giovedì 6 dicembre 2012

Le parole creano la realtà

Dare un nome alle cose è importante: nella Bibbia è una parte della creazione, affidata direttamente da Dio all'uomo, che con le parole, dando un nome alle cose, partecipa di e definisce la loro esistenza.
E' ovviamente una metafora, ma non è una metafora da poco.
Le parole sono importanti, e le cose senza nome non esistono: sono inconoscibili e inconosciute.

Usare le parole giuste non è un optional, ma è un preciso dovere e impegno di chiunque scriva, e ancor di più se lo fa in modo "professionale".
Nel campo della musica mi sembra ancora più importante: le “etichette”, tanto spesso vituperate, non sono un semplice espediente dettato da manie classificatorie, ma sono (state?) il mezzo essenziale per capire (o meglio, per farsi un idea preliminare su) quello che succede in un disco prima di ascoltarlo.
E se è vero che oggi, in particolare qui sul web, la cosa è diventata quasi del tutto secondaria, fino a pochi anni fa era invece fondamentale.
Perchè ai bei tempi del vinile, o eri amico fraterno del negoziante, oppure col cavolo che ti faceva ascoltare un disco prima di comprarlo, soprattutto se la confezione era ancora sigillata.

Usare termini sbagliati o poco accurati, definire sperimentale un disco di rock tradizionale o definire country un disco di drone ambientali, a che serve?

Poi certo, le parole sono evidentemente convenzioni.
Ma sono convenzioni rispettate da tutti, e proprio in quanto tali sono da tutti comprensibili.
Se parliamo di musica, abbiamo a disposizione parole ancora più precise, che ci permettono di condividere attraverso di loro un'esperienza di ascolto. Ma devono essere parole precise e condivise, altrimenti torniamo a ballare di architettura.

Perchè si può parlare di musica, ed è una delle cose che più si fanno qui in giro.
Ma sarebbe bello riuscire a parlarne meglio che si può.


Note e links:
[1] Lo spunto per questo post viene da una riflessione di Ursus e dai commenti relativi su Facebook, questa:
"Dire ROCK,oramai,significa ben poco...la parola viene troppo spesso usata per seguire stereotipi,mode,forme obsolete di composizione e di espressione (non solo nei suoni,ma anche nel look,nella cultura...).
Gran parte dei "cultori" del rock sono solo nostalgici,prigionieri dei loro stessi musei mentali,costruiti come patiboli dove sacrificare le loro ultime evanescenti lucidità,ultimi guizzi di qualcosa che era già marcito nei decenni da poco conclusi. Dello spirito ribelle e semi-incosciente (a volte persino ingenuo o ridicolo) di quelle note,non resta che l'apparenza : il continuo glorificare cimiteri,mummie incartapecorite...
Il ROCK sarà morto ? Sarà vivo ? MAHHH...di sicuro non gode di buona salute e se qualcuno mi dice che è l'unico modo di fare musica,senza sputtanarsi in derive troppo "commerciali",mi lascia ancora più perplesso,per non dire proprio indifferente.
Al rock non mi ci sono mai sposato e se mai mi dovesse chiedere FEDELTA' assoluta,cambierei decisamente religione (molto meglio una laicità creativa,che un laicismo da cartolina)"

12 commenti:

Evil Monkeys ha detto...

"sarebbe bello riuscire a parlarne meglio che si può"
Ottimo!
E non solo relativamente alla musica...

brazzz ha detto...

parlare di musica è come ballare di architettura..FRANK ZAPPA...

brazzz ha detto...

hai ragione e sposo la tua ultima frase..cerchiamo di parlarne meglio che si può,cosa che,fra l'altro,in questo blog riesce benissimo...certo la citazione zappiana era irresistibile...eh

allelimo ha detto...

La frase in realtà sembra non sia di Zappa, ne avevamo già parlato qualche tempo fa.
Però in questo caso ci stava bene, come esempio di discorso affrontato con mezzi inadeguati.

joyello ha detto...

