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lunedì 10 marzo 2014

Qualcosa

1) Diavolo, non ciò più tempo.. :(
2) Non per scrivere un intero post, comunque. A volte scrivo due stupidate su Facebook però.
3) Ho scaricato un due mesi fa The Beatles - The Stereo Remasters, da allora ascolto solo quello, quindi in ogni caso non avrei nulla di nuovo di cui parlare.

Verranno tempi migliori, sperèm.
Per il momento, boh.

mercoledì 4 settembre 2013

Dischi prova

A proposito dei dischi audiofili in edizione masterizzata MFSL al 50% della velocità su vinile vergine da mezzo chilo.
Magari di stampa giapponese, che non si sa bene per quale ragione dovevano suonare senz'altro meglio degli altri.
Nel post precedente ho citato tre titoli che esaurivano il parco "software" degli appassionati di "hardware" dell'epoca.
Cioè quelli che non avevano problemi di budget per i dischi: per ascoltare l'impianto hi-fi tre/quattro dischi erano più che sufficenti.
Ne vogliamo parlare più a fondo?

1 - Pink Floyd - The Dark Side of the Moon
Perchè c'erano gli "effetti".
I registratori di cassa, le sveglie, le risate.
Ma, soprattutto:
a - il battito del cuore;
b - i passi che andavano dal canale destro al canale sinistro (o viceversa, non ricordo e non ho voglia di controllare)
Con il primo, facevi sentire agli amici la potenza dei bassi delle tue casse:
"Che storia, è un cuore che batte! Senti che bassi!"
Con i secondi, li facevi meravigliare della fedeltà di riproduzione della "realtà" del tuo impianto:
"Oh ma sembra vero eh, i passi vanno da destra a sinistra! Incredibile, sembra di essere lì!"

Tra un effetto e l'altro c'era anche della musica, piuttosto fastidiosa per l'audiofilo medio: troppo strana.
Ma era sufficiente spostare la testina a mano sui solchi contenenti i magnifici effetti per evitare di doverla sentire.


2 - Mike Oldfield - Tubular Bells
Questo era ottimo per far sentire la fedeltà di riproduzione dell'impianto rispetto a un particolare strumento.
Si usava all'uopo la parte in cui il buon Mike enunciava lo strumento che, subito dopo, avrebbe suonato il tema della composizione, evitando così l'impervio compito di doverlo riconoscere da soli.
La musica inserita prima e dopo l'elenco, che finiva con il trionfale annuncio delle maledette campane tubolari, nessuno l'ha mai ascoltata.


3 - Alan Parsons Project - Un disco a caso
Perchè Alan Parson era il mitico "produttore" di "Dark Side of the Moon", disco feticcio degli audiofili (vedi punto 1).
(Certo, in realtà era il "sound engineer", cioè il tecnico del suono, ma all'epoca nessuno sapeva esattamente quale fosse la differenza)
Quindi il disco suonava bene per definizione, e a differenza di quello dei Pink Floyd lo potevi sentire anche in discoteca, e quindi suonava un po' meno strano anche per l'audiofilo medio.


Questi erano i dischi standard irrinunciabili.
Alcuni malati di mente possedevano anche un disco a caso di musica classica della Deutsche Grammophone, che - anche solo per la rigorosità della grafica di copertina - dava l'idea di essere un prodotto serio e ottimamente registrato.
Poi in realtà a nessuno piaceva la musica classica, ma per testare la riproduzione dei pieni e dei pianissimi un disco con un'orchestra ci voleva.
Più avanti gli stessi malati di mente di cui sopra si sarebbero procurati anche un disco di jazz virato classica (o di classica virata jazz), che non poteva che essere "The Koln Concert" di Keith Jarrett.
Sull'ascoltare un disco dal vivo come esempio di perfezione sonora, evito di commentare.

Gli incurabili si compravano pure un disco di "Sound effects", cioè di effetti sonori NON musicali.
Queste persone non hanno fatto in tempo però a vedere l'avvento del cd: sono stati internati prima del 1982.
Gli audiofili in libertà dopo il 1982 avevano invece l'ulteriore immancabile disco (questa volta in cd) per ascoltare l'impianto: "The Nightfly" di Donald Fagen.
Primo disco registrato completamente in digitale, quando "digitale" non era ancora una parolaccia, veniva usato per dimostrare la superiorità del digitale rispetto all'analogico.
In seguito prontamente rinnegato con la riscoperta delle superiorità dei vinili analogici rispetto al digitale...

mercoledì 24 luglio 2013

Caldo

Che caldo.
Finalmente, eh, dopo l'inverno lunghissimo di quest'anno.
Ma è bello lamentarsi a prescindere, due giorni di sole e il freddo è bello che dimenticato, e sotto con le giaculatorie per il troppo caldo.

Sono quasi due settimane che non mi viene in mente nulla di cui valga la pena scrivere.
Sarà il caldo, probabilmente.
Anche perchè il caldo, l'estate, il sole, non sono mai andati particolarmente d'accordo con la "nostra" musica.

In estate, meglio una bella cassa in quattro che almeno si balla, o un sottofondo che non disturbi troppo l'assunzione del cocktail a bordo piscina, senza troppe menate sulla qualità della musica.

Una delle cose che mi ha sempre fatto più ridere è il dilemma dell'appartenente alla subcultura giovanile in voga di fronte al problema della spiaggia: ricordo i punk e i dark degli anni '80, i grunge degli anni '90, gli emo degli anni '00...
Tutti "pesci fuor d'acqua" (eheh) su una spiaggia con il sole a picco.
Anche dentro l'acqua, eh.

E comunque, che caldo.

giovedì 4 luglio 2013

Esperienza di ascolto: Sonic Youth - Daydream Nation De Luxe Edition vinile 180 gr.

Bene, ho dovuto ricredermi.
Ho comprato la ristampa remasterizzata in vinile de luxe da 180 gr. di "Daydream Nation" dei Sonic Youth, sono andato a casa di un mio amico dotato di impianto hi-fi esoterico e mi son messo lì, a cercare di capire se davvero il rig vinile-hifi fosse infinitamente più godibile all'ascolto del mio misero iPod.
Non volevo crederci, ma è proprio così!

Non solo.
I dettagli sonori che si colgono sono infinitamente più profondi, più definiti, più precisi.
Un piacere uditivo per le orecchie, un piacere conoscitivo per la mente.

Eh sì, perchè la precisione del dettaglio che si riesce a cogliere è sorprendente.
Ad esempio, io sapevo che Kim Gordon in quel disco suonava un basso Fender Jazz.
Ma non mi ero mai accorto così chiaramente che il basso era sicuramente un modello del 1959, colorazione Sunburst.
Si sente chiaramente l'uso pressochè esclusivo del pickup al ponte (i toni più metallici sono inconfondibili) e si riesce addiritura a capire che le corde Ernie Ball usate non sono le più comuni 2844 ruvide, ma le 2804 lisce, che rendono il suono più morbido: in combinazione con il pickup al ponte, metallico ma non sgradevole.
Azzarderei che (ma qui non sono sicuro al 100%) la tracolla usata durante le registrazioni fosse una Fender originale marrone-gialla, un classico degli anni '80.
Il plettro invece è chiaramente un Dunlop morbido, colore rosso.

Il suono amplificato è molto probabilmente un mix di suono diretto collegato tramite d.i. box al mixer e suono dell'ampli, senza ombra di dubbio un Trace Elliot 7215 SMC, coni Celestion da 12".
Con l'ipod non ero mai riuscito a sentire la dimensione dei coni dell'ampli, ma l'accoppiata vinile-hifi rende chiarissimo l'uso dei 4 coni da 12".
Il rig degli effetti è altrettanto chiaro, adesso: chorus+flanger TC Electronic, distorsore Boss OD-1 (alimentato a pila, si sente chiaramente la differenza sui transienti rispetto all'alimentazione a corrente), delay digitale Roland DD2000 e riverbero Eventide 2016, quest'ultimo usato chiaramente con il preset nr. 12, "Small Hall", ma con i tempi di pre-delay e early reflections sicuramente customizzati da Kim, probabilmente a 0,10 ms il primo e 0,15 ms il secondo.

Dicevo prima della d.i. box collegata al mixer: sul mixer non metterei la mano sul fuoco, ma direi che è un SSL customizzato Neve: il tono dell'equalizzazione applicata al canale è inconfondibile, pura scuola inglese.

Per finire, sono piuttosto sicuro che Kim abbia suonato in piedi su un tappeto Kilim non originale, una probabile copia di fattura mediocre made in Hong Kong.
Però, e qui viene il bello, il tappeto era appoggiato su un pavimento certamente in parquet: in alcuni passaggi si sente Kim che, variando il peso di appoggio da un piede all'altro, attraverso il tappeto manda in risonanza i listelli del pavimento.
E qui si sente in modo davvero inequivocabile che il parquet era in mogano rosso, listelli da 30 cm e lucidatura effettuata da non più di 2 anni.

Insomma, il dettaglio sonoro restituito dall'accoppiata vinile e hifi è una cosa assolutamente incredibile.
Senza nemmeno integrare il tutto con le gioie della copertina di grandi dimensioni, dell'odore della confezione e della visione dello spinning del disco, beh: tutte le cose che sono riuscito ad ascoltare questa volta le avevo ignorate per almeno 25 anni.

Ora, si cambia.
Da domani, solo vinile e hifi.
Magari non ascolterò più nemmeno una canzone, ma non mancherò più di riconoscere il colore della maglietta indossata dal tecnico delle chitarre durante la registrazione di quel disco...

martedì 11 giugno 2013

Bowie, dischi in vinile e internet

David Bowie da Letterman, periodo "Heaten".
Letterman ha in mano il disco di Bowie, scherzano su quale sia il verso in cui guardarlo.

Bowie: "E' un cd davvero grande"
Letterman: "Questo è come una volta erano i dischi, in vinile. Ma perchè la gente vuole ancora comprare i dischi in vinile?"
Bowie: "Perchè sono matti. Io scarico tutto da internet"

Periodo "Heaten" significa che questa è un'intervista del 2002, cioè 11 anni fa.
Non c'è un cazzo da fare, Bowie è da sempre più avanti della maggior parte del resto del mondo.



venerdì 7 giugno 2013

Critica Euclidea

L'altro giorno, parlando di stereo8 sul blog di tony-face mi è scappato di citare un corollario in merito alla qualità sonora dei supporti fonografici, che discende direttamente dal teorema della qualità musicale dei gruppi pop-rock, a sua volta generato dal postulato della qualità erga omnia.
Per i pochi che se li fossero dimenticati (le scuole medie sono ormai lontane...) li riporto qui di seguito.


Corollario della qualità sonora dei supporti fonografici

La qualità sonora di qualsiasi supporto fonografico è molto ma molto superiore a quella di qualsiasi supporto fonografico che sia stato inventato in seguito e molto ma molto inferiore a quella di qualsiasi supporto fonografico che sia stato inventato in precedenza.


Teorema della qualità musicale dei gruppi pop-rock

La qualità musicale di qualsiasi gruppo musicale pop-rock è molto ma molto superiore a quella di qualsiasi gruppo musicale pop-rock che si sia formato in seguito e molto ma molto inferiore a quella di qualsiasi gruppo musicale pop-rock che si sia formato in precedenza.


Postulato della qualità erga omnia

La qualità intrinseca di qualsiasi cosa è molto ma molto superiore a quella di qualsiasi cosa che sia accaduta in seguito e molto ma molto inferiore a quella di qualsiasi cosa che sia accaduta in precedenza.


Come si diceva una volta: "questo è un accordo, questo è un altro, vai e metti in piedi la tua punk-band".
Seguendo questi tre semplici assiomi potete parlare di musica (o di qualsiasi altro argomento) in modo professionale all'infinito...

mercoledì 5 giugno 2013

Volevo fare il drizza-banane

Io avrei sempre voluto potermi mantenere facendo il lavoro dei miei sogni: il drizza-banane.
(O, in alternativa, il critico della drizzatura delle banane.)

La drizzatura delle banane è una tradizione che purtroppo si sta perdendo, ed è sempre più difficile sopravvivere dedicandosi a questa nobile arte.
Nei tempi passati (tempi d'oro, per definizione) la professione del drizza-banane era rispettata da tutti e forniva ai suoi migliori praticanti di che vivere nel lusso.
Ma anche gli onesti professionisti potevano agevolmente crearsi una comoda posizione lavorativa nel settore.

Purtroppo l'abitudine alla banana drizzata si sta perdendo.
Il pubblico, complici anni e anni di banane storte a poco prezzo smerciate dalla grande distribuzione, non riesce più ad apprezzare l'enorme differenza qualitativa della banana drizzata.

E' un gusto, un'abitudine che si sta perdendo.
Certo, dovremmo tutti impegnarci di più, far sì che il pubblico si riabitui alla banana drizzata, ma non è semplice.
Anzi, è quasi impossibile: come spesso succede, tornare indietro non è un'opzione praticabile.

Per alcuni anni il settore si è mantenuto grazie ai larghi contributi del finanziamento pubblico, in particolare le cooperative di drizza-banane hanno potuto sopravvivere ai mutamenti di gusto del mercato.

Ora, purtroppo, tutto ciò non basta più.
Il mercato, semplicemente, si è rivolto da un'altra parte.
Noi che, per anni, a forza di sacrifici, abbiamo cercato di mantenere viva la nostra professione, contro tutti e contro tutto, non riusciamo più a tirare la fine del mese.
Ci scontriamo sempre più con l'indifferenza di questo mondo moderno, che non ha più spazi e tempi per apprezzare la qualità derivante da un lavoro impeccabile, svolto da professionisti seri.

E tutto questo fa male, perchè noi ci abbiamo creduto.
Abbiamo creduto nel valore della tradizione di questa nobile arte, nel valore della lotta culturale che abbiamo combattuto per anni in suo nome.
E in nome di questo abbiamo accettato ogni sorta di sacrifici, soprattutto economici, provando a sopravvivere dei sempre più magri proventi del nostro lavoro.

Certo, ci saranno sempre banane drizzate alla meglio da volenterosi dilettanti o da imberbi praticanti senza nessuna esperienza.
Ma il valore della professione, il valore dei professionisti, sarà presto perso per sempre.
E questo sarà inevitabilmente un vulnus per tutta la società: un altro pezzo del nostro passato che se ne va, che si perde, nel nome del vano progresso che tutto fagocita.

E soprattutto, cazzo, a noi ex drizza-banane ormai disoccupati ci toccherà, per la prima volta nella nostra vita, metterci a lavorare sul serio.

lunedì 3 giugno 2013

Spiritual guidance

Vedete l'uomo nella foto qui di fianco?
Bene, quest'uomo è un genio.
Il mio nuovo maestro di vita.

A dar retta ai suoi ex-collaboratori del Mucchio Selvaggio, ha diretto per più di trent'anni quella rivista musicale, pur non capendo un cazzo di musica, senza conoscere troppo bene nè l'italiano nè l'inglese.
Che in effetti, tra il numero di articoli sul Boss e la sua autobiografia, "Wild Thing", tradotto come "Pensare selvaggio", il dubbio viene...

Il web (vabbè, il web che frequento io) trabocca ormai di puntate sulla saga del Mucchio Selvaggio, compresi contributi statali, paghe da fame per i collaboratori, casali rock e macchine aziendali.

Mentre lo Stefani Max si faceva la bella vita con i contributi statali e le macchine aziendali di cui sopra, stipendi auto-assegnati oltre i 10.000 euro mensili, vacanze e appartamenti come benefit, lavorando il meno possibile.
Ma questo è semmai un punto a favore.

Un genio assoluto.
Voglio essere come lui.

venerdì 3 maggio 2013

Briuuùùùùùss!

Beh ma insomma, come non andarci?
Il Boss a Milano il 3 giugno prossimo, bastano quattro soldi: 63 euro per un terzo anello di S. Siro, 150 per il prato, 200 per un secondo anello e da 280 a 725 per un primo anello.
Prezzi popolari, alla portata di tutte le famiglie che sono ormai il pubblico naturale per i concerti dell'anziano giovinotto statunitense.
Con moglie e due figli, ve la cavate con una modica spesa compresa tra i 250 e 2900 euro.
Uno spettacolo per tutti, insomma.

Se lo chiedete a me: di fronte a questi prezzi, se il pubblico avesse un minimo di intelligenza il Boss suonerebbe in uno stadio deserto.
Non è eticamente accettabile chiedere tutti questi soldi per un qualsiasi spettacolo, fossero pure i Beatles resuscitati e riuniti con Jim Morrison e Janis Joplin a fare i cori e Jimi Hendrix alla chitarra, figuriamoci per il buzzurro del New Jersey.

A meno che il rock non sia definitivamente diventato uno spettacolo per ricchi, alla faccia di chi parla di crisi.

mercoledì 21 novembre 2012

Del collezionismo, dei giovani musicisti e della morte del rock

Tesi:
Tutti noi maschietti siamo fondamentalmente collezionisti.
Cominciamo da bimbi con le figurine.
Ma anche (quando ero piccolo io) i tappi delle bottiglie, le biglie, i soldatini dell’Atlantic, le macchinine di formula uno, le squadre del Subbuteo, i fumetti, tutto.

E con la musica, per quelli di noi che si sono di essa ammalati, uguale: perchè se un gruppo ti piace, devi avere tutto.
Tutti i dischi ufficiali, che magari quel lato b di quel singolo uscito solo in Giappone è la canzone che ti cambia la vita (o almeno i cinque minuti in cui la ascolti).
Tutti i dischi non ufficiali dal vivo, che magari quella volta dal vivo hanno suonato una versione di quel pezzo che ti cambia la vita (o almeno i cinque minuti etc.)
Tutti i dischi con le prove rubate o le versioni scartate, che magari etc.

Devi avere tutto, sentire tutto.
Magari anche una sola volta, ma tutto.
Una volta era, più o meno, impossibile: per trovare tutto di un gruppo, dovevi sobbarcarti investimenti consistenti in vinile, cassette e cd, senza parlare della bieca e ricattatoria sopravvalutazione dei pezzi rari ad opera dei furbi spacciatori di vinile.

Oggi, accontentandosi della parte della conoscenza (e rinunciando - magari a fatica - alla parte del possesso) si può fare più o meno tranquillamente per quasi tutti i gruppi.
Sul web (maledetto!) è possibile rintracciare senza grosse difficoltà (e soprattutto senza spendere nulla) l’opera omnia di praticamente chiunque.

E per i meno avvezzi alla navigazione negli oscuri meandri della rete, ci son sempre le edizioni Mega De Luxe, con imperdibili raccolte di scarti discografici accoppiate ai “classici” che a tutti piacciono.
Perchè i dirigenti delle case discografiche son mica del tutto rincoglioniti, e questa cosa la sanno bene e ne aprofittano, eh...

Antitesi:
Tutti i giovani musicisti godono, per fortuna, di una sana ignoranza: conoscono poche cose, ma credono di conoscerle tutte.
Quantomeno, quelle importanti.

E quindi non hanno paura a scrivere i loro pezzi, e non hanno paura se non sono abbastanza tecnicamente competenti per suonarli in modo impeccabilmente “professionale”.
Non si possono mettere le dita sulla chitarra in quel modo, perchè quell’accordo non esiste? E chissene, mi piace come suona.

E quindi 2, riescono a essere geniali e a fare cose che, di lì a pochi anni, non riusciranno più a fare.
Perchè nel frattempo saranno cresciuti, e anche senza parlare delle bollette da pagare, avranno cominciato a menarsela con il mantenimento della posizione.
Finite le idee e la voglia di rischiare, avranno cominciato a menarsela con “valori” quali professionalità, esperienza e mestiere.
E la cosa più divertente è che ‘sti valori del cazzo qui, li prenderanno sul serio, e con loro li prenderanno sul serio i loro ormai attempati fan.
Anche i gruppi e i fan che, all’inizio, apprezzavano esattamente il contrario.

Sintesi
La solita, così popolare sul web tra i 40/50 enni.
“Il rock è morto quando eravamo giovani noi, e la musica di adesso fa schifo al cazzo.”
“Ascolto solo i dischi degli anni [decennio a piacere], meglio un loro disco di scarti che un disco di oggi”
Lo so che l’ho già scritto innumerevoli volte, ma santa polenta: se continuo a leggere in giro la solita tesi, continuo noiosamente a controbattere...

Anche se, in realtà, oggi un problema nuovo c’è.
Ed è quello opposto, semmai: è possibile ascoltare con facilità troppe cose.

Ad esempio, io mi informo sulle nuove uscite tramite alcune fonti.
Alcuni blog (sono tutti nel blog-roll qui di fianco)
Alcune riviste on-line (SentireAscoltare, Ondarock)

Su SentireAscoltare ci sono una media di 5 recensioni al giorno.
Fanno circa 150 al mese.
Diciamo che solo una su dieci mi stimola ad ascoltare un disco.
Fanno 15 dischi al mese.
Solo da SentireAscoltare.

Se ci aggiungiamo i dischi consigliati dai blog, tra nuovi e "riscoperte", e magari qualche disco che scarico perchè all'epoca non l'avevo trovato e mi è rimasta la curiosità, si arriva tranquilli tranquilli a 30 dischi al mese.
E’ impossibile starci dietro.
Così si accumula spazzatura digitale sull’hard disk, e per sentire tutto dovresti darti una disciplina che è un po' in contrasto con il piacere un po’ anarchico dell'ascolto musicale "per piacere".

Dovresti sentire un album al giorno, diciamo almeno un paio di volte che se no è inevitabile essere un pelino troppo superficiali nei giudizi.
E non riascoltare più quello che ti piace, altrimenti non riesci a star dietro alle nuove uscite.

Come uscirne?
Non ho la risposta.
Io alterno periodi in cui cerco di ascoltare un disco nuovo al giorno a periodi in cui ascolto lo stesso disco per una settimana di fila.
Naturalmente i periodi del secondo tipo contribuiscono ad aumentare a dismisura la quantità di spazzatura digitale accumulata.
Spazzatura non come giudizio di merito, ma come semplice constatazione: magari lì dentro ci sono dischi bellissimi, ma non troverò mai il tempo di ascoltarli.

lunedì 15 ottobre 2012

La musica è una cosa meravigliosa

Come dice il titolo: la musica è una cosa meravigliosa.
Sì, era l'amore.
Ma qui si parla di musica, e allora parafrasiamo.

Pensate ad esempio a quanti tipi di passione permette di sviluppare, uno diverso dall'altro, e tutti così forti.

C'è l'audiofilo che ascolta l'impianto, per godere della potenza dei bassi e della setosità dei medi.

C'è il vinilomane che ascolta il supporto, per godere dello scricchiolio della puntina e del fruscio dei solchi, mentre annusa la copertina e lecca la busta interna.

C'è il collezionista che non ascolta (si rovina!) il suo ultimo acquisto (magari la copia è ancora incellofanata, mai aperta!), limitandosi a rigirarselo estasiato tra le mani, prima di riporlo intonso assieme ai suoi mai ascoltati colleghi.

C'è l'appassionato di tecnica strumentale che misura quantità e velocità delle note emesse da (di solito) un chitarrista dall'aspetto estetico quantomeno discutibile.

C'è il musicista appassionato di tecniche di registrazione, che cerca di capire se il riverbero usato sul rullante è un Lexicon degli anni '80 o una sua replica software dell'anno scorso, ammirando tipicamente le singole foglie senza riuscire a cogliere la foresta che vi sta dietro.

C'è il nostalgico ad ogni costo, che qualunque cosa ascolti non importa, perchè l'unica cosa che gli interessa è la nostalgia che gli provoca il riascolto di musiche conosciute per la prima volta quando non aveva la pancia e aveva ancora tutti i suoi capelli.

C'è il musicista aspirante che di una canzone cerca di carpire i segreti compositivi, i trucchi e il mestiere di chi l'ha composta e registrata, provando a ricrearne la magia in una sua canzone.

C'è il rocker pentito che ormai ascolta solo l'opposto di quello che gli piaceva in gioventù (preoccupandosi però di rimanere sulla stessa lunghezza d'onda snobistica: cose all'opposto ma non troppo famose o di successo, che va bene tutto ma se no come cazzo faccio a distinguermi dalla massa)

Poi, per fortuna, ci sono io...
:)


Note e links:
L'immagine del collezionista di dischi l'ho presa dal bel blog The Evil Monkey's Records.
(Click per ingrandirla)

giovedì 11 ottobre 2012

I soliti accordi

Non ce la faccio, ormai ce l'ho tra i bookmark e di tanto intanto ci capito sopra...
Però avevo deciso di non parlarne più.
Poi leggo oggi sul blog di Joyello questa introduzione:
"Il crescente disinteresse per i dischi (intesi come oggetti fisici) da parte delle giovani generazioni, è inversamente proporzionale a quello per la musica. Semplicemente si cercano strade diverse, modi alternativi di produrla e distribuirla."

E allora, mi torna in mente che qualche giorno fa ho letto dell'uscita del nuovo numero di "Suono", e questo è il nuovo editoriale di Max Stefani.
Come faccio a non riportarne alcuni passaggi?[1]

"Come può un ragazzo di 20 anni, col testosterone a palla, ascoltare con la dovuta concentrazione Dylan, Knopfler ma anche Bob Mould o i Calexico? Oddio, io lo facevo (e come me molti altri), ma erano altri tempi e sicuramente noi eravamo diversi. Più curiosi, più aperti, con meno barriere mentali. Il che sembra anche strano visto quanto eravamo ingabbiati. Vero che apprezzavo Stones, Animals o Stevie Winwood, ma ero anche curioso di ascoltare i loro eroi. E poco m’interessava l’età di Muddy Waters o Johnny Cash. E come non dare ragione a una persona matura, che ha vissuto la giovinezza negli anni Sessanta o Settanta (senza dubbio alcuno gli anni migliori e irripetibili del rock), quando sostiene che quello che esce da vent’anni a questa parte è quasi sempre fuffa?"[2]

C'è tutta la banalità del rocker post-cinquantenne nelle parole del condirettore del simpatico giornaletto, da quanto eravamo meglio noi dei giovani d'oggi alla musica che è morta negli anni '70.
Figuratevi un po' quale può essere la linea editoriale conseguente a queste idee: una sorta di Buscadero senza negozio di dischi da promuovere.
"Strade diverse, modi alternativi di produrre e distribuire la musica", nemmeno ne sospettano l'esistenza.
Sconfortante.

Ma "Suono" è anche tecnologia: c'è la nuova puntata del sistema "Pono" di Neil Young, che ha presentato il prototipo di un lettore ad "alta definizione".
In evidenza nella foto di apertura di questo post (click per ingrandire) è quel coso giallo triangolare di dimensioni assurde, il cui nome deve essere stato scelto per intercettare tutti i click di chi sbaglia a scrivere "Porno" su un motore di ricerca.
Un altro motivo non può esserci!

Che dire.
Aspetto solo che sia disponibile sul mercato per avere il sottile piacere di non comperarlo...


Note e links:
[1] Lo so, lo so, sono sempre gli stessi tre argomenti.
Mi piacerebbe essere più originale e trovare una cosa nuova da dire ogni giorno, ma non ne sono capace, e così scrivo di quello che mi interessa o che mi fa girare le scatole, abbiate pietà.

[2] Parti in grassetto mie, poi continua parlando male delle altre riviste di musica italiane e confessando che anche il Mucchio faceva recensioni-marchette in cambio di pubblicità... boh.
Ecco un altro estratto (grassetti sempre miei):
"Da una parte si sostiene dunque che "i vecchi" regalano ancora emozioni su disco (il caso di Dylan è un esempio lampante - Duquesne Whistle è una delle sue migliori canzoni, così come il blues elettrico, sferragliante, cattivo di Narrow Way), ma soprattutto dal vivo; dall’altra si sostiene che quello che esce di nuovo è davvero poca cosa. E mi dispiace per tutti quei lettori che si perdono dietro le centinaia di recensioni mensili positive dei vari mensili italiani come Blow Up, Rumore, Mucchio.
C’è molto fumo e pochissimo arrosto, è un dato di fatto, e spesso ci si prende gioco di chi legge. Perché comprare riviste che fanno quasi solo "marchette"? Forse, e dico forse, le uniche riviste che hanno un senso oggi sono cose tipo Mojo o Classic Rock che si occupano dei grandi del passato con uno sguardo intelligente al presente.
Nel momento in cui ho pensato a come impostare la parte musicale di questo giornale, mi sono prefisso come obiettivo che le recensioni di nuovi dischi non fossero più di una ventina al mese. Quando dirigevo il Mucchio eravamo anche noi caduti nel perverso sistema che ci obbligava a recensire positivamente più dischi possibile per soddisfare le case discografiche che in cambio acquistavano qualche pagina pubblicitaria (peraltro a prezzi scontatissimi), ci davano la possibilità di fare interviste e di avere le anteprime e così facendo non perdevamo il treno con le riviste concorrenti. Una lenta corsa verso il suicidio, un vendersi per niente, un appiattirsi senza motivo."

venerdì 28 settembre 2012

Guardando i dischi che girano

Di tanto in tanto si trova, nei post in cui malinconici quaranta/cinquantenni rimpiangono i bei tempi in cui tutto era meglio e loro avevano vent'anni, qualcuno che parlando dei dischi in vinile ci racconta che "passava ore ad osservare il vinile che girava, perchè così vedevi girare la musica" - o qualcosa del genere.

Ad esempio ho appena letto questo post, ne riporto un estratto:

"...Sì, scusate, sono vecchio, per me i “dischi” sono quei cosi neri lì, che quando li racconto ai ragazzini (“un lato durava venti minuti e poi dovevi voltarlo!”) mi guardano come una specie di reduce dalla campagna di Russia. Anche chi non ne compra più da trent'anni; chi non è legato a nessun ricordo d'infanzia; anche chi non ha perso ore della sua vita ad ascoltare il crepitio della polvere sui solchi ipnotizzato dalla label rossa di Tommy che ruotava su sé stessa all'infinito mentre Roger Daltrey implorava adeguate cure mediche; anche chi ricorda benissimo che fatica fosse pulirli e con che facilità si graffiassero, s'imbarcassero, un bambino nella scuola materna di mia madre mozzò il lobo di un orecchio al compagno; anche chi fucilerebbe tutti i nostalgici che tengono ancora in vita il mercatino dei dischi in vinile; anche costui deve ammettere che l'oggetto era bello in sé. Era nero. Rifletteva la luce. Lo guardavi girare. Vedevi la musica, un solco spiraliforme e misterioso che conteneva il mistero del tempo..."

Ora.
Io ciò i miei bei quarantanoveanni passati, ormai.
Non ho mai ascoltato un disco guardandolo girare.

Un attività che mi sembra non solo inutile, ma anche qualcosa di cui vergognarsi un poco, tipo "smettila di guardare i dischi che girano chè poi mi diventi cieco"

Magari son strano io, eh.
Però stavolta direi proprio di no.

mercoledì 12 settembre 2012

Non-ascolti recenti: settembre 2012

Sembra siano usciti negli ultimi tempi i nuovi dischi di:
  • Bruce Springsteen
  • Patti Smith
  • Bob Dylan
  • Mark Knopfler[1]
Purtroppo i giovani non hanno più passione per il rock e tendono a ignorare questi capolavori di musica contemporanea (ai loro nonni).

E' un segno inequivocabile della decadenza dei tempi moderni: i ragazzi non apprezzano più i classici.

Mica come noi, che quando eravamo giovani invece di ascoltare i musicisti a noi contemporanei (tipo Springsteen, Smith, Dylan, Knopfler) ascoltavamo i grandi del passato: Bing Crosby, Dean Martin, Frank Sinatra.
Ecchecazzo.


Note e links:
[1] Età media dei quattro: 66 anni

mercoledì 5 settembre 2012

La musica è una cosa seria

Non è colpa mia, giuro.
Sono loro che continuano a darmi spunti irresistibili.
Sto parlando dell'eroico manipolo di giornalisti che da vita alla rivista "Suono".

Che nel nuovo numero, con una scommessa azzardata e a rischio di perdere i lettori più tradizionalisti, hanno coraggiosamente dedicato un inserto di 16 pagine a un fenomeno nuovo, tale musica "grunge" (?) che purtroppo non conosco, cercherò di documentarmi...

Ma la vera notizia è che hanno aperto un canale Youtube.

Ci sono già due bellissimi video.

Uno sul Cyber Clean.

"Pulizia dei dischi in vinile con il prodotto Cyber Clean: toglie la polvere e le cariche elettrostatiche lasciando un gradevole profumo. Leggi l'articolo completo su www.suono.it."

Ma come, lascia un gradevole profumo?
Di che cosa?
Coprendo così l'esperienza sensoriale dell'annusamento dei dischi in vinile e delle loro fantastiche copertine in cartone?
Un deodorante per vinili, insomma?
Pollice verso.

L'altro si intitola "La musica è una cosa seria".

Leggiamo la descrizione, che ne vale la pena.

"Tutti concordano sulla necessità del ruolo di una critica che non solo indirizzi e selezioni le scelte all'interno di una enorme offerta musicale ma che contribuisca alla formazione del percorso individuale di ognun di noi.
Ne hanno parlato, sulle pagine di SUONO, Neil Young, Pete Townshend; Greg Calbi e molti altri e noi continueremo (per molti altri anni ancora) a svolgere questo ruolo."


Tutti concordano?
Il ruolo della critica?
La formazione del percorso individuale?
L'hanno detto anche giovinotti nel pieno possesso delle loro facoltà mentali come il pedofilo Pete e l'inventore di nomi per nuove tecnologie musicali Neil?
Chi cazzo è Greg Calbi?

Ma soprattutto, cosa vi abbiamo fatto di male per meritarci la minaccia in puro stile mafioso di continuare a svolgere questo ruolo per molti altri anni ancora?


Note e links:
[1] Spero abbiate notato l'eleganza con la quale ho evitato di fare battute giocando sul titolo e sulla serietà della rivista in questione.

mercoledì 29 agosto 2012

Ieri e oggi

Il gruppo "Y" si è riformato, 10 anni dopo lo scioglimento, e ha pubblicato, a 30 anni dal suo esordio, un nuovo disco, "Z".
Com'è il disco?

Approccio entusiasta/1

Fantastico.
Dopo 30 anni, gli "Y" sono ancora sulla breccia.
E hanno pubblicato un disco che può stare tranquillamente alla pari con i loro classici: senza stravolgere il loro suono in nome di una non meglio precisata "modernità", ci offrono canzoni da imparare e cantare a memoria per i prossimi 30 anni.

Approccio pessimista/1

Ma che cazzo.
Sono passati trent'anni e gli "Y" sono ancora lì a propinarci le solite vecchie canzoni, senza un minimo di originalità.
Canzoni anche belle, magari, ma sono sempre le stesse: non uno spunto, una piccola novità, qualcosa che ti faccia saltare sulla sedia per la sorpresa.
Completamente inutile.
Un tradimento per tutti i loro fan,

Approccio entusiasta/2

Fantastico.
A 30 anni di distanza dal loro esordio, ormai una pietra di paragone per innumerevoli dischi seguenti, gli "Y" sono ancora vivi e vegeti.
Partono dalla loro storia ma non si fermano lì: innovano e rinnovano, proponendo un mix di contaminazioni con tutte le più moderne suggestioni musicali, realizzando un disco che, pur inconfondibilmente loro, appartiene in pieno a questi anni.

Approccio pessimista/2

Ma che cazzo.
Ma come si permettono gli "Y" di tradire così il loro fan?
Invece di quello che sanno fare bene e che tutti si aspettano da loro, ci propinano questo disco senza capo nè coda, dove la loro ispirazione (?) è banalizzata da soluzioni "di moda", copiando ora qui e ora là tutte le tendenze musicali di questi ultimi tempi.
Degli "Y" che abbiamo amato e continuiamo ad amare, non c'è rimasto più nulla.
Completamente inutile.

Conclusioni:

Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete, un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

martedì 21 agosto 2012

Parole (che odio con tutte le mie forze)

"Sophomore".
Se ne fa un uso smodato su "Sentireascoltare" (peraltro e nonostante ciò, ancora una delle migliori riviste musicali on-line).
Con il significato di "Secondo album".

Tipo: "Bryter Layter è il sophomore di Nick Drake".

E che cazzo.

La prima volta che l'ho trovato ho dovuto cercare il termine su wikipedia:
"Sophomore is a term particularly used in US English to describe a student in the second year of study at high school or university.
The word is also used as a synonym for "second", for the second album or EP released by a musician or group, the second movie of a director, or the second season of a professional athlete."


Ora, capisco che si possa usare in "US English".
Ma in italiano?
Cosa cazzo vuol dire usare "sophomore" al posto di "secondo album"?
Qual è il maggior grado di figaggine conferito dalla frase "il sophomore di Nick Drake" rispetto a "il secondo album di Nick Drake", posto che nessuno in Italia dice "sono sophomore al ginnasio" o "sono sophomore a Scienze Politiche"?

Ma, soprattutto, perchè?


Note e links:
[1] Ricchi premi e cotillons a chi saprà fornire una risposta alle mie accorate domande...

giovedì 26 luglio 2012

Ballando con le stelle - parte seconda

Dopo quelle di ieri, altre testimonianze della nuova moda dei concerti: il ballo dei fans con le star.

Concerto dei Pink Floyd: esecuzione di "Another Brick in the Wall" con il Piccolo Coro dell'Antoniano di Bologna, già guidato da Mariele Ventre.
Tarantella finale con tutti i bimbi del coro, mentre i membri del gruppo festeggiano la loro pluridecennale amicizia prendendosi a legnate.

Concerto dei Sonic Youth: vengono invitati a ballare sul palco alcuni bambini delle elementari.
Il giovane Thurston Moore della sonica gioventù non resiste, e alla vista di quei vecchi li sfida a:
1 - battaglia di palline di carta masticata sparata con la penna bic;
2 - battaglia a cerbottana con bussolotto con spillo in punta;
3 - battaglia a colpi di fucile ad elastici (quello fatto con la molletta del bucato).
Sconfitti i suoi antagonisti, Thurston abbandona il palco, chè sta cominciando il cartone del Trenino Thomas.

Concerto di Justin Bieber: invita una mamma (scelta a caso tra il pubblico) e balla con l'anziana (32 anni) signora, tra il tripudio dei piccoli fans che apprezzano l'attenzione del loro idolo verso i vecchi.

Concerto di Rod Stewart: invita a ballare sul palco un gruppetto di sedicenni bionde, per poi trombarsele in camerino.
E' anche vero che lui lo fa da almeno quarant'anni, e quindi non se ne accorge nessuno.

Concerto di Silvio Berlusconi e Mariano Apicella: il primo invita a ballare sul palco un mucchio di troie, che si tromba lì direttamente, per poi candidarle nelle fila del PDL.
E' anche vero che lui lo fa da almeno vent'anni, e quindi se ne accorge solo la procura di Milano.

mercoledì 25 luglio 2012

Ballando con le stelle

Ossignùr, tu quoque, Patti Smith?
Ma cos'è 'sta mania di ballare e cantare con i bambini sul palco?

Un altro sintomo del rock per famiglie?

(A parte che i bambini a quell'ora dovrebbero essere a letto, mica a vedere un concerto rock, genitori scriteriati!)

Però insomma, che conformismo degli anticonformisti eh!

Cosa possiamo aspettarci prossimamente su questi palchi?
Ad esempio, dai nostri eroi del "classic rock"?

Concerto dei Rolling Stones: Keith Richards divide la sua bottiglia di Jack Daniel's con un dodicenne (scelto a caso tra il pubblico), mentre Mick Jagger balla il geghegè con una bimba (scelta a caso tra il pubblico)
La bimba è la novantenne Rita Pavone, vestita da Gianburrasca.

Concerto di Paul McCartney: Sir Paul divide il suo microfono con una mummia.
Aveva capito che qualunque fan (scelto a caso tra il pubblico) più giovane di lui andasse bene, e la mummia in effetti aveva qualche anno di meno.

Concerto di Neil Young: il giovanile cantautore canadese invita sul palco un giovane fan (scelto a caso tra il pubblico) di cinque anni.
Resosi conto che il bimbo non conosce nè una sua canzone nè lui, improvvisa un duetto sul tema di "Nella vecchia fattoria", con uno stupendo arrangiamento roots/folk/rock/americana.

Concerto di Bob Dylan: il menestrello di Duluth balla con una giovane fan incinta (scelta a caso tra il pubblico), e fa cantare il nascituro appoggiando il microfono al pancione della puerpera.

Concerto di Bruce Springsteen: il Boss, con un colpo di reni, riconquista il primo posto di questa particolare classifica.
Mentre balla con una giovanissima fan incinta (scelta a caso tra il pubblico), la ragazza dà alla luce un bimbo, subito battezzato Bruce.
Il Boss duetta con il neonato, documentandone i primi strilli.