lunedì 20 agosto 2012

The state of the music industry (Remix)

Ferie già finite, e mentre in questi ultimi dieci giorni di agosto prendo la rincorsa per ripartire a settembre, torno sul post precedente, che avevo un po' abbandonato a sè stesso...

Perchè vorrei far notare che, per quanto bella sia la storiella, c'è un problema nella conclusione.

Ovvero: nella terza vignetta manca completamente il download gratuito, più o meno legale, che continua ad esistere.
E la quarta vignetta ("Is 5$ ok?") dipinge di conseguenza una situazione non più realisticamente ipotizzabile.

Perchè il salto da 18 dollari a 5 dollari si sarebbe potuto fare prima del download gratuito.
Adesso, non è più un opzione realistica.
Perchè il confronto è tra "zero" (download gratuito più o meno legale) e "qualsiasi altra cifra".
Ora.
Non so voi.
Io, tra zero e "qualsiasi altra cifra", scelgo sempre zero.
La "qualsiasi altra cifra" che "risparmio" poi la uso per comprare altre cose, che hanno lo svantaggio di non poter essere ottenute tramite download.
Pane e salame, ad esempio.
Mutande e calzini.
Cose così, insomma: fisiche per necessità.

Ma se le case discografiche avessero gestito meglio il fenomeno del download, io ad esempio avrei probabilmente fatto i salti di gioia per la possibilità di avere a 5 dollari l'uno (invece che a 18) tutti i dischi che mi interessava ascoltare.
E avrei speso cifre folli se la musica fosse stata disponibile a prezzi più bassi.

Adesso, è troppo tardi.
La musica è percepita come gratuita.
Certo, compro ancora qualche cd.
Forse una ventina all'anno.
Ma solo perchè voglio farlo, per sostenere direttamente gli artisti che mi piacciono particolarmente.
E perchè sono nato e cresciuto in questo particolare periodo in cui la "copia fisica" è stata percepita come "l'originale" del prodotto musicale.
I miei figli invece ascoltano tutta la musica che vogliono e non hanno mai comprato un disco o un cd.
Proprio come è stato per tutta la storia della musica fino all'invenzione del supporto fonografico...

4 commenti:

Lucien ha detto...

Le case discografiche peggio di così non potevano gestirlo ed ora le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
Anche la maggioranza degli artisti, abituati al "brodo grasso", hanno snobbato o demonizzato il fenomeno: ormai promuovere un album e mandare un singolo alla radio e vivere di rendita è un ricordo lontano.
Lentamente sto abbandonando anch'io la copia fisica, salvo sostenere i pochi artisti che mi danno qualcosa in più.
Ps: In questo 2012, per ora, proprio poca roba, tant'è che mi sono reso conto che i miei post su nuove uscite sono stati molto più radi rispetto gli altri anni.

allelimo ha detto...

Le case discografiche e gli artisti hanno confuso un periodo storico del tutto particolare con la "normalità" delle cose.
Che invece sono cambiate, e tutto sommato credo in meglio.

Non credo invece ci sia un problema di qualità delle nuove uscite, è che scrivere recensioni è faticoso: devi ascoltare un disco già con l'intenzione di scriverne, magari prendere appunti, riascoltare prima di rischiare di scrivere una cazzata, etc.
Io ho provato con la serie "ascolti recenti", ma scriverla era diventato in breve un impegno più che un divertimento.
Adesso ho ricominciato ad ascoltare musica in modo più rilassato, senza "l'ansia" di doverne poi scrivere...

Lucien ha detto...

Al di là della voglia di scrivere recensioni (cosa che ho fatto raramente anche in passato per i motivi che hai evidenziato) negli ultimi sei mesi ho fatto fatica a trovare cose nuove che mi dessero un po' di entusiasmo che fa scattare la voglia anche solo di postare un video, una canzone e di scrivere qualche riga.

tony-face ha detto...

Sono d'accordo che volendo c'è ancora tanta musica da scoprire, anch guardando indietro. Ad esempio in questo mese mi sto ascoltando il nuovo JIMMY CLIFF (reggae style ma fatto benissimo), SLIM MOORE and the MAR KAYS (old soul entusiasmante) o il nuov oGALLON DRUNK (che però non mi piace anche se ha tutti gli ingredienti per dovermi piacere).

Insomma roba buona ne circola ancora per noi intossicati di musica.

La quale musica è ad un punto di non ritorno.
Ora l'ASCOLTO è GRATIS, volenti o nolenti.
Bisogna reinventarsi un modo per guadagnarci su (ovvero per compare pane e salame con la musica).
Di certo non attraverso la vendita dei supporti o affini.