, perché è per scelta che i nostri concerti, che hanno scalette che sono un po' il riassunto di 13 anni di vita, siano molto carichi e compatti.
Come è una nostra scelta costante, cercare, coi limiti della nostra imperizia musicale, di trovare vie nuove e ogni tanto cambiare, sempre cercando di mantenere uno stile riconoscibile.
Per dire, sarà molto difficile scrivere per noi un altro pezzo come "Allucinazione ipnagogica". Quel territorio di scrittura lo abbiamo già battuto ed è per noi naturale andare oltre.


Niente da aggiungere, direi.
Certo, se qualcuno degli amici bloggers volesse far girare la voce, la cosa sarebbe molto apprezzata...


Note e links:
[1] Trovate una esauriente biografia del gruppo su Rockit.

[2] Voce e chitarra degli Alanjeemal, nonchè collaboratore assai poco prolifico di questo blog...

[3] Oh intendiamoci, rivista e corretta, tolti gli errori di battitura e un paio di cose private, integrata con una mail successiva.
Non è esattamente un falso, ma nemmeno una vera mail...

giovedì 9 febbraio 2012

Alanjemaal (e Rude Pravda)

Sono andato di nuovo a vedere gli Alanjemaal[1] ieri sera, al Circolo Arci Acropolis di Vimercate.[2]
Sono molto migliorati: in particolare l'avvio del concerto è stato davvero d'impatto, due pezzi tirati con lunghi intermezzi di noise chitarristico di ottimo livello, molto più compatti e decisi di quanto non fossero stati solo un mese fa, nel concerto con Stefano Giaccone.
Ottima anche la versione di "Prete, croce, sedia, morte" che ha chiuso un concerto davvero molto godibile.

Non tutto allo stesso livello, eh: nel mezzo anche un paio di pezzi meno brillanti degli altri, e la pessima scelta di suonare come bis un pezzo annunciato come finito da poche ore, che ha rovinato il climax creato dalla coda noise del precedente e già citato "Prete...".
Però son ragazzi, col tempo si faranno e rimedieranno a questi peccati di ingenuità...

Gli Alanjemaal discendono direttamente dai Rude Pravda, attivi tra il 1993 e il 1999, dei quali Alberto ha messo recentemente on line, tramite il mai abbastanza lodato Bandcamp, le due cassette prodotte in quegli anni: "Rude Pravda" del 1995 e "Fermo/Spento" del 1998, registrate entrambe nella sala prove divisa con i Mother of Loose.
Le ho riascoltate a distanza di anni e devo dire che tecnicamente non sono niente male, soprattutto tenendo conto della limitatezza di mezzi con i quali erano state registrate: un otto piste Teac a cassette, qualche microfono raccattato qua e là, un (!) effetto digitale e un mixer minimo.
Pezzi più orecchiabili sulla prima cassetta, nella seconda comincia lo spostamento verso un suono più cattivo che sarà poi completato dalla nascita degli attuali Alanjemaal.


Note e links:
[1] Ne ho già parlato non molti giorni fa. Li trovate anche su Facebook e MySpace.

[2] La programmazione la trovate sul loro sito.

[3] Nel caso qualcuno si chiedesse come mai sono così buono oggi, lo ammetto: la recensione è stata comprata dal gruppo, al prezzo di due birre medie. Non sono poi troppo caro, no?

venerdì 13 gennaio 2012

Alanjemaal e Stefano Giaccone con Mario Congiu dal vivo al Lo Fi di Rogoredo, 11 gennaio 2012

L'ho rifatto.
Nonostante l'età, sono andato a vedere un altro concerto dopo quello di più di un anno fa di Nick Cave: Alanjemaal e Stefano Giaccone al Lo Fi di Rogoredo, in occasione della pubblicazione del tributo ai Franti di cui si è già parlato qualche giorno fa.

Degli Alanjemaal faccio fatica a parlare: sono amici, potrei parlarne benissimo ma sarei di parte, potrei parlarne male per non essere di parte ma poi magari mi si offendono (e poi non ho voglia di parlarne male).
Potrei non parlarne del tutto e saremmo tutti contenti... mi limito invece a segnalare che la loro versione di "Prete, croce, sedia, morte",[1] con l'innesto di chitarre noise sull'impianto già tradizionalmente rock del pezzo, rende molto bene anche dal vivo (ed è uno dei pezzi migliori della raccolta).

Stefano Giaccone, è uno dei miei (pochi) miti.[2]
Naturalmente il concerto è stato molto bello: Giaccone alla chitarra acustica, accompagnato da Mario Congiu[3] a quella elettrica, ci hanno regalato una serie di originali di Giaccone, Franti e gruppi limitrofi, intervallati da un discreto numero di cover (al volo, ricordo Working Class Hero, London Calling, Transmission, Run Run Run).
Cover, per una volta, in perfetta armonia con i brani originali, fino alla chiusura con "Only a new film" dei Franti e "Questi anni" dei Kina.

Non troppe persone (eufemismo) nel locale, sono cose che possono succedere tra i binari della ferrovia e i capannoni industriali di Rogoredo. Però non è la quantità che fa la qualità (anche un po' di quantità fa sicuramente piacere a chi suona e a chi organizza) e sia gli Alanjemaal che Giaccone/Congiu non si sono certo risparmiati.
Nota personale: è bello ritrovare persone che non vedevi da tempo: tutti un po' meno giovani (eufemismo 2) ma tutti con la stessa passione di venti anni fa.


Note e links:
[1] Cioè il pezzo con il quale hanno partecipato alla raccolta "Tributo ai Franti".

[2] Ho avuto l'immeritato onore di fargli da gruppo spalla con i Mother of Loose in un concerto acustico di Orsi Lucille nei primi anni '90, e di stare al mixer in un altro concerto degli Ishi dello stesso periodo.
Poi, con la mia abituale timidezza amplificata dall'essere in presenza di un mito, sono riuscito tutte le volte, compreso ieri, a biascicare due parole di saluto e poco più. Maledizione.

[3] Grande chitarrista, eh. Purtroppo, neppure un assolo in tapping a millemila chilometri all'ora, tocca accontentarsi...