Trovo questa e ve la incollo:
Lou Reed su Zappa: "È la persona meno dotata di talento che abbia mai sentito. È un accademico pretenzioso e non sa suonare il rock'n'roll, perché è un perdente. E perciò si veste in modo buffo. Non è contento di se stesso e penso che abbia ragione."

Ecco una delle ragioni per cui amo Lou Reed. :)

allelimo ha detto...

Joyello, a me piace decisamente di più la musica di Lou Reed che quella di Zappa, ma ciò non toglie che Lou sia sempre stato una discreta testa di cazzo :)
Una cosa curiosa a proposito di Reed/Zappa, è che oltre alla citazione che hai trovato tu, in rete c'è ad esempio questo il discorso con il quale Lou Reed ha partecipato nel 1995 all'introduzione di Zappa nella Hall of Fame del Rock (come al solito non traduco, tanto tutti i bloggers italiani parlano l'inglese meglio dell'italiano):
"Lou Reed's Speech

It's very rare in life to know someone who affects things; changes them in a positive way. I've been lucky enough to have known some in my life: Andy Warhol, Doc Hommis [?]. People whose vision and integrity was such that it moved the world a bit. People who, through the articulation of their talents and intelligence, were able to leave things better than they had found them. People who were not only not in it for the money, to paraphrase Frank Zappa. Frank Zappa was such a person and of the many regrets I have in life, not knowing him a lot better is one of them.

Whether writing symphonies, satirical broadsides or casting a caustic glow across the frontier of madness that makes up the American political landscape; whether testifying before Congress to put the PMRC in its rightful lowly place, or acting as a cultural conduit for President Vaclav Havel and the Czech government, Frank was a force for reason and honesty in the business deficient in those areas. As we reward some with money for the amusement they supply to the cultural masses, I think the induction of Frank Zappa in the Rock and Roll Hall of Fame distinguishes the Hall as well as the inductee. [applause]

Musicians usually cannot speak. That's why they communicate through their instruments. But Frank was one who could. And because music is pure, the musician is pure as well and when Frank spoke he demonstrated the power of purity. Who will do that now? I admired Frank greatly and I know he admired me. It gives me great pleasure to give this award to his daughter, Moon Zappa. "

Anonimo ha detto...

Credo che la prima citazione risalisse ai tempi dei Velvet, un periodo in cui, oltre ad essere cattivo e intransigente più che mai, secondo me era anche un po' incazzato perchè la fama tardava ad arrivare. Comprensibile, quando quando vedi che le luci della ribalta illuminano tutto il contrario di quanto stai facendo tu.

Comunque due grandissimi.

W

Anonimo ha detto...

Manca il soggetto, scusate: Lou reed, ovviamente.

brazzz ha detto...

da amante di Zappa.trovo alquanto stupida e soprattutto superficiale ,oltre che un filino invidiosa,la tirata di lou reed..detto questo,buffo che poi sia stato proprio lui a introdurlo nella hall of fame...
e comunque,frank e il rock non hanno punti in comune,tutto qui...

Anonimo ha detto...

Si, si, infatti anche secondo me all'epoca della dichiarazine c'era una "leggerissima" punta d'invidia. Nei sixties i Velvet erano qualcosa di più unico che raro, ma non se li cagava nessuno, praticamente nemmeno la loro casa discografica... mentre tutto il business girava intorno alla California...non che Zapppa avesse a che fare con il flower power (Grateful Dead, Jefferson Airplane, ecc), anzi, però anche lui iniziava ad avere successo...è risaputo che quando i velvet andarono in California ebbero diversi screzi con Zappa e non furono accolti bene, in generale...

W

allelimo ha detto...

Trovato su un forum a proposito della questione Lou Reed/Frank Zappa, credo sia il riassunto perfetto della questione:
"Lou Reed è una colossale testa di cazzo senza il senso dell'umorismo. Frank Zappa era una colossale testa di cazzo con il sesno dell'umorismo."

Anonimo ha detto...

Perfetta!

